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Riccardo Bertoldi, incontro con l’autore: Resti?

a cura di Monica Cecere. Non c’è due senza tre. Dopo Di che colore sei?(2015) e Ci saranno anche le stelle (2016) editi da Cicorivolta Edizioni, Riccardo Bertoldi è in tour, in giro per l’Italia per presentare il suo nuovo libro, edito da Rizzoli, Resti?: «La prima presentazione è stata bellissima, a casa. Se in famiglia sono tutti orgogliosi e contenti, Lavarone è stata quasi festa nazionale». Le tappe successive: Rovereto, Verona, Roma, Napoli, Benevento, Torino e Milano. «Il bello delle presentazioni è che non solo conosci i tuoi lettori, ti confronti con loro; ma nascono dei rapporti che possono diventare amicizie, non solo fra autore e lettore, ma fra i lettori stessi».

“Un mondo in cui tutto è così piccolo da farti sentire sempre a casa”

Prima di diventare un influencer,anche se non ama definirsi tale, con oltre 200.000 followers su Instagram e un hastag #nondimenticatevideisogni, chi era Riccardo?

«Sono nato a Rovereto, ma ho vissuto a Nosellari, un paese di 60 persone, una famiglia di 60 persone. Per un bambino crescere qui vuol dire tante cose: vivere all’aria aperta, andare a caccia di insetti, gite in montagna e costruire case sugli alberi. Ma soprattutto l’odore della natura, del legno, fuori e dentro casa, dappertutto» Tutto questo si ritrova nel libro, ambientato proprio a Nosellari: fin dalle prime pagine si è immersi nel paese, nei suoi profumi e voci. Irene, la protagonista del libro, si trasferisce da Torino e qui incontrerà Andrea: «Per chi viene dalla città, dove ci sono tanti problemi, ma anche tante possibilità, vivere in paese sembra un po’ come “vivere fuori dal mondo” (ore in macchina per andare al cinema, inverni con un mare di neve e notti con 15° sotto zero) ed è quanto è successo a Irene, unico personaggio del libro completamente inventato. Ma quando ti allontani, ti rendi conto dell’unicità di quelle cose che a te sembravano normali. Così scrivendo il romanzo, ho riscoperto l’amore per il mio paese».

“Il cuore qualche volta si rompe, ma si può aggiustare”

Senza svelare il finale, Riccardo cosa puoi dirci sui protagonisti?

«Volevo raccontare una storia in cui non ci fossero i social, una storia d’amore con un messaggio importante di fondo. Andrea e Irene vivranno una prova molto difficile: la sofferenza esiste e spetterà a loro non solo accettarla, ma anche capire quale sia il modo corretto per affrontarla. Questo è un tema che mi sta a cuore perché nella mia famiglia ho vissuto qualcosa di simile. In situazioni difficili, per quanto si possa sperare, il lieto fine non arriva, è spesso estraneo alla realtà. Per questo preferisco i finali aperti, perché permettono al lettore di immaginare il finale che preferisce, lasciando una speranza. Inoltre penso a come sarebbe la vita senza le lacrime, e mi dico che somiglierebbe a un giorno di sole fra tanti altri giorni di sole. Hai presente, invece, quando spunta il sole dopo che ha piovuto?!»

Quanto c’è di te in questi personaggi? E che rapporto hai con loro?

«Tutto e niente. Sebbene il paese sia il mio, i nomi degli amici siano i miei, Andrea non sono io. Ma il mio punto di vista è nascosto un po’ in tutti i personaggi, sia maschili che femminili. C’è un po’ di me in ognuno di loro, ma non ho un rapporto speciale con nessuno di loro. Cerco di non creare mai personaggi di cui potrei innamorarmi, come capita a molti scrittori»

La mano vien scrivendo

Resti? è un romanzo che parla d’amore e d’amicizia, di relazioni che diventano momenti di crescita profonda. Vorresti sperimentare qualche altro genere?

«Cambiare genere mi risulterebbe innaturale. Mi piace molto scrivere dei rapporti in generale»

Una serie di fortunati eventi

La scrittura ha sempre fatto parte della tua vita?

«Sì, scrivo da sempre. Ho questo ricordo di me a 10 anni che ricopiavo le farsi dei libri che leggevo.

Sebbene ci sia stato un momento in cui avevo messo un po’ da parte il mio sogno di scrivere, i libri sono la mia passione a prescindere. Sono un lettore onnivoro: noir, thriller, gialli, storici, fantasy.

Così, dopo la laurea, pensando alle parole di un mio professore: “Se voi, usciti dall’università, troverete lavoro nel vostro campo, sarete fortunati; però il lavoro potete sempre crearlo”, ho seguito a Torino un corso di redazione editoriale e sono diventato editore presso la casa editrice New Book Edizioni. Il mio lavoro mi piace, anche per le soddisfazioni che dà, ma la mia vocazione è la scrittura.  Poi, per caso, eravamo alla Rizzoli per cedere il titolo di un nostro testo e il mio capo ha parlato di Nosellari, dove “se esci con una ragazza devi stare attento al fatto che non sia tua parente”, incuriosendoli, e così è nata l’idea del libro»

#nondimenticatevideisogni

Questo è l’hastag che hai lanciato. Ora che hai raggiunto il tuo grande sogno, quali sono le prossime sfide?

«Credo che la cosa più importante quando si realizza un sogno, sia averne sempre un altro. A breve termine la prossima sfida sarà quella di scrivere un romanzo da un punto di vista femminile. Mentre guardando un po’ più in là, mi piacerebbe aprire una mia casa editrice. Ma un passo alla volta»

Andare a una presentazione letteraria è sempre bello: si conoscono persone che condividono la passione per la lettura; ci si confronta su un libro. Andare alla presentazione del libro di un giovane autore, consapevole che un libro non è solo un sogno, ma anche un prodotto e di tutto il lavoro che c’è “dietro le quinte”, è ancora più interessante. Con i piedi ben piantati a terra ma lo sguardo rivolto al futuro, Riccardo Bertoldi ci riserverà molte sorprese. In attesa di scoprire quali, io resto e voi?!


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