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Mohamed Mashally, il medico dei poveri, curerà gli angeli in paradiso

Mohamed Mashally, il medico dei poveri, un nome che non può sottrarsi al potere della storia. Un cuore che non ha fatto rumore, in vita come in morte, ma ha lavorato a pieno ritmo. Un palpito per ogni vita salvata, per ogni uomo destinato a perire di una malattia per cui ogni vaccino sembra solo un’illusione momentanea. Parliamo di povertà, di quella condizione per cui la bocca resta vuota e la salute un lusso che non puoi permetterti. Ogni giorno è guadagnato, sottratto ad un destino che sembra essere scritto, almeno per loro, i “poveri”.

Lasciati arrancare nell’indifferenza o, ancor peggio, nel finto buonismo. Sono fantasmi che camminano in silenzio per non farsi sentire, si lamentano a denti stretti, restano nell’ombra perchè, talora, anche i raggi di sole sembrano avere un costo. Ma nella penombra, con loro c’era Mohamed, the “Doctor of the Poor”. Laureato alla Facoltà di Medicina nel 1967 con 110 e lode, ha abbracciato una missione in cui l’unica ricchezza da accumulare è quella dello spirito, del dolore dignitoso, dei diritti umani, anche quelli che nessuno osa tutelare.

Il dottor Mohamed Mashally si è occupato dei poveri, nella sua città in Egitto, per più di mezzo secolo. Una storia che non è mai finita sulle copertine dei giornali; pochi e sbiaditi trafiletti solo dopo la sua morte. Una foto di lui che si muove tra le strade impolverate, con i suoi abiti laceri e uno sguardo più eloquente di un universo di tomi. Vi custodiva storie intense e tenere, vite strappate alla morte, gratitudine e lacrime di commozione.

Ha curato, gratuitamente, musulmani, cristiani copti, in una clinca tirara su con mezzi di fortuna. Ai più indigenti elargiva denaro perchè acquistassero farmaci; ai più “fortunati” destinava prestazioni mediche per meno di un dollaro. Una fila di “speranza disperata”, ogni giorno, si allungava davanti alla sua clinica. Dedicava gran parte della sua giornata e delle sue energie al suo lavoro e ai suoi pazienti. Non ha mai posseduto una macchina o un cellulare; camminava a piedi, talora anche per lunghi e faticosi tragitti. Era molto anziano, visibilmente denutrito, ma non affaticato. Ha trovato la forza nei risultati che otteneva ogni giorno. Promesse di vite che, altrimenti si sarebbero drasticamente interrotte per una semplice influenza, per una blanda infezione.

Come ogni storia dolce-amara merita, senza chiederla, una “ricompenza”. Quando uno dei ricchi signori del Golfo ha sentito parlare del dottore, ha donato del denaro e un’automobile per agevolare i suoi spostamenti. Muhammad ha utilizzato l’intera somma per “arricchire” la sua clinica degli strumenti necessari per accogliere quanti più pazienti possibili. Aveva, persino, venduto l’auto per aiutare i suoi pazienti. Muhammad Mashaly disse:

“Dopo la laurea ho scoperto che mio padre ha sacrificato tutta la sua vita per farmi diventare un medico. Così ho promesso a Dio che non avrei preso un centesimo dai poveri e avrei vissuto una vita al servizio del mio prossimo di qualunque cultura o religione sia”.

Da ieri, 29 luglio, la Terra è più povera, si è spogliata di un tesoro che nessuna ricchezza materiale potrà mai eguagliare. Nessuno prenderà il posto del dottore dei poveri, ma resterà vivo finchè anche solo un pensiero dei suoi pazienti si affida alla sua memoria.

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