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Scuole chiuse e bambini per strada, i tanti volti della Campania che si perde tra i vicoli

Scuole chiuse e bambini per strada, un’immagine che potrebbe sembrare la naturale espressione dell’infanzia che irrompe fuori dalle mura casalinghe. Rimanda a voci cristalline e a giochi improvvisati nelle piazze del paese. Un mondo in cui i bambini sono tutelati da un senso di comunità che sosterrebbe una cultura intrinseca, tramandata da codici taciti.

Questa è la prima mattinata in cui, qui in Campania, le scuole hanno lasciato fuori dai loro cancelli i bambini; mondi acerbi sospesi tra il terrore di un virus incontenibile e il rischio di una dis-cultura che sembra meno minacciosa. Nessun tono polemico nei confronti di un provvedimento necessario a tutelarne la salute; tuttavia, generalizzare una condizione lascia fuori dal contesto tante microrealtà particolarmente a rischio.

I nostri bambini resteranno a casa, raggiunti dal tentativo, troppo spesso fallimentare, di didattica a distanza. Avranno una baby sitter, i nonni, genitori che hanno la possibilità di organizzarsi per restare a casa. Questa è la generalizzazione, dai toni a tratti utopistici, di famiglie come tante, ma non come tutte. In molti casi la scuola è un fattore protettivo più di quanto lo sia una sua temporanea chiusura. Succede quando nei vicoli sovraffolati di alcuni noti quartieri campani, i bambini si riversano nelle strade; schieri di angeli dal viso sporco persi tra chi ignora il rischio di contagio per superficialità, per disperazione, per esigenze di sopravvivenza.

Scuole chiuse e strade affollate

Sono condizioni estreme in cui i genitori non asscurano nè presenza, nè protezione nei confronti della loro prole; adulti intenti a assicurare il pane quotidiano con lavoretti di fortuna. Famiglie costrette a divorare le giornate che si avvicendano con fatica e che non possono essere sospese da un decreto. Sono realtà cadenzate da vite povere di progetti, di case vuote e di assenze che pesano sul futuro dei bambini senza tv, senza pc, senza baby sitter e senza pane.

La dispersione scolastica che caratterizza certe dimensioni sociali non riuscirà a contenere il fenomeno, nè a considerare il terreno fertile che si immola al contagio. Proprio in queste terre di nessuno, dove qualche sparuto martire ha lottato per affollare le aule, ora si vede vanificare ogni sforzo e molti dei bambini “adescati” dalla promessa di un futuro possibile, non torneranno più sui banchi di scuola. Resteranno per strada, contagiati o meno dal covid o da una cultura di strada che li renderà uomini senza progetti.

Caro Presidente, non dimentichi e non ignori

Caro Presidente De Luca, certa delle sue amare consapevolezze su queste realtà sommerse, abbracci quei bambini che, fuori dalle aule, saranno vittime predestinate. Oggi sappiamo che le generazioni attuali incastreranno, nel loro DNA emotivo, le incertezze di queste contingenze storiche; qualcuno, più di altri, sopravviverà, o forse no, a un “buco nero” e al timore che nessuno, nemmeno gli adulti di cui si fidano, potranno tutelarli dal rischio di esserne risucchiati. Queste paure si perdono tra i vicoli scuri, tra i silenzi omertosi di equilibri instabili che nessuno osa alterare, tra le famiglie che restano fuori dall’informazione e dal resto del mondo.

Teniamoli presenti perchè, ahimè, fantasmi in carne ed ossa e anche se invisibili, sono eserciti di anime che non possono più essere ignorati. In queste famiglie con le tv spente, i bambini hanno bisogno di sogni, certezze, della scuola e che siano “guardati” oltre una didattica a distanza che non ha voglia o potere di raggiungerli.

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