La magia è una dimensione complessa in cui abilità del “mago” e inganni della mente si confondono dando vita ad un’illusione.

Esiste un confine labile tra inganno dei sensi e il desiderio; una linea di demarcazione che ci impone la realtà che, talora, la nostra razionalità rifiuta.

Ci concediamo il termine “ambizione” giustificando a noi stessi quei sogni ad occhi aperti ad un passo dalla loro realizzazione fantasticata.

Poi ci sono quei luoghi, spazi sospesi nel tempo, in cui i sogni sono concessi senza che la ragione si senta minacciata; qualcuno ne detiene il potere ed è riconoscibile nell’atteggiamento, nell’abbigliamento e nelle capacità di destreggiarsi tra magia ed illusionismo.

Il mago “illude”, ci propone come reali delle immagini e delle esperienze sensorie che si adagiano nel limbo della nostra coscienza.

La capacità di suggestionare si lega alla disponibilità di essere suggestionati; proprio nell’incontro unico di due personalità distinte che si situa il potere della magia.

Già nel 1815, Jules de Rivère conia il termine “prestidigitazione” per sottolineare come certe illusioni siano legate alla semplice destrezza di mano.

Robert Houdin ne sottolineava il potenziale artistico. Rifiutava l’idea che il “prestigio” si limita alla mano che è più rapida dell’occhio, svilendo la magia ad un mero “imbroglio ottico”.

Scorciatoie cognitive: la mente che non accetta lacune

Oggi si è consapevoli che il potere della mente di trasformare la realtà è legata ad affascinanti meccanismi psicologici; questi capaci di indurre vere e propri stati ipnotici o semplici trucchi inconsci; questi ultimi sono sostenuti da meccanismi semplici di induzione ad una conclusione sottesa in assenza di dati sufficienti.

James Randi raccoglie limiti e potenzialità umane e li traduce in “bolle di Magia”. Sottolinea che “Per diventare un grande prestigiatore non basta conoscere il trucco, serve anche la capacità di usare a proprio vantaggio gli errori di ragionamento, i limiti dei sensi, le abitudini mentali, gli automatismi che caratterizzano il normale modo di pensare delle persone”.

Depistaggio: la mente che distrae

Sin da bambini, allo scopo consapevole di distogliere l’attenzione dell’adulto dalle “marachelle” mettiamo in atto dei semplici stratagemmi; per distrarre da una parete imbrattata mostriamo un dito macchiato di rosso spacciandolo per una ferita.

Da adulti le strategie si affinano con lo scopo di proporre vere e proprie “mistificazioni” della realtà a chi si sottopone all’inganno. Il depistaggio (misdirection in inglese) ha il preciso scopo di incanalare l’attenzione in direzione di particolari insignificanti distraendo dalla fonte del “raggiro”.

Quell’infido traditore del nostro cervello

Siamo suggestionabili nella misura in cui vogliamo esserlo?

Quanto della nostra volontà cosciente ci dispone all’inganno?

Siamo disposti ad “ammorbidire” le nostre difese per lasciarci condurre in terre inesplorate di cui non abbiamo un controllo razionale.

L’essere umano si dimena tra la necessità di colmare ogni possibile lacuna mentale e la rassicurazione di potersi permettere una “distrazione”. Si concede, così, un mondo alternativo in cui reinventarsi.

Siamo esseri meravigliosamente complicati, una fonte di magia inesauribile in cui non tutto può essere spiegato; le reazioni spontanee alle vicende della vita ci sorprendono tanto quanto la nostra incapacità di controllare il nostro presente e dominare il futuro.

Del resto neanche il passato è qualcosa che già possediamo e la nostra mente ha il potere di mutarlo nei ricordi … magie della psiche umana!

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