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Chi ha fame di cultura non è mai sazio, la ricetta per un cervello “ospitale”

La cultura è non un’ abitudine o uno strumento; è cibo che non sazia, un’ isola senza confini, un mare senza fondale che ti entra nei polmoni.

E’ un demone che tenta alla prima occasione, ti irretisce per possederti totalmente.

Non ha età, nè razza, abita in chiunque abbia uno spazio sempre vuoto, incolmabile, custodito da una curiosità ossessiva.

Leggere e apprendere una nozione è incasellare, in maniera del tutto passiva, un mosaico necessario a completare un’immagine; quell’immagine sociale che ti consente di essere chiamato “dottore”.

La cultura va “assaporata” con un’unica posata, la curiosità

La Cultura è una dimensione avulsa da mero nozionismo; è sorretta dalla passione, dall’impellente necessità di scoprire, di sapere.

Quella fame che cresce ingurgidando pagine su pagine, parole su parole che digerite abiteranno ne tuo essere, mutandolo ogni volta.

Non sono da temere gli “inappetenti”, quelli li trovi tra la polvere che si posa sui libri, negli sguardi privi di interrogativi.

Inappetenza e bulimia culturale

Il più temibile è il “bulimico culturale”, quel soggetto che si abbuffa di nozioni, si sazia di presunzione e preconcetti e poi li “vomita” nel primo cassonetto; se ne libera subito dopo essersene servito.

La cultura deve essere introiettata, sentita al punto tale da lasciare che ti trasformi.

Un inutile fardello di attestati, diplomi o riconoscimenti sono il curriculum da esibire che, non sempre, vestiamo come il migliore dei nostri abiti.

Cultura è sconfinare

Questa società, talora, spudoratamente o meno, ti richiede un nozionismo frammentario e superficiale, il giusto necessario per imporsi sui social o virgolettare un autore che ha pensato al tuo posto.

Dopo aver letto un libro è spontanea un’opinione che sarà l’immagine con cui “immagazzinerai” le sue pagine.

Il più delle volte ne consegue uno sterile “virgolettato” a riprova che la tua libreria ha un nuovo ospite da esibire, impolverato.

Distinguetevi nel divorare il mondo del sapere senza mai sentirvi sazi.

Qualora il vostro “stomaco” smetterà di assorbire, sarete sull’orlo della banalità e con una spinta cadrete nel vuoto dell’apatia intellettiva.

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