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1968 – L’attentato a Robert F. Kennedy a Los Angeles

Esattamente come per il fratello John, e come per lo stesso Martin Luther King, anche l’omicidio di Robert Kennedy non è mai stato chiarito fino in fondo; non ha mai convinto Sirhan Bishara Sirhan come folle assassino solitario di Robert Francis Kennedy.

Un attimo di follia nella confusione ha tolto la vita a Kennedy?

Era il 5 giugno 1968 e dopo aver festeggiato la vittoria all’hotel Ambassador di Los Angeles, Robert si dirige verso la sala della conferenza stampa tagliando dalle cucine dell’albergo; qui si trattiene qualche istante per salutare i dipendenti dell’albergo che lo attendono festosi; alla destra di Kennedy c’è la sua guardia del corpo, alle sue spalle c’è Paul Shrade, un dirigente sindacale che ha dato un forte contributo alla vittoria di Kennedy in California; in tutta quella confusione, fra la folla sbuca Sirhan Sirhan che punta una pistola contro Kennedy e inizia a sparare.

Shrade subito dopo gli spari rischia il linciaccio

Alla fine della sparatoria Paul Shrade si ritrova a terra, colpito alla fronte da un proiettile vagante, oltre a lui ci sono quattro feriti tra cui due gravi; ma riusciranno tutti a sopravvivere, nel frattempo Kennedy è caduto all’indietro; sotto la testa del senatore si estende subito una larga pozza di sangue e perde conoscenza; Sirhan è subito arrestato e portato via; la polizia deve proteggerlo dalla folla che vuole linciarlo, nei saloni dell’albergo la notizia si sparge velocemente, in pochi istanti, l’allegria si trasforma in disperazione.

La corsa all’ospedale e il tentativo disperato di salvare la vita a Robert Kennedy

Robert Kennedy è trasportato in tutta fretta nell’ospedale più vicino, dove è sottoposto ad un primo intervento chirurgico; ma le sue condizioni sono disperate. Con l’incubo di Dallas ancora vivo, l’intera nazione passa la notte col fiato sospeso, dopo il primo intervento, Robert è trasferito in un ospedale più attrezzato, il Good Samaritan dove subisce un secondo intervento; ma dopo aver lottato per 24 ore contro la morte, Kennedy si arrende e viene dichiarato morto alle 1:44 del mattino del 6 giugno; all’età di 42 anni.

Le azioni cancellate dalla memoria di Sirhan

Subito dopo l’arresto, Sirhan dice di non ricordare nulla dell’attentato, la sua memoria si ferma al bar dell’Ambassador; quando stava sorseggiando un caffè in compagnia di una ragazza e riprende nella stazione di polizia quando tutto è già accaduto, nel mezzo, il buio più assoluto.

Durante la perquisizione della sua stanza, la polizia trova un diario dove Sirhan ha scritto decine e decine di volte in maniera ossessiva, “Robert kennedy deve morire!”; i vicini però lo descrivono come un persona assolutamente tranquilla e normale che non ha mai dato fastidio a nessuno.

I mesi passano, ma Sirhan continua a non ricordare nulla dell’attentato; prima del processo gli avvocati dell’accusa e della difesa lo sottopongono ad un test psichiatrico per accertarsi che non stia mentendo; ma l’amnesia di Sirhan risulta reale a tutti gli effetti, riguardo al diario con le minacce di morte a Kennedy, Sirhan riconosce che quella è la sua calligrafia; ma non ricorda di aver mai scritto quelle parole.

Tante prove schiaccianti contro di lui ma…

Un anno dopo, nell’aprile del 1969 inizia il processo; ma il verdetto era già stato deciso; il difensore d’ufficio di Sirhan infatti rinuncia a contestare i capo d’accusa, riconosce subito la sua colpevolezza e si limita a seguire la linea difensiva della semi-infermità mentale; l’imputato protesta, vorrebbe chiarezza sui fatti ma non gli è permesso di controbattere o avere colloqui con il suo difensore; le prove contro di lui sono schiaccianti, l’esperto balistico Dwayne Wolfer ha fatto risalire i proiettili alla pistola di Sirhan; non meno di 10 persone lo hanno visto sparare a Kennedy e il diario trovato a casa sua, conferma l’intenzione di volerlo eliminare.

…non tutte.

All’unanimità Sirhan è condannato a morte, condanna che verrà poi trasformata in ergastolo; quando la California abolirà la pena di morte, il caso è chiuso, ma per qualcuno i conti non tornano. Il problema più vistoso per la versione ufficiale è costituito dal numero di proiettili recuperati, due estratti dal corpo; un terzo gli ha attraversato il torace, mentre un quarto gli ha perforato la giacca senza colpirlo andando poi a conficcarsi nel soffitto; dai cinque feriti è stato estratto un proiettile ciascuno, altri due proiettili sono ritrovati conficcati nello stipite della porta alle spalle di Kennedy; quindi fa un totale di almeno 11 colpi, ma la pistola di Sirhan, un revolver cal.22 poteva contenerne soltanto 8; ci sono almeno 3 proiettili di troppo perchè Sirhan abbia potuto agire da solo; nonostante questo la polizia di Los Angeles ha sempre sostenuto che furono 8 i colpi sparati quella sera; in questo modo si è potuto addebitare l’intera colpa a Sirhan; senza bisogno di denunciare la presenza di un secondo tiratore e quindi di un probabile complotto.

<<Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia…Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose…E con le somme di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione>>Robert Francis Kennedy.                

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