martedì, Giugno 18, 2024
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Ansia da prestazione: un nemico sotto le lenzuola da mettere alla porta

L’ansia da prestazione è la chiave emblematica per riconoscere l’insicurezza che la alimenta; è possibile affrontare la difficoltà e risolverla.

Una condizione ansiogena percepita, in quanto meccanismo fisiologico e positivo di attivazione, consente di attivare tutte le risorse disponibili di fronte ad un impegno che richiede maggiore concentrazione. Sono in molti i soggetti che rendono di più sotto pressione, potenziando al massimo tutti quei meccanismi utili al raggiungimento di un obiettivo.

Come la paura, l’ansia ci protegge e ci stimola anche quando sembra una sensazione di cui vorremmo liberarci.

Nel caso in cui, quella condizione di pressione incessante sia avvertita come eccessiva può attivare un “percorso psicologico” di autosabotaggio; una sorta di “tabula rasa” mentale che lascia in bianco un foglio da riempire.

Un fattore da tenere in considerazione è che ognuno di noi si prefigge degli obiettivi con una consapevolezza, più o meno esplicita, degli strumenti endogeni utili per il suo raggiungimento.

La “consapevolezza“, appunto, sembra essere la parola chiave per il successo delle proprie ambizioni; termine che si lega, indissolubilmente, ad altri due: “sicurezza” e “obiettività. Dimensioni che, se ben incastrate, creano un equilibrio fondamentale per il perseguimento delle priorità prefissate.

Stabilire mete che oltrepassano la “personale” capacità di farvi fronte, non solo ingenera ansia, ma anche un feroce senso di frustazione.

La prestazione si lega a tutta una serie di fattori emotivi legati al contesto fisico, emotivo e mentale e più precisamente, al giudizio altrui.

L’ansia da prestazione, pertanto, può essere un’arma potentissima per esprimersi al massimo delle potenzialità; al contrario può immobilizzare al punto da lasciarti inerme di fronte alle emozioni negative nel modo di percepirsi e di agire.

Quanto più è rigido e lontano l’ideale di perfezione inseguito, tanto più sarà distruttivo allontanarsene.

Ansia da prestazione

L’ansia da prestazione è il terreno fertile che si esprime in tutte quelle complesse dinamiche di natura sessuale e relazionale. Anche se spesso taciuta, è particolarmente diffusa soprattutto tra gli uomini.

Un tabù che spesso viene “deviato” o nascosto e che trova modalità alternative di espressione; la più evidente e dolorosa è la difficoltà nell’erezione che coinvolge entrambi i partner con emozioni e reazioni differenti.

Ovviamente quando non ha un riscontro patologico-organico dal punto di vista fisico, ha origine esclusivamente psicologica; è, dunque, indipendente dall’età, anzi sembra essere più diffuso tra i giovanissimi.

Questa condizione di “impotenza” si lega, appunto, ad un unico e scomodo termine: ansia da prestazione.

La 2non è sempre “totalizzante”, nel senso che può verificarsi in determinate situazioni e non in altre.

Ansia da prestazione, il terzo incomodo a letto

L’ansia da prestazione sessuale è una condizione mentale e psicologica di tensione, agitazione e “inibizione”.

Origina da una forte insicurezza e tensione rispetto al rapporto sessuale in genere o con una partner in particolare.

Le cause non sono sempre chiare, alcune sono consapevoli, altre totalmente inconsce:

  • timore di non essere particolarmente abili o desiderabili nelle performance sessuali;
  • paura di deludere una partner su cui si investe emotivamente o solo fisicamente;
  • un’insidiosa sensazione di inferiorità, generalmente immotivata, nei confronti di coloro che poniamo come termini di paragone;
  • convinzioni erronee sulla sessulità femminile e sulle esigenze fantasticate della donna con cui si ha un’intimità;
  • bassa autostima sessuale e mancanza di fiducia in sé stessi
  • frustazione legata alle dimensioni del pene;
  • auto-monitorizzazione del pene e dell’erezione durante il rapporto sessuale
  • uso o abuso di alcol e droghe;
  • interazione con alcuni farmaci;
  • auto-sabotaggi inconsci (profezia autoverificantesi).

Una regina con corona di spine

Una singola motivazione o le concause che intervengono alimentano una situazione di incertezza che fa percepire la prestazione sessuale come una sorta di “banco di prova“.

Ciò che sembra essere sotto esame è la “virilità” e tutte le dimensioni sottili legate ad essa. L’ansia che ne deriva inibisce il meccanismo psicologico e fisiologico dell’erezione favorendo:

  • la mancanza totale di erezione (spesso definita impropriamente impotenza maschile);
  • la perdita di erezione durante la penetrazione o durante altri momenti del rapporto sessuale;
  • problematiche come l’erezione parziale o poco intensa.

Ovvio che una condizione tale non si configura come una patologia cronica o una qualsiasi minaccia a quell’ideale di virilità che può, comunque, essere soddisfatto.

Importante è non sentirsi sminuito nella propria immagine ed essere consapevole che il problema può essere riconosciuto, accolto e risolto.

Il punto di partenza non è nel singolo, bensì nella coppia. Il meccanismo psico-fisico che fornisce la scintilla iniziale è l’eccitazione mentale e psicologica, in seguito a stimoli sensoriali di carattere erotico (vista, udito, tatto, olfatto, immaginazione).

Scacco matto all’ansia

Ogni dinamica psicologica può e deve essere affrontata alla sua radice; riconoscerne il suo valore di “copertura” è , di per se, un passo “deciso” in direzione della risoluzione. Elevare la propria autostima sessuale è la prima cosa da fare per vivere la sessualità con la propria partner in uno stato di serenità e fiducia interiore.

Un’acquisita consapevolezza circa i meccanismi inconsci di auto-sabotaggio è altrettanto importante, così come un’autentica e chiara comunicazione dei bisogni, timori, desideri e fantasie che aleggiano sulla vita sessuale di coppia.

Arginare l’insidioso meccanismo della “profezia autoverificantesi” per cui si realizza, esattamente, quello che più temiamo; inconsciamente, mettiamo in atto tutte quelle strategie subdole di autosabotaggio che conducono ad un inevitabile insuccesso.

Occorre lavorare su sé stessi, con opportuni supporti professionali, per alimentare autostima e capacità comunicativa.

Il nostro corpo diventa un nemico se consentiamo alla mente di proiettare la sua ombra “distruttiva”.

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