giovedì, Aprile 18, 2024
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I Giardini Inglesi della Reggia di Caserta, una tappa nell’eden perduto

Ammirare i Giardini Inglesi della Reggia casertana non è un privilegio di pochi, ma una tappa obbligata per chi vuol farsi travolgere dallo stupore della natura che si sposa con la sensibilità umana.

Quando la meraviglia incontra l’occhio umano, l’arte diviene patrimonio dell’anima.

Ogni paradiso ha una porta di accesso a chi ha la sensibilità di accoglierlo.

Nel caso dei Giardini Inglesi non occorre mobilitare particolari risorse per lasciarsi affascinare. Un viaggio in una dimensione che ti trasporta anche restando immobili.

Nei giorni scorsi una Natura irata aveva sfidato cotanta bellezza sguinzagliando Eolo; i danni erano stati ingenti e prontamente ripristinati con un accurato intervento di manutenzione.

Un sogno che diviene reale

Il botanico che ha saputo “dipingere” un paesaggio senza pari fu John Andrew Graefer rispondendo alla sensibilità estetica della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV.

Dal 1786, anno di inizio dei lavori, passò un tempo che sembrò infinito a chi voleva veder realizzato il progetto.

Impegnativa, quasi onirica, l’immagine che doveva essere riprodotta del giardino: una Natura che esprimeva tutto il suo potenziale tra piante esotiche e locali, specchi d’acqua, angoli di Eden che trovavano una sintesi perfetta tra l’incontaminato, l’arte e una sofisticata tecnologia di alimentazione delle fontane.  

Venere ed il suo angolo di Olimpo

L’Olimpo riprodotto in terra ha, tuttavia, bisogno della sua Dea; il Bagno di Venere, realizzato da Tommaso Solari in marmo di Carrara, si aggiudica un incontrastato protagonismo in tutto il parco della Reggia.

Una natura apparentemente selvaggia “corteggia” le linee sinuose di una magnifica statua che emerge dalle acque.

Il mondo in un angolo

Nel corso del XIX secolo, la presenza della prima Camelia giunta dall’oriente, del Cinnamomum Camphora, del Taxus Baccata e del Cedrus Libani aveva conferito al giardino un inestimabile valore naturalistico tanto da essere ridefinito Real Orto Botanico di Caserta.

Massoni a spasso tra le rovine pompeiane

Tuttavia, le risorse “naturali” del sito non sono gli unici motivi di attrazione e fascino.

Pare che un elemento architettonico, apparentemente decorativo, sia legato a riti iniziatici della massoneria.


Il Criptoportico ed il suo “riscatto” romantico

Altra curiosità è la scelta di riprodurre le antiche rovine romane attribuendo loro, una sorta di “riscatto romantico: il Criptoportico è un ninfeo circolare, volutamente “diroccato” intervallato dalla presenza di nicchie decorate in stucco ad opus reticolatum romano.

Si osservano, al suo interno, undici magnifiche statue di provenienza pompeiana e dalla collezione Farnese.

Labirinto tra estasi e ninfee

Un “labirinto”, realizzato da Vanvitelli, incornicia il boschetto e ricama il percorso tra due isole che sembrano sorrette dalle ninfee che le circondano.

Un equilibrio perfetto tra mano dell’uomo e creature della natura che sembrano raccontare storie incantate sussurrando tra le foglie.

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