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Le miniere Coober Pedy, una città sotterranea che pulsa di vita

Coober Pedy è una fonte inesauribile di opale e una realtà sotterranea brulicante di vita. Una città organizzata intorno alla vita dei suoi minatori.

Chi vive baciato dalla luce del sole, ne percepisce i benefici, ma senza afferrarne il valore a cui, non tutti, hanno accesso.

Cerchiamo case luminose, ampie finestre che si affacciano sul mondo.

Il contatto con la vita oltre le pareti di casa è parte integrante della nostra esperienza, anche se non vissuta da protagonisti.

La vita nel sottosuolo: un alternativa possibile

Dall’altra del mondo, oltre le percezioni che abbiamo di un mondo noto e condiviso, esiste una dimensione che si nutre di segreti del sottosuolo, ricchezze lontane dalla luce del sole che brillano di vita propria.

A Coober Pedy, nell’Australia del sud, i contatti umani sono limitati per la distanza dal centro abitato più vicino; 500 Km di vuoto relazionale, colmato solo di aspettative e lunghi viaggi per assicurarsi il necessario per la sopravvivenza sociale.

Nonostante la sua posizione geografica relegata nel “nulla”, Coober Pedy è dimora fissa di intere generazioni di minatori; tutti impegnati nella ricerca di opale preziose, pietra molto rara e ricercata dal mercato mondiale.

La loro vita si svolge, quasi interamente, nel sottosuolo, illuminati dalla sola luce artificiale.

Oltre ad una priorità lavorativa, la vita nel sottosuolo ha anche e soprattutto un risvolto pratico; la temperatura esterna può raggiungere li 50° C e scende a 21° sotto terra.

Sfumature possibili oltre la luce

Le sole parole non rendono le sfumature di un mondo impensabile a chi non lo vive.

La testimonianza di Desrey Janes, resa in un video particolarmente suggestivo, narra di un dimensione sociale che ci insegna un “vivere” alternativo.

Minatrice donna, come tante altre, scende ogni giorno nelle miniere che, in cambio, offrono il loro “frutto” migliore.  

Le miniere vantano quasi un secolo di produzione e hanno attratto schiere di Australiani che, in parte, si sono stanziati sul posto.  

Una città che pulsa nel sottosuolo

Nonostante le condizioni avverse, la motivazione e l’ambizione di dare una svolta alla propria vita, tiene viva una tradizione che persiste nelle generazioni.

Una realtà “down under” organizzata completamente nel sottosuolo: abitazioni provviste di ogni comfort, attività commerciali, luoghi di cultura, hotel e ostelli così da favorire una vita sociale “appagante” per l’intera comunità e per il turismo.

La “febbre dell’opale”

Il sito minerario fu scoperto nel 1915 da due esploratori “motivati” dalla “febbre per l’oro”.

Il materiale prezioso sembra essere inesauribile, tanto da richiamare minatori da quasi un secolo.

Intorno all’attività di ricerca dell’opale è stata organizzata la collettività con tutte le sue esigenze sociali.

Kupa-piti o “pozzo dell’uomo bianco” si snoda tra tunnel e cunicoli sotterranei che mettono in comunicazione le abitazioni con gli esercizi commerciali e i siti di cultura. Sono previsti dei tour organizzati, unica possibilità di accedere alle “amenità” di Coober Pedy i cui abitanti sembrano essere particolarmente guardinghi e sospettosi.

E’ possibile visitare una delle prime miniere risalente al 1916 e l’unico albero presente, creazione artistica composta di rottami e materiali di scarto.

Amici claustrofobici e amanti della luce solare, accettate la sfida? Attendiamo prove fotografiche delle vostre avventure nel sottosuolo.

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