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Danno dell’uso del cellulare sul cervello dei bambini, precauzioni da adottare

Un danno annunciato dai migliori esperti del campo; nonostante la consapevolezza il contatto tra cellulari e bambini non si riduce. Esistono, tuttavia, delle precauzioni efficaci per limitare le conseguenze.

Lo sottolinea la scienza e la Corte d’Appello di Torino: l’uso prolungato del cellulare può favorie l’incidenza di tumori cerebrali. Confermata la sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea sul caso sollevato da un dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico. I giudici hanno “concesso” il nesso con l’utilizzo frequente del telefono fatto dal lavoratore per 4 o 5 ore al giorno.

L’istituto Ramazzini vanta uno degli studi scientifici più articolati in materia di radiazioni a radiofrequenza prodotti da ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile ad intensità di campo simili a quelle a cui anche noi siamo esposti.

Risultati davvero allarmanti

I risultati hanno confermato i precedenti dati emessi allo studio americano sui telefoni cellulari, condotto dal National Toxicologic Program. Un aumento di neoplasie del cervello, di neurinomi e comunque di tumori delle cellule che rivestono i nervi.

La ricerca si è concentrata su 2448 ratti esposti a radiazioni GSM da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile 3G) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale fino alla morte spontanea.

Lo studio ha simulato l’esposizione alle antenne della telefonia mobile a delle intensità di campo speculari a quelle a cui sono sottoposti quotidianamente gli uomini nell’ambiente di vita e lavoro, cioè 5, 25 e 50 V/m. Nonostante gli esiti già lampanti, si ammette una “sottoesposizione” perchè quella realistica è considerata nell’arco delle 24 ore, tralasciando gli inevitabili picchi durante tutto il giorno. Questo “plus-lavoro” si osserva, soprattutto, nelle scuole e negli uffici, luogi in cui si permane per più tempo.

Un danno che può essere limitato

La dott.ssa Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna e leader dello studio, raccomanda alcune precauzioni per limitare i danni delle radiazioni:

  • Evitare di tenere i cellulari troppo vicini al corpo; uno dei dati più sicuri è quello sulla fertilità maschile, gli spermatozoi diminuiscono di numero e di motilità e quindi è bene tenere i cellulari lontani, in particolare dai testicoli, cosi come anche dal seno nelle donne;
  • Utilizzare gli Auricolari via cavo ma non il bluetooth che usa le onde elettromagnetiche come il telefono;
  • Evitare di telefonare quando la copertura è scarsa; soprattutto in situazioni in cui il cellulare è in movimento (in macchina o in treno) perchè per riuscire a rimanere collegato alla rete la potenza del segnale è maggiore ed emette più radiazioni.
  • Evitare di telefonare, se non lo si fa con auricolare, in treno o in autobus; negli spazi dove il metallo attorno non fa uscire le onde, e ci sono 60/70 telefonini attivi tutti insieme.
  • Non tenere mai il telefono sotto il cuscino e metterlo in modalità aerea di notte.
  • Spegnere il Wi-Fi di notte, quando non lo si usa, a titolo precauzionale. 
  • Assicurarsi che il segnale Wi-Fi di casa sia circoscritto alla stanza dove si lavora e che non arrivi fino alle camere da letto o al resto della casa. Tra l’altro dotare di cablaggio tutte le stanze ha un costo piuttosto limitato.
  • Evitare l’utilizzo nei bambini; eventuali cartoni animati su tablet o cellulare, vanno preventivamente, scaricati e poi bloccare la connessione del dispositivo.

I danni peggiori si esprimono sui bambini


Nei bambini i rischi aumentano per le cellule non ancora differenziate e questo li rende più vulnerabili. Inoltre, sono costituiti al 70% di acqua su cui le microonde agiscono, quindi sono più suscettibili.

Da non sottovalutare l’aspetto psicologico; il meccanismo di assuefazione al mondo virtuale o che comunque simula un mondo che non esiste pone delle rigide e insidiose barriere tra i bambini e la realtà. I giochi attivi ed interattivi con coetanei o familiari si riducono. Il cervello diventa in tal modo passivo e le difficoltà attentive si fanno sempre più imponenti. Si associano iperattività, insofferenza, tensione, tutte “sensazioni” che non incontrano strumenti abbastanza maturi per farvi fronte.

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