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Carlo Acutis, non smette di insegnare, neanche da morto

Si parla di destino quando ogni passo sembra eseguito con il solo scopo di assecondare ciò che sembra scritto. Piccoli geni che posseggono, sin dalla tenera età, delle competenze che, normalmente, si acquisiscono solo attraverso l’esperienza. Un occhio attento legge dei segnali anche impercettibili; un occhio “premuroso” vuole percepire quei cenni di eccellenza che finisce per sostenere, promuovere, indirizzare. Molte delle naturali inclinazioni sono dettate dall’esigenza, a tratti spasmodica, di attribuire al proprio figlio delle dimensioni con cui distinguersi. Le chiamiamo aspettative che, se eccesivamente pressanti, possono prendere la forma di frustrazioni.

Non sempre, tuttavia, un genitore ha un ruolo fondamentale in quel che sembra essere innato. Prendiamo il caso di Carlo Acutis, cresciuto in una famiglia credente, serena, rispettosa ma non particolarmente vicina alla realtà ecclesiastica. Il loro bambino assorbe dal loro modello educativo, di certo, la libertà di esprimere i suoi tratti caratteriali. Una vita piuttosto agiata, ricca soprattutto di spunti culturali che hanno mediato le sue capacità comunicative assecondando un canale che sembra essere il più diretto. Carlo mostra, prematuramente, spiccate doti informatiche e la consapevolezza di quanto questo strumento possa essere utilizzato per una diffusione rapida ed agevolata. Conosciuto in tutto il mondo come “il santo di Internet” era stato capace di raggiungere il mondo fuori dalla sua finestra con una semplicità disarmante. Allestiva mostre virtuali che arrivavano a vantare 50 mila visite a settimana; tra queste, tuttora online, quella dedicata ai Miracoli eucaristici.

Una vita straordinaria restando “tra le righe”

Una vita ordinaria, quella del giovane Carlo; semplice, sereno e sempre disponibile sapeva essere straordinario restando “tra le righe”. Il suo modo di essere “Carlo” non faceva pressione, non era ostentato, non metteva distanza con chi non possedeva tali, encomiabili, capacità di essere con gli altri.

Muore di leucemia fulminante, lasciando incompiuto un promettente progetto di vita; una giovane “candela” che non si è lasciata affievolire dalla brezza, ma si è spenza con una violenta raffica di vento. Eppure una vita, prima che la fiamma cessasse di illuminare il suo mondo, che ha lasciato delle tracce che non possono essere ignorate. Il coraggio, la curiosità, l’impegno, l’altruismo, l’umiltà tutte caratteristiche di cui questo mondo distratto ha fame, ma che ha imparato a mettere a tacere. Carlo ci ricorda che non è il tempo a dettare la qualità, ma il mondo in cui viene speso.

Carlo Acutis, il progetto dell’anima serena

Non mi dilungo sui misteri della fede, né sui progetti divini che hanno investito la sua giovane vita e la sua morte prematura. Quel che voglio evidenziare che siamo al cospetto di un miracolo di cui ognuno di noi dovrebbe “cibarsi”. Fare, come Carlo ci ha mostrato, della nostra vita un libro pieno, entusiasta, degno di essere scritto e riletto. Non ci è dato accumulare polvere con l’illusione che altri siano disposti ad allegerirci dalla coltre del tempo perso. Di ogni nostra azione bisogna accettare di esserne protagonisti, con coscienza e rispetto. Nessuno può discolparci degli eccessi o delle mancanze. Nessuno può essere, neanche in minima parte, responsabile dei nostri errori.

Carlo, con il suo corpo immutato nel tempo e nella morte, ci chiede di essere la migliore espressione di noi stessi, a partire dalla responsabilità di scelta, ripensamento e ravvedimento.

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