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I primi mesi da mamma, un incanto che dura un istante

I primi mesi che seguono il parto sono così brevi da sfuggire con la rapidità di una lacrima di commozione, di un ricordo custodito nel cuore.

La prima notte, reduce di un dolore dalla “memoria a breve termine” è, quasi per tutte, insonne; rapite da quel viso che cambierà ogni giorno, ma che sembrerà sempre lo stesso, familiare, fino all’ossessione.

Il “quasi” vuole sottolineare che non tutte le esperienze di maternità sono condivise; la depressione post partum è, infatti, un demone insidioso che aliena dalla gioia di un lieto evento.

Questo articolo vuole, tuttavia, solo sottolineare le emozioni che sfuggono come rapide in piena, di fronte a tutti questi istanti che seguono il parto.

Il tempo di dimenticarne il dolore ed il pargolo sta già gattonando. Il tempo è tiranno, rapisce i nostri momenti migliori e li assottiglia fino a farli divenire sfuggenti.

Foto e ricordi che mutano con le emozioni che intervengono senza chiamarle.

Quei mesi in un solo intenso istante

Ti ritrovi a pensare “solo ieri ha lasciato la mia pancia ed ora è così cresciuto da pesare tra le braccia”.

La maternità può essere uno stato di grazia, un’estasi quasi autistica che avvolge e intensifica il mondo “morbido e intimo” della diade.

Non oso sminuire la figura paterna, ma qui è giusto sottolineare il “peso” delle guerriere che popolano il mondo di vita.

Nove mesi di dialogo silenzioso oltre le pareti di carne e nuvole; un gioco invisibile in cui madre a feto di rincorrono, si cercano, si sorridono senza che nessuno possa interromperlo.

Quel mondo interno che scandisce i minuti con amorevoli colpetti che dettano i primi ritmi, le prime necessità, le prime regole.

E lo chiamano “feto“, quell’esserino che mostra già una personalità che si estenderà fino a irretire l’intera esistenza della famiglia.

Tutti i sogni raccolti in una manina, chiusa in un pugno serrato, che rilascerà a poco a poco, come polvere di stelle nei nostri occhi velati di commozione.

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