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Il fascino misterioso e spirituale dei Dervisci Rotanti

La danza coinvolge mente e corpo con una ritualità che ne contraddistingue stile, la cultura di appartenenza e il messaggio che veicola.

Ogni dimensione sociale diviene emblema coreutico-musicale nei suoi aspetti più profondi, allo scopo di tramandarne la tradizione e comunicarne il sostrato emotivo e relazionale di cui si nutre.

In Cappadocia si resta imbrigliati nel fascino di uno “spettacolo” senza pari non particolarmente noto che si lega, indissolubilmente ed in maniera esclusiva, al territorio turco. I Dervisci Rotanti sono i protagonisti di una danza che si muove tra spiritualità, intima simbologia e movimento di una geometria quasi ipnotica.

Chi vi assiste è partecipe attivo perché, inevitabilmente, coinvolto in un’emozione che ti proietta al centro di un vissuto millenario, in una sorta di viaggio in cui i movimenti circolari segnano il perimetro d’ingresso.

Chi è il derviscio

Il significato letterario del termine “derviscio”, contrariamente all’eleganza quasi soprannaturale di cui si connota, è sminuito nel suo rango riportando il concetto alla descrizione di una condizione meramente materiale. Si traduce in “povero” o “monaco mendicante”, appellativo che sembra allontanarsi dal potere spirituale che contatta.

E’ membro di una delle confraternite islamiche sufi impegnate nel raggiungimento di unno stato di grazia salvifica mediante la totale inibizione delle passioni mondane e delle ricchezze materiali.

Scelgono la vita da asceti e sono riconosciuti nella loro saggezza interiore.

L’ordine che più è legato alla tipica danza turbinante è quello dei Mevlevi.

La struttura del rituale coreutico ha lo scopo di condurre chi lo pratica in uno stato di estasi mistica.

Un messaggio spirituale che arriva dal passato

E’ una danza che origina nella sacralità di un passato denso di spessore spirituale.

E’ l’emblema “espressivo” del passaggio dei “misteri” concessi all’uomo mediante un impegnativo processo di “assorbimento” della natura fisica e mentale del’esistenza umana.

Ogni singolo movimento si traduce in una precisa informazione che può essere distorta da un eventuale imprecisione dell’esecuzione.

Antichi misteri e movimenti ipnotici

Al pubblico è concessa solo una parte dell’antica danza, sufficiente a coglierne lo spessore spirituale e filosofico.

Ogni movimento trasmette una informazione, per cui basterebbe non essere precisi per comunicare altro.

La danza roteante, in pubblico, viene eseguita solo in parte ma mostra comunque il vero universo di questa preziosa filosofia.

Estasi in movimento

Il movimento non è il semplice apprendimento di una coreografia, ma si lega ad un complicato percorso interiore che consente un equilibrio emotivo ed intellettivo.

Tale condizione si ottiene con impegno costante e tempo impiegato nell’esercizio.

Questa fase è nota come “Comunione con Allah” e prevede l’interiorizzazione di tecniche raffinate trasmesse da maestri con comprovata esperienza.

Ne consegue che ogni danza non si limita all’esibizione, ma trasmette una profonda ed intima dimensione comunicativa di segreti taciti, mediante il movimento.

La simbologia dei costumi

L’abbigliamento è condiviso da ogni derviscio; prevede un cappello conico e di colore chiaro che contrasta col nero del lungo mantello.

La simbologia legata al copricapo è particolarmente “forte” e richiama la tomba dell’ego che si completa, nella sua rappresentazione, con il sudario, richiamato dall’ampia gonna bianca.

La dimensione musicale è il respiro di Dio che aleggia, soprattutto, durante il suono del ney, il flauto di canna.

Una danza che si muove tra significati profondi e spiritualità

Il turbinio della danza, ossia quel tipico movimento circolare, tra i dervisci è riconosciuto come il cerimoniale “sema“.

E’ un rituale che consta di sette parti a cui corrispondono altrettanti differenti significati.

Il fulcro centrale è la condivisione del sentimento divino tra gli esseri umani, preannunciato da tre precedenti orazioni, auguri e improvvisazioni musicali.

Quel tragitto chiamato conoscenza

Si conclude con quattro formule di saluto in cui la verità è raggiunta attraverso conoscenza, l’affascinante complessità della creazione, la sottomissione senza riserve a Dio con la serena accettazione del percorso a cui si è destinati.

Durante la danza, i dervisci accolgono l’energia divina nel palmo destro della mano, nel momento esatto in cui distendono le braccia.

Diventano promotori e strumento di un passaggio spirituale che attraversa tutto il loro corpo per scaricare in tutta la sua potenza estatica.

In conclusione, un delicato inchino simboleggia la piena sottomissione al potere divino.

Cappadocia: la cerimonia nello storico caravanserraglio

In Cappadocia, il tipico rituale dei Dervisci è un appuntamento imperdibile al Saruhan Exhibition and Culture Center.

E’ una parte fondamentale della
tradizione turca che trova la sua più intensa espressione nel caratteristico caravanserraglio, noto anche come Giallo.

Rientra in una serie di “complessi” strutturali simili tra di loro, realizzati dai Selgiuchi lungo il tracciato della Via della Seta.

Il Sarihan fu realizzato nel 1249 a 6 km a est di Avanos. E’ riconoscibile da un portale che sostiene una piccola moschea. Nel tempo, e dopo un lavoro di restauro generale, è diventato un centro culturale di riferimento.

Si è allontanato, così, dalla sua originaria funzione di punto di ristoro di cavalieri e cammellieri.

L’intima essenza dell’Universo

Ogni particella di realtà che ci circonda è coinvolta in un movimento circolare continuo.

I Dervisci, allo scopo di sintonizzarsi con l’Universo, emula il suo roteare costante attraverso la danza.

Un ritorno ad una dimensione primordiale nella cui fase iniziale si elogia il Profeta.

Un colpo di tamburo introduce un comando divino. La percussione diviene un alito delicato prodotto dal flauto che preannuncia una terza fase.

Un finale che trascina in un’altra dimensione

Nella parte successiva, sono previste tre marce circolari su una base ritmica quasi ipnotica, il “Devri Veledi” emblema del saluto delle anime “prigioniere” nei corpi.

Il Derviscio inizia a roteare in senso antiorario; custodisce, in un abbraccio al cuore, la creazione e l’intero Universo.

Nella quinta fase, si esprimono quattro saluti che indicano la nascita dell’uomo e la sua presa di coscienza, poi la conoscenza delle meraviglie della creazione divina, l’estati mistica e la fine della musica che coincide con un viaggio che giunge al termine.

La lettura del Corano, conclude l’esibizione con una preghiera volta a donare riposo alle anime danzanti.

Voglio vederti danzare 
come i Dervisches Tourners 
che girano sulle spine dorsali 
o al suono di cavigliere del Katakali. 
E gira tutt’intorno la stanza 
mentre si danza …

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