venerdì, Maggio 24, 2024
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Captain Marvel: nulla da dimostrare!

“Sii la versione migliore di te stessa!”. Questo il messaggio più forte, ma non l’unico, del nuovo film della Casa delle Idee: Captain Marvel. Ambientato nel 1995, il nuovissimo prodotto Marvel sventola una bandiera decisamente retrò.

Ammiccanti e a tratti comici sono i riferimenti alla realtà dell’epoca: da Blockbuster ai videogiochi; dalla tecnologia (esilarante proprio perché ispirata alla realtà la gag sulla lentezza dei comupter e Windows 95); alla musica. La colonna sonora soddisferà i più nostalgici: Nirvana, Garbage, Hole, e i No Doubt con I’m just a girl. Il ventunesimo cinecomic della Marvel è un film autonomo; è parte di un complesso universo narrativo; e infine un fenomeno di costume, specchio della società.

Ambientazione e trama

La sceneggiatura, scritta dai due registi Anna Boden, Ryan Fleck, da Geneva Robertson-Dworet e Jac Schaeffer, è ispirata all’ottava collana di fumetti che porta il titolo dell’originale eroe alieno, Mar-Vell, scritta da Kelly Sue DeConnick e Dexter Soy, nella quale Carol Danvers assume l’identità di Captain Marvel: siamo ad Hala, pianeta natale dei Kree, popolo di coraggiosi guerrieri, dotati di una tecnologia molto avanzata rispetto a quella dei terrestri e impegnati nella guerra contro gli Skrull. Ma Vers – che fa parte della squadra d’élite “Starforce” – non è come tutti gli altri: non sa chi sia.

Tuttavia, come le rammenta la Suprema Intelligenza, leader dei Kree, loro l’hanno dotata di incredibili poteri e per questo deve servire il suo popolo, come sa bene il suo mentore Yon-Rogg (interpretato da Jude Law) che l’addestrerà per bandire i mutaforma dalla pelle verde guidati da Talos (Ben Mendelsohn). Per seguire lui, Vers giungerà sulla Terra, dove conoscerà il futuro capo dello S.H.I.E.L.D., Nick Fury, ancora con entrambi gli occhi (mirabilmente interpretato da Samuel L. Jackson ) e l’agente Coulson (interpretato da Clark Gregg), ringiovaniti di ventiquattro anni con il de-aging, la tecnica di ringiovanimento digitale. Vers, partita per dare la caccia a un nemico, troverà se stessa, scoprendo non solo chi è e cosa può fare, ma che la storia la scrivono i vincitori e non tutto è sempre come sembra. Incarnazione di tutto questo è il gatto Goose, il cui nome è un palese riferimento al film Top Gun, che nasconde più di una sorpresa. Dunque origin story di Carol Denvers, nella sua vita precedente pilota dell’Air Force, il film costituisce anche una sorta di prequel, svelando l’origine del progetto Avengers: «Dobbiamo essere pronti per i nuovi nemici che verranno, solo non avevo idea che potessero venire dall’alto» dirà Fury.

Ma Captain Marvel parla soprattutto di quello che stiamo vivendo, qui e ora: è attualità travestita da Anni ’90. Se nella contrapposizione fra i Kree, che hanno lo stesso aspetto di noi terrestri, e gli Skrull che sono verdi, brutti e mutaforma, quindi inaffidabili per definizione, si può sentire l’eco lontana del principio greco della kalokagathia, ciò che è bello, è anche buono, la lotta di un popolo più debole per la sopravvivenza e la ricerca di nient’altro che una casa suona drammaticamente attuale. Brie Larson getta le basi per un personaggio che sfida l’oggettivazione maschile, diventando una donna di “cuore e testa”, come direbbe Joni Mitchell. Vers, che non sa ancora di essere Carol, è una guerriera molto potente, fondamentale per la battaglia contro gli Skrull, ma ha un problema: pecca di autocontrollo. Ritorna l’eterno conflitto emotività versus ragione, che qui si incarna nella contrapposizione uomo-donna: il capitano Kree Yon-Rogg (Jude Law) contro Vers. Ma nello scontro finale, uno di fronte all’altra, la donna decide che non ha nulla da dimostrare: Vers comprende che non deve misurare la sua forza in base alla scala di valori stilata da altri. È conoscendo se stessa che troverà la sua vera forza e la sua umanità, non arrendendosi; rialzandosi dopo ogni caduta; e proteggendo i suoi amici. È cosi che Vers ritrova Carol: la sua amicizia con la collega pilota Maria Rambeau (Lashana Lynch) e sua figlia Monica (Akira Akbar) è uno dei fattori che mantiene l’eroina in contatto con la sua umanità.

Ma Carol non è sola, come ogni eroe che si rispetti, ha una spalla: Nick Fury: Brie Larson e Samuel L. Jackson azionano dinamiche da Buddy movie (sottogenere cinematografico che ha come argomento portante l’amicizia tra due persone) con una gestione dei tempi comici disinvolta e naturale. Forse per la prima volta in un cinecomic l’azione è posta in secondo piano rispetto alla storia, assecondando quella dilatazione dei tempi – sia nei dialoghi che nel ritmo – da far sembrare il film davvero realizzato ventiquattro anni fa. Insomma, Captain Marvel funziona: solido da un punto di vista narrativo, spettacolare, coinvolgente e infine integrato nell’Universo Marvel. 

A chi si chiede come mai Captain Marvel, la quale a detta di Kevin Feige è la supereroina più potente di tutti, non sia mai intervenuta nelle battaglie degli Avengers, si può rispondere con le parole di Samuel L. Jackson: «Lei aveva detto a Fury di chiamarla solo in caso di emergenza. Ma lui ha un’idea de emergenza diversa da chiunque altro, come sappiamo». Ci toccherà quindi attendere l’uscita di Avengers – Endgame  il 24 aprile per avere delle risposte.

a cura di Monica Cecere

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