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La morte del proprio animale domestico equivale alla scomparsa di una persona cara

A cura di Marcello Rocco – La morte del proprio animale domestico equivale alla scomparsa di una persona cara. Chi ha subito una perdita del genere o comunque ha vissuto o vive con un amico a quattro zampe sa bene di cosa sto parlando.

Chi non ha mai avuto la fortuna di vivere parte della sua vita con una creatura del genere, in tanti casi, tenderà a non capire cosa state provando o peggio ancora proverà a minimizzare se non addirittura a darvi degli esagerati. Probabilmente quest’ultimi faranno anche paragoni del tutto impropri o porteranno alla vostra attenzione esempi che niente hanno a che fare con la perdita subita ed il dolore, lancinante, che state avvertendo.

Se poc’anzi ho usato la parola “fortuna” non è un caso. Incrociare sul proprio percorso di vita un cane o un gatto, principalmente, ma anche altri animali di compagnia è un vero e proprio dono del Signore.


Non per essere pessimisti o cinici ma difficilmente nella vita, a parte magari i propri genitori e nonni, si avrà l’opportunità di trovare qualcuno che vi amerà in maniera così autentica, incondizionata e senza chiedervi nulla in cambio.

L’importanza della “pet therapy”

Non è un caso che la “pet therapy” sia divenuta, negli anni, un intervento sussidiario di notevole importanza per affiancare le cure tradizionali. Un modo ancor più efficace per affrontare le più svariate malattie attraverso le interazioni che si possono far sviluppare tra paziente e un qual si voglia animale di affezione.

 
I cani soprattutto hanno un legame, indissolubile, con l’uomo ed infatti, da sempre, sono loro compagni di vita e anche di lavoro.

Giusto per fare alcuni esempi: i cani guida che affiancano persone con problemi visivi, motori e mentali; i cani pastore che hanno il compito di guidare e sorvegliare le greggi; i cani da soccorso impiegati per via terra e mare e i cani molecolari che hanno la capacità d’individuare le molecole legate ad un odore. Basti pensare ai cani da tartufo o ai cani poliziotto specializzati nella ricerca di stupefacenti, denaro illegale e materiale esplosivo.

I nostri amici al cinema

Sono tanti gli esempi nella storia cinematografica e del piccolo schermo che possono dare l’idea di quanto un cagnolino possa essere importante per un essere umano.
Basti pensare al Rough Collie Lassie, al San Bernardo Beethoven o ai pastore tedeschi Rin Tin Tin e Rex.


Per non parlare dei film di animazione come “La carica dei cento e uno”, “Lilli e il vagabondo”, “Charlie – Anche i cani vanno in paradiso” e il recente “Pets”.

Ancor più lunga la lista dei lungometraggi. Storie, spesso, non banali dove i romanzi e le sceneggiature dai quali sono tratti mettono al centro i migliori sentimenti umani. Un’umanità troppo spesso smarrita e ritrovata proprio grazie alla compagnia e la vicinanza di un angelo custode a 4 zampe.

Se dovessi scegliere un film che rappresenta tutto questo, senza esitazione alcuna, opterei per “Io e Marley”. Film del 2008, diretto da David Frankel, interpretato magistralmente da Owen Wilson, da una splendida Jennifer Aniston e dal protagonista Marley, un Labrador Retriever a dir poco pasticcione ma anche in grado di generare forti emozioni.

Un film che, incredibilmente, riesce a far ridere a crepapelle in un primo momento e a far piangere, in maniera copiosa, sul finire. La giusta metafora di quello che può essere l’attaccamento emotivo che ognuno di noi può avere con il proprio animale d’affezione.

Quel che conta è il ricordo di ciò che è stato e la gratitudine per l’affetto ricevuto

Ho deciso di scrivere questo articolo per ricordare il mio piccolo Spike, venuto a mancare in questi giorni, dopo 13 anni di convivenza e amore incondizionato. Una storia banale per alcuni, un racconto con tanti tratti in comune per altri.

Quel che conta è il ricordo di ciò che è stato e la gratitudine per l’affetto ricevuto. Un’esperienza che ha permesso a chi l’ha vissuta di diventare degli esseri umani migliori grazie all’aiuto di veri e propri amici e familiari a 4 zampe.

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