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Maria Zuffia, una leggenda sarda con una morale di fondo

Non osate girovagare spettinate tra i borghi sardi o rischiate di essere scambiate per antenate di Maria Zuffia.

Un intercalare noto tra mamme e nonne sarde che si rivolgono alle ragazze che non pettinano i loro capelli:

“Dove stai andando con quei capelli? Mi parese una zuffia!”

Ma chi era la donna che si nasconde tra le pieghe nebulose della saga sarda?

Una leggenda dai toni cupi

Si narra che, in tempi remoti, una signora dai capelli canuti aveva dei ricci così fitti da non lasciare addentrare il pettine.

Da fanciulla veniva, spesso derisa per la sua capigliatura.

Essere alla berlina la rese schiva ed introversa.

Rimasta orfana di entrambi i genitori a soli venti anni, fu privata di un amore intenso e semplice di cui lei aveva ancora, profondamente, bisogno.

Isolata dal suo dolore, riversò tutto il suo tempo su un telaio ereditato dalla madre e che, a sua volta, aveva ricevuto dai suoi antenati.

Una maledizione ereditata

Un lascito generazionale che celava l’ombra “malsana” di una feroce maledizione.

Il telaio tramandato avrebbe dovuto saltare una generazione; in caso contrario, la sua erede “fuori posto” sarebbe stata rapita dai demoni della follia.

Un’arte che isola e ferisce

Maria, ignara del suo destino, divenne un’esperta tessitrice tanto da produrre tappeti sempre più pregiati e richiesti.

L’unico contatto che si assicurava con quel mondo ostile fuori dal suo uscio, erano delle ceste in cui depositava le sue creazioni.  

Nonostante fosse avvolta nel buio e nel silenzio della sua casa, era bersaglio dell’invidia delle sue compaesane per le sue doti artistiche.

L’astio si intensificò nel vedere i Reali piemontesi acquistare i suoi tappeti.

Un’infamia che costa cara all’anima

L’animo umano, prigioniero delle sue brutture, non conosce limiti e una notte si espresse in tutto il suo plumbeo fardello.

Alcuni compaesani, presi dai fumi dell’alcol, decisero di irrompere nel mondo solitario di Maria infierendo su di lei.

Oltre a deriderla, dopo averla legata ad una sedia, le sottrassero tutti i filati destinati ai nobili per farne un falò in piazza.

Quell’orribile gesto fu sottolineato dalle roboanti risate del resto del volgo.

Magia e follia

Maria, ripiegata nel suo mesto dolore, lesa ancora una volta nella dignità, scopri di essere destinata ad un portento: il suo telaio, oltre ad essere la fonte della sua maledizione, era fatato.

Avrebbe tessuto all’infinito senza essere toccato, rendendo la sua proprietaria, immensamente ricca.

Magia in cambio del suo senno.

La mattina seguente, Maria rispettò la consegna di tappeti di una bellezza senza pari.

Una vendetta che le costò la vita

Nessuno si spiegava come avesse fatto e mentre lei si gongolava per la sua inattesa fortuna, sopraggiunse il demone della follia e meditò vendetta.

Cosparse un potente sonnifero, realizzato con erbe essiccate e cenere, nelle acqu

e di una fonte a cui avrebbero attinto le donne del paese. La tradizione voleva che chiunque si dissetasse con le sue acque avrebbe ottenuto salute e fertilità.

Le donne in fila per rinnovare il voto, dopo aver bevuto, tuttavia, caddero in un sonno profondo, così come aveva previsto Maria.

Un tappeto di capelli

Soddisfatta, portò il suo telaio in prossimità delle donne assopite e prese a tessere un grande tappeto con i loro capelli che distese lungo la strada del paese.

Gli uomini, non trovando le mogli e calpestando il misterioso filato corsero presso la fonte.

Una scena raccapricciante si aprì dinanzi a loro: tutte le donne del paese, ammassate in cataste di corpi inerti con lo “scalpo” sanguinante.

Vittima sacrificale dai capelli di spine

Maria sghignazzava soddisfatta, completamente rapita dalla sua follia.

Fu giustiziata come unica responsabile dell’orribile accaduto.

Nei suoi occhi che si spegnevano, il sollievo di chi smette di patire.

Nell’animo dei suoi carnefici, l’illusione di essere le vittime di una donna folle a cui nessuno aveva lanciato la prima pietra.

Quella scomoda morale …

Una leggenda dai toni tristi e macabri con una feroce morale di fondo.

Nessuno vuole affrontare le proprie responsabilità quando gli viene offerta l’imperdibile occasione di riversarla sugli altri.

La follia non è altro che la resa di un animo ferito che mette gli artigli e diviene il mostro da temere e incolpare.

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