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Il contagio si intensifica in zone circoscritte, interpretazioni possibili

Il contagio sembra seguire delle mappe territoriali per soffermarsi senza apparente spiegazione. Iniziano gli interrogativi e le possibili interpretazioni.

Mentre noi esseri umani siamo costretti alla distanza, alla clausura, alla riflessione, il mondo fuori si riappropria dei suoi “polmoni”.

Tra i dibattiti di varia natura, stimolati dal tempo “dilatato” che ci “concede” il coronavirus, emerge un tema “scottante”. L’ambiente, l’ecologia, inquinamento, tutti termini che si imponevano tra social, tg e discussioni “impegnate”. Oggi tutto sfuma per lasciare spazio alle nuove priorità: contagio! In realtà coronavirus e ambiente sta diventando sempre di più un binomio indissolubile, non privo di ambiguità.

Il terrore di questo virus “coronato” costringe ad una vita casalinga, all’automobile chiusa in garage, alle strade libere.

Contagio di idee e supposizioni

Se vogliamo, razionalmente, trarre delle conclusioni ovvie, le restrizioni alla circolazione introdotte per combattere la diffusione del Covid-19, l’inquinamento in atmosfera si è decisamente ridotto.

Esaminiamo senza cedere all’ovvietà che può forviare dal nocciolo del tema. Se prendiamo in considerazione la concentrazione in atmosfera di particolato, dobbiamo sottolineare che le condizioni atmosferiche possono influire negativamente, quando non è favorito un ricambio d’aria. La concentrazione del particolato, pertanto, può restare invariata anche con una ridotta intensità delle emissioni.

La SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale- mette in allarme circa una “potenziale” correlazione tra l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico. Quest’ultimo sarebbe il principale veicolo di trasmissione e diffusione del virus.

Gli studi evidenziano una simmetria tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10, nelle aree interessate, e il numero di casi infetti da COVID-19. Tale analisi sembra quindi indicare una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da polveri sottili dei territori, coerentemente con quanto riportato per altre infezioni virali. Attualmente restano supposizioni, seppur valide, basate su pregresse esperienze di altri virius con cui l’umanità si è scontrata.

Un punto di partenza particolamente interessante per capire i maccanismi che hanno motivato una diffusione più intensa in zone specifiche, come il territorio lombardo.

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