venerdì, Luglio 19, 2024
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I buchi neri esistono ed è una foto a dimostrarlo

E’ proprio così, la prima foto di un buco nero oggi dimostra che Albert Einstein aveva ragione: i buchi neri esistono e sono molto simili a come sono stati descritti nella Teoria della Relatività Generale.

L’immagine di M87, il buco nero supermassivo di una galassia situata a circa 50 milioni di anni luce è consistente con l’ombra di un buco nero rotante proprio come era stato predetto dalla Relatività Generale di Einstein.

Questa è una scoperta davvero importante ed è dovuta al grande impegno e alla costanza di un gruppo di almeno 200 ricercatori di tutto il mondo che fanno parte dell’Event Horizon Telescope Consortium (EHTC) e che dura da più di un anno e mezzo.

L’immagine che è stata ottenuta grazie all’elaborazione dell’immensa quantità di dati raccolta mostra un anello con un disco oscuro al centro e una emissione asimmetrica intorno.

Le dimensioni angolari implicano una massa di circa 7 miliardi la massa del Sole: secondo i ricercatori ci sono pochi dubbi che non si tratti di un buco nero.

I buchi neri

I buchi neri sono oggetti cosmici estremamente compressi, contenenti incredibili quantità di massa all’interno di una regione minuscola.

La presenza di questi oggetti influenza il loro ambiente in modi estremi, deformando lo spazio-tempo e surriscaldando qualsiasi materiale circostante.

Questi oggetti sono necessariamente circondati da materia (plasma incandescente) che viene inghiottito scomparendo nell’orizzonte degli eventi, mentre un’altra parte del materiale viene espulso a velocità relativistica (prossima cioè alla velocità della luce) in potentissimi jet di materia, dando vita alla cosiddetta emissione di sincrotrone.

Per la prima volta quindi è stato fotografato ciò che avviene intorno ad un buco nero.

Intorno, e non il buco nero stesso, in quanto per definizione il buco nero non si può vedere, perché nessuna luce può sfuggire dalla sua immensa forza gravitazionale pari alla velocità della luce, ossia 300 mila chilometri al secondo.

Però si può osservare la materia che viene attirata dall’enorme gravità e le conseguenze: temperature di milioni di gradi, radiazioni, raggi X, fotoni emessi dal plasma supercaldo.

Al progetto l’Italia ha partecipato con l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).

Nella collaborazione Eth fanno parte cinque scienziati italiani che hanno firmato i sei articoli pubblicati su Astrophysical Journal Letters: Ciriaco Goddi dell’Università di Leida, Mariafelicia De Laurentis dell’Infn e professore di astrofisica all’Università Federico II di Napoli, Roberto Neri dell’Istituto di radioastronomia millimetrica (Iram) di Grenoble, Elisabetta Liuzzo di Inaf Bologna, e Luciano Rezzolla, docente di astrofisica teoretica dell’Università Goethe di Francoforte.

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