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Musicoterapia per l’integrazione

A cura di Giovanna Di Donato – Nella mia esperienza da musicoterapista spesso mi chiedevo il significato della parola integrazione. Ovvio conoscevo già questa parola, ma restavo troppo in superficie per poterne cogliere il senso profondo. Attraverso l’esperienza che ho fatto nel progetto “Orfeo ed Euridice”,(obiettivo del progetto integrare diversamente abili nella società), in collaborazione con la Pubblica Assistenza di Grottaminarda (AV),e sostenuto dal CSV Irpinia Solidale di (AV), ho avuto la fortuna di ampliare meglio la mia conoscenza di questo argomento tanto discusso in questo periodo storico soprattutto in Europa. Ad oggi, ho capito che integrazione vuol dire: “mettere insieme due elementi e far in modo che questi possano funzionare al meglio”.

In questa chiave di lettura tutto si integra, il giorno con la notte, il susseguirsi delle stagioni, il pianeta Terra nell’universo, gli esseri umani con altri esseri umani. In questo circolo vitale tutti siamo inclusi, tutti abbiamo ruoli, funzioni, responsabilità ma anche potenzialità da mettere a disposizione dell’altro, ma soprattutto per noi stessi per la nostra realizzazione personale. Semmai dovessero chiedermi oggi cosa significa per me integrazione, beh  io risponderei  che per me è: “dare un senso al mio esistere nell’universo e donare ad esso l’universo che abita in me”.

Musicoterapia per l’integrazione della disabilità

La disabilità è una condizione di svantaggio, quale risultato di una menomazione fisica o mentale che preclude il normale completamento in una particolare area (fisica, psichica o sensoriale). Ne deriva uno svantaggio che rende difficoltosa la normale vita quotidiana e l’acquisizione di un ruolo sociale all’interno della comunità di appartenenza.

Nell’esaminare le diverse implicazioni relazionali e sociali relative alla disabilità, dobbiamo tenere presente innanzitutto che se è vero che se le persone diversamente abili hanno, a causa della menomazione, notevoli difficoltà a sviluppare degli armoniosi ed integrati rapporti con gli altri esseri umani, è pur vero che anche molta gente ha considerevoli difficoltà a stabilire degli armoniosi ed idonei rapporti con gli individui diversamente abili e che questo ultimo fattore è, in parte, certamente un fattore che accresce in modo decisivo le stesse difficoltà psichiche ed interpersonali di chi vive il disagio in prima persona. Ma facciamo un passo indietro. Prima di tutto  il diversamente abile interagisce con la famiglia di origine, dove acquisirà gli strumenti base  che utilizzerà poi per comunicare con il resto del mondo. Dunque la relazione genitore\figlio diversamente abile è fondamentale affinchè quest’ultimo possa sviluppare a pieno le proprie capacità relazionali e comunicative, secondo, chiaramente, le proprie possibilità, abilità e limiti.

I genitori di figli diversamente abili che entrano per la prima volta in questo mondo definito per certi versi parallelo, si rendono conto con il passare del tempo, che non esiste una sola disabilità, ma tante e diverse e l’handicap non è altro, che l’impossibilità della persona di partecipare “normalmente” alla vita sociale a causa della sua disabilità o della sua menomazione. In questo caso la terapia dei suoni (musicoterapia) interviene con l’intento di restituire dignità a chi troppo spesso potrebbe essere messo da parte a causa delle proprie condizioni di salute. Anche la famiglia del diversamente abile, sia di riflesso oppure come esperienza diretta, può giovare nella sperimentazione dei laboratori espressivo-sonori, per raggiungere nuove consapevolezze, abilità, capacità comunicative e migliorare la relazione con sé e con l’altro.

L’uso della musica nell’antichità

Nel Rinascimento molti medici erano convinti che imparando a suonare qualche strumento musicale, la loro capacità di ottenere guarigioni sarebbestata più alta.

Il termine musicoterapia nasce nell’Antica Grecia e oggi indica il ricorso ad esperienze musicali attive, in cui si impiega la musica per coltivare l’espressione creativa, passive in cui predomina l’ascolto. L’uso del suono, come modalità di cura, non è cosa nuova. E’ probabilmente coevo all’apparire dell’essere umano sulla terra. Gli antichi, usavano il suono in rituali propiziatori per la fertilità, la nascita, il raccolto, la celebrazione della vita e della morte. Il suono evocava spiriti, entità, antenati e guariva il corpo dalle malattie. I popoli del passato avevano capito che il suono è una forza attiva fondamentale nell’universo, che ci influenza a più livelli, da quello fisico e mentale a quello emozionale e spirituale. Molti studi hanno dimostrato il duplice effetto terapeutico della musica sia nell’ambito fisiologico che psichico. La musica evoca sensazioni, stati d’animo, può far scattare meccanismi inconsci e aiuta a rafforzare l’Io. La musica è un mezzo di comunicazione anche laddove le parole diventano inutilizzabili. Infatti, essa permette di comunicare attraverso un codice alternativo rispetto a quello verbale. Le stimolazioni musicali possono suscitare miglioramenti nella sfera affettiva, motivazionale e comunicativa delle persone.

Ali di Farfalla

La Fondazione Giovanni Caporaso promuove e sostiene il progetto  “ALI DI FARFALLA”, finalizzato alla realizzazione di un centro per persone diversamente abili, con particolare attenzione all’età evolutiva, inteso come spazio appositamente strutturato per accogliere persone con disabilità ed in grado di garantire interventi socio-educativi, socio-riabilitativi e assistenziali.

Con il progetto “ALI DI FARFALLA” la Fondazione Giovanni Caporaso si propone come nuovo interlocutore per la comunità di Benevento e provincia, attraverso la creazione di un centro che mette a disposizione delle persone diversamente abili e delle loro famiglie strumenti di sostegno all’avanguardia e ausili tecnologici, finalizzati al miglioramento della qualità di vita.

Attraverso i vari laboratori e le diverse attività proposte dal Progetto “Ali di Farfalla”, la Fondazione contribuisce a costruire opportunità di benessere per le persone con disabilità, offrendo un sostegno competente ai servizi di cura svolti dalle famiglie e promuovendo una cultura più attenta ai diritti dei disabili.

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