HomeTrendDesignSimone Benedetto: lo scultore della libertà tradita dall'assenza di limiti

Simone Benedetto: lo scultore della libertà tradita dall’assenza di limiti

Lo scultore Simone Benedetto ci concede il “miraggio” di una libertà tradita dal paradosso del virtuale. Siamo chiunque e ovunque senza essere davvero qualcuno, tradendo la necessità di essere altrove.

La materia inanimata che ci parla di noi

Dal mondo, apparentemente inanimato, nasce un’idea che si affida all’eternità.

L’inerzia della materia stupisce con la vita che genera, quel messaggio che sublima una rivoluzione storico-culturale.

Spinge ad una riflessione che riempie le lacune del dubbio.

L’uomo, vittima ed artefice del suo mondo, si guarda allo specchio e si riconosce nel suo riflesso.

C’è uno spazio intermedio in cui vagano ambiguità sospese tra l’illusione di una conquista e la disfatta dell’autenticità.

Reale e virtuale si scontrano su di un terreno franoso che rischia il tracollo perché in costante ricerca di un equilibrio.

Qualcuno cede, totalmente, alle lusinghe dell’apparenza;

altri la contestano ricadendo in una rigidità senza rimedi.

Simone Benedetto: l’eroe dei due mondi

Simone Benedetto si frappone oltre il giudizio, nell’anticamera della coscienza e mostra una dimensione palpabile, un’identità racchiusa tra reale e virtuale.

Ci distoglie da un’insidiosa assuefazione che annebbia un quotidiano condiviso dai più.

Ogni contraddizione, quel paradosso che si ripete senza che ve ne sia una coscienza collettiva, diviene immagine, un pugno nello stomaco per chi preferisce ignorare.

Ogni “spazio” conquistato dal progresso, impone un “lutto” delle realtà che diventano obsolete.

Dietro questo processo “spontaneo” non si cela un necessario percorso di accettazione, ma si impone con una forza feroce che coinvolge senza il consenso di chi invade.

Una rete che connette con il mondo ed isola dall’anima

Il web, ossia “rete” protegge, collega, imbriglia, delimita i nostri spazi mentali e nel contempo li espande a dismisura.

Dove è finita la scelta?

Quanto peso assume la volontà di esserci nonostante tutto.

Un “ovunque” che disorienta e cede nell’onnipotenza della “conquista” del mondo” restando nel medesimo, angusto posto.

E i contatti emotivi, quelli fatti di carezze, sguardi, scambi di spazi vitali?

Vengono, inesorabilmente, mediati da una “connessione sintetica” che prescinde dalla nostra volontà.

Essere raggiunti ovunque, visti senza mostrarci, comunicare senza proferir parola ha un solo nome: “progresso tecnologico” che si oppone ad un triste regresso delle relazioni umane.


Together Alone: insieme soli

Il paradosso che si esprime nel concetto di “Together Alone” (insieme da soli) che si realizza nell’immagine di due persone che comunicano attraverso uno “strumento” senza mai stabilire un contatto visivo.

Ho tanti follower, ma quanto sono solo nella mia stanza

In questa società “liquida” io sono il mio smartphone, quell’appendice che diviene “anima”, vita sociale, lo specchio del mio posto nel mondo.

Coltan Escape: una via di fuga possibile

Simone Benedetto, si espone con delle opere controverse, scomode, troppo realistiche per essere attuali in un mondo virtuale.

La serie Coltan Escape nasce dalla presa di coscienza di un disagio sociale e ne espone le insidie.

Quello che il progresso non dice

Quello che si palesa sottende una realtà ben più ampia; il coltan, da cui l’artista vorrebbe prendere le distanze a partire dalla “conoscenza” è un minerale impiegato dalle industrie per la costruzione di componenti elettronici di cellulari e computer.

Proviene dalle miniere congolesi.

La sua crescente richiesta è direttamente proporzionale all’incremento delle pratiche di “disumanizzazione”. Questo a discapito dei bambini impiegati nella sua ricerca e a favore della corruzione che vi gravita intorno.

Una scultura che ci parla della solitudine

Lo scultore abbraccia un onerosa missione, palesare le criticità, le ambiguità, le brutture di un progresso che “banna” la coscienza individuale.

Nasce nel 1985 a Torino, dove vive e lavora. Non si arrende all’ovvio, sfida, sperimenta, conquista gran parte della materia inanimata per denunciare un’autenticità da preservare. Pietre dure, bronzo, cemento, resine e siliconi sono i veicoli del suo imponente messaggio.

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