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Un paese fantasma che riemerge da un lago toscano

Il fantasma di un paese che aleggia sotto la superficie immobile del lago di Vagli, attende di riemengere per mostrarsi in tutto il suo potere suggestivo.

La superficie dell’acqua sembra essere il varco di un mondo senza vita, immobile e cristallizzato nel tempo e nello spazio; leggere incespature sono forzature, quasi innaturali, di una calma apparente.

In realtà ogni specchi d’acqua custodisce segreti di un fascino indomabile; vite che si esprimono lontano dagli occhi, una vegetazione che ondeggia con quell’eleganza che contraddistingue i moti dell’acqua, colori vividi e cangianti che si impongono nell’intimità dei fondali.

Nella natura lussureggiante delle realtà lacustri si celano, talora, ben altri segreti che si rivelano solo in periodi di secca; città fantasma che sembrano riconquistare la vitalità, una volta lambito il cielo.

Il lago con un segreto che si rivela ciclicamente

Succede in Toscana e più precisamente in provincia di Lucca, presso il suggestivo e ameno Lago di Vagli, nel cuore delle Alpi Apuane.

Uno specchio d’acqua artificiale realizzato nel secolo scorso, intorno agli anni ’40. Nasce in seguito alla costruzione di una diga e impreziosisce un paesaggio rendendolo un paradiso terrestre.


Quella città fantasma in apnea

Città fantasma: Borgo di Fabbriche di Careggine

Un invaso che ciclicamente viene svuotato e rivela un affascinante segreto: le Fabbriche di Careggine.

Un piccolo borgo, perfettamente conservato, che risale al XII secolo, che fu sommerso in seguito alla realizzazione della diga artificiale.

Era il 1941, un progetto della Selt-Valdarno, un’antenata dell’Enel, decise il futuro del borgo. Quel sito fu destinato alla costruzione di un grosso bacino idroelettrico, alimentato dal torrente Edron.

Lo sbarramento fluviale si estende in altezza per oltre 92 metri e la sua realizzazione ha richiesto 6 anni, tra il 1947 e il 1953. Il bacino sommerse dolcemente il villaggio abitato da non più di 146 anime che si trasferirono a Vagli Sotto in abitazioni di nuova costruzione.

Quel borgo dimenticato

Periodicamente l’invaso viene svuotato; circa ogni dieci anni il borgo vede la luce e si mostra in tutto il suo fascino rimasto immutato nel tempo. Su La Nazione si legge:

ogni dieci anni per permettere la manutenzione della diga stessa. Il primo svuotamento si è avuto nel 1958, poi nel 1974, poi nel 1983 e nel 1994“.

Son passati oltre venti anni dall’ultima volta in cui il bacino è stato svuotato e le testimonianze fotografiche mostrano un flusso turistico fortemente attratto dal borgo fantasma che ha imparato a trattenere il respiro.

Un paese lontano dagli occhi, ma vicino al cuore

Una descrizione, davvero esaustiva di un visitatore racconta che:

la cosa che ci colpisce per prima è il color fango dei muri delle case insieme al campanile della chiesa parrocchiale, dedicata a San Teodoro e costruita nel 1590: aggirarsi fra i ruderi di queste abitazioni prive di tetto, passare il ponticino sul torrente Edron per andare a vedere il piccolo cimitero, entrare nella chiesa per vedere quello che ci è rimasto, sono sensazioni uniche e, anche se sembrerà strano, quello che più mi ha affascinato sono gli attacchi esterni delle case dove arrivava la corrente elettrica, tutti in ceramica e talmente lucenti che sembrano stati messi lì da poco tempo quasi come un segnale che il paese non voglia morire“.

Ogni volta che ammirate l’immobilità poetica dell’acqua immaginate una vita che resta sospesa nel tempo, una “presenza” meravigliosamente serena, che si esprime lontano dai nostri occhi, ma che sfiora e conquista il nostro immaginario.


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