domenica, Aprile 14, 2024
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Biomimetica, l’armonia eco sostenibile tra natura e progresso

L’uomo si arrende all’evidenza: la natura è la musa più convincente a cui ispirarsi. Una vittoria di entrambi, il raggiungimento di un equilibrio ambito da sempre.

Una conquista del processo di ecosostenibilità nota come biomemitetica.

E’ un compromesso del progresso che si piega alla “superiorità estetica” della natura.
Albert Einstein sosteneva che:

“Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”

Una fusione armonica

Attualmente, architettura e design si propongono come i migliori alleati di un ambiente che non subisce drastiche alterazioni.

La biomimetica mira a consolidare delle soluzioni sostenibili in cui le linee “fredde” della tecnologia armonizzano con l’ambiente circostante per definirne un armonico equilibrio. Si basa sull’emulazione di forme e strategie già disponibili in natura.

Natura e tecnologia, un patto d’alleanza possibile

Il suo sostenitore più accanito è il designer olandese Daan Roosegaarde, già noto per la pista Ciclabile Van Gogh di Eindhoven.

Concetto cardine della strategia di realizzazione è “semplicità” da cui partire per dar vita al più ammirevole dei compromessi.

La natura che ispira alla perfezione

Vi è una condivisa consapevolezza che le forme presenti in natura raggiungono un elevato grado di perfezione; i suoi processi trovano un equilibrio ottimale in piena autonomia.

Un progetto in cui il progresso si “pieghi” al suo mentore principale, non può che essere vincente.

La scelta di assecondare, anziché contrastare, è un percorso che può, addirittura, favorire e velocizzare il progresso tecnologico.

Un sodalizio auspicabile e possibile

Si asseconda una, sempre crescente, necessità di consolidare un dialogo costruttivo che non strida né esteticamente, tanto meno dal punto di vista di sostenibilità ambientale.

Nessuna melensa nostalgia per un passato più a contatto con la natura, ma un’innovazione propositiva di nuove forme che entreranno a far parte del nostro “modus vivendi”.

Riprogettare le città secondo la biomimetica

L’architetto belga Luc Shuiten, da circa un trentennio, si adopera per progettare le Vegetal City, salotti verdi in cui uomo e natura si fondono fino a dar vita a nuovi e lussureggianti paesaggi.

Ne è un esempio già realizzato l’ecoboulevard nel quartiere di Vallecas, a Madrid;

E’ una costruzione di tre piccoli complessi che sfruttano il principio della evapo-traspirazione, che consente di ridurre la temperatura esterna, nelle zone circostanti, sino a 10 gradi centigradi.

Il Centro Acquatico Nazionale di Pechino, noto come Water Cube, si rifà al funzionamento estetico e strutturale delle bolle di sapone. Un’idea di spazialità reiterata all’infinito. Rifinito in Etfe, una plastica trasparente e traspirante, economica ed isolante.

Alberi bioluminescenti per dar luce alle città

La collaborazione tra il designer, la State University di New York e il centro di ricerca Bioglow Tech, ha dato vita ad una piantina bioluminescente, modificata geneticamente.

Realizzata mediante l’introduzione di DNA di batteri elettroluminescenti nel genoma di una pianta comune.

L’effetto è simile al chiarore diffuso delle lucciole e rappresenta una nuova frontiera per il lighting design.


Glowing Nature Paint

Nel contempo, Roosegaarde sta portando avanti lo studio “Glowing Nature Paint, una metodologia non invasiva che ricorre ad una vernice biologica, che ricopre l’intera corteccia dell’albero e sulle foglie, rendendoli luminescenti.

La vernice si ricarica con la luce solare per emettere, durante le ore diurne, si ricarica per poi emettere una luce bioluminescente durante la notte.

Ispirata a particolari tipi di funghi che al buio irradiano autonomamente luce bioluminescente.

L’inerzia delle novità

Attualmente la biomimetica incontra delle resistenze nella sua realizzazione concreta.

Ciò per gli iniziali investimenti in denaro e per uno “stantio” atteggiamento generale ad accogliere le novità, nonostante gli evidenti vantaggi.

A noi non resta che attendere che la natura faccia il suo corso e che imponga un inevitabile dilemma:

A voi che sembra? Un pacifico pareggio tra natura e tecnologia o il trionfo dell’ “ecoestetica” sul freddo del cemento e dell’acciaio?

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