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Le streghe ti portano a spasso, prima tappa a Baselice

Le streghe sanno ammaliarti e condurre la tua curiosità ovunque vogliano; ti portano per mano e decidono le sorti del tuo viaggio.

I borghi, talora abbandonati, hanno spesso delle radici mitiche che affondano negli anni e nella memoria di chi li ha abitati.

Di bocca in bocca, tali leggende si modificano, si arricchiscono, si dimenticano; altre assumono significati particolari che si adattano alle specifiche necessità della realtà attuale. La storia che caratterizza certi luoghi ne motiva i flusso turistico e la curiosità degli avventori.

Valli sospese nel tempo che, quando avvolte nella nebbia, ricordano la loro aura occulta impregnata di misticismo. Paesini che sembrano sfidare il tempo nel loro fascino immutabile.

Memorie di streghe nei borghi antichi

Non è difficile immaginarne il passato, tutte quelle storie che si aggrappano alle memorie antiche e che, ancora oggi, si arrampicano lungo le mura delle case abbandonate.

Esiste, appunto, un borgo medievale nella Valle del Fortore in cui, pare, siano esistite una janara, Maria la Rossa e la strega Coletta; quest’ultima fu uccisa dai contadini locali in seguito ad un maleficio.

A San Bartolomeo Maria non avrebbe trovato marito, dicevano che era una janara. Era una bellissima donna alta dai capelli rosso rame, aveva le fattezze tipiche di una strega. Un giorno alla fiera del bestiame di Lucera conobbe Leonardo, un ragazzotto di Baselice di cui si innamorò. I due si sposarono e andarono a vivere nel piccolo borgo della Valle del Fortore. Maria sapeva preparare pozioni con cui guariva le persone, così mise a disposizione del paese la sua arte magica in una vera e propria scuola di stregoneria. Da quel momento tantissime donne cominciarono ad arrivare a Baselice. La scuola si trovava in un luogo impervio, sul Toppo delle Fate, inaccessibile anche agli abitanti: qui si imparavano le ricette di unguenti, filtri e intrugli.

Erano tante le allieve di Maria ed una in particolare si consegnò alla storia: Coletta, una perfida megera che viveva di elemosina.

Un anatema, una condanna

Un giorno un contadino, esasperato e ignaro del potere della donna, le negò l’incessante richiesta di cibo. Coletta rispose all’affronto con un anatema sul figlioletto. Al mattino, il bambino maledetto, si destò con testa a la schiena completamente deformate. La reazione di sgomento e sdegno dei paesani non potevano che provocare conseguenze nefaste.

Tutti i contadini locali organizzarono una spedizione punitiva nei confronti della strega. Coletta fu uccisa e le sue malefatte, apparentemente, cessarono.

Di lei non si parlò più fino al giorno in cui il cane di un cacciatore fiutò qualcosa nella zona di Ripa di Troia, nella parte bassa del paese; seppelliti, in tre diverse grotte, furono rinvenuti i resti della strega.

Ne seguì un processo e la condanna degli assassini a trent’anni di reclusione.

Maria intanto continuava con la sua scuola di stregoneria, una mattina lasciò il suo toppo per correre in piazza ad annunciare che avrebbe praticato una magia su se stessa: ingerì una pozione che la fece morire solo apparentemente, le sue adepte la portarono via, ma dopo due gironi la sua risata tornò a risuonare nelle strade di Baselice: era tornata più giovane e più bella di prima, aveva dimostrato con l’inganno di poter essere immortale e così la sua scuola di stregoneria continuò ad esistere.

Quel che sopravvive alla memoria…

Palazzo Lembo

A Baselice, ancora oggi, si mantiene viva la fiamma del mistero che si rinnova ad ogni racconto.

Le testimonianze del passato di questi luoghi sono descritte nei testi di Antonello Santagata e narrate, ai visitatori, da Michele Caserio, responsabile della struttura di Palazzo Lembo; una delle meraviglia architettonica che si innalza, fiero, sul borgo di Baselice.

Una struttura storica tutt’ora infestata dai suoi millenari residenti; lungo i suoi corridoi aleggia, etereo, lo spettro di Clementina Lembo, nobildonna morta suicida.

La giovane donna si sarebbe gettata nel pozzo perchè privata, dalla famiglia che non approvava, del suo grande amore.

Quel che rimane della scuola di stregoneria è la memoria “reverenziale” e a tratti timorosa che ha reso famosi questi luoghi. Tutto il paesaggio intorno non si sottrae al mito delle streghe, che si riunivano per i sabba intorno al fuoco.

L’antico noce delle streghe

Fulcro dei mitici cerchi danzanti e dei rituali tenebrosi era un antico albero di noci intorno al quale si costruisce l’intera impalcatura mitologica delle terre sannite.

Si narra che si erga nello stretto di Barba, un triangolo i cui vertici sono costituiti dalla Cappella della Madonna della Pietà, la Chiesa di San Bernardino e la Cappella di Maria Santissima di Montevergine; ivi il fiume Sabato da vita a delle anse particolarmente suggestive tra incavi e rocce.

Nello stesso luogo le chiese di culto cristiano sorgevano in opposizione alla stregoneria. Numerose sono le fonti e le ricerche sull’argomento che, da sempre, appassionano turisti e cultori.

L’arcano e la tradizione: quando le streghe ti prendono per mano

L’arcano mondo delle streghe che hanno popolato la mitologia locale è sempre più oggetto di curiosità.

A conferma di una passione sempre più diffusa sono le innumerevoli iniziative a tema, come gli affascinanti percorsi delle streghe tra storia, arte e leggenda.

Come sottolinea lo studioso Michele Caserio:

“Le persone che vengono in questa zona sono ovviamente turisti di nicchia che cercano l’escursione, il viaggio lento, ma soprattutto sono appassionati e curiosi di scoprire come è nata la scuola di stregoneria. Potrebbe essere questo il futuro del turismo nella Valle del Fortore, oltre alle produzioni tipiche del territorio – come il vino moscato – alla natura, ai paesaggi e agli edifici di pregio. Questo è un modo per arricchire le visite di suggestioni, per costruire ricordi e legarci ad un mistero che comunque ci rappresenta e ci identifica”.

Il mistero è parte integrante della complessa natura umana; quel potere manifesto o occulto di interagire con dimensioni “altre” che qualcuno accoglie con rispetto e che altri temono.

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