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Il virtuale che perde colpi, nascono “locali del pensare”

In rete, sempre più in neretto, i caratteri di un pensiero espresso da un animo collettivo: il bisogno di ricorrere ai “locali della consapevolezza”, dimensioni sociali capaci di “liberare” emozioni dalla seduzione del virtuale.

Net” raggiunge i luoghi più impensati con la promessa seducente di “farti compagnia” quando la solitudine ti incastra senza rimorsi.

Un inganno sottile quello delle “relazioni virtuali” con soggetti per lo più “rivisitati” che indossano la maschera del “vorrei essere“.

Virtuale che soccombe sotto il peso delle relazioni autentiche

Oggi due correnti di pensiero scendono in campo, battagliando fino all’ultimo pensiero.

Mentre la “rete” impazza, imbrigliando anche i più reticenti, un’impellente necessità di contatti autentici, emerge in tutto il suo fragore.

Il paradosso è sottile: questo viscerale bisogno “troneggia” sui social, lo strumento che divulga e che si tenta di limitare.

Un ‘900 nostalgico, il ritorno al “vis a vis”

Le proposte della “massa nostalgica” è di realizzare dei locali che facilitino le relazioni e che prevedano un incontro reale, un contatto visivo, un sorriso dal “vivo”.

Bar, caffè, ristoranti che ricalchino l’atmosfera tipica del ‘900, quando sul tavolino si adagiava, al massimo, un agenda cartacea.

Emerge la ricerca di quegli angoli non inquinati dal “progresso” in cui privilegiare scambi costruttivi di idee e passioni.

Un’occasione di incontro tra estimatori di arte, gastronomia, letteratura, i moti dell’anima che ci inducono ad una spontanea e graduale evoluzione.

Una vera e propria evoluzione sociale che spodesti il monopolio del virtuale

Il ‘900, periodo storico-culturale di cui si inneggia un ritorno, è stato un fermento di cambiamenti, di rivoluzioni nelle correnti di pensiero, di scoperte che hanno cambiato il mondo, di movimenti artistici e culturali.

E’ al suo “candore relazionale” che si inneggia, restituendo, ai tempi moderni, la possibilità di scegliere tra guardare un monitor o negli occhi.

Un progetto agli albori che accoglierà le più disparate adesioni, nella speranza che non venga “contaminato” da inutili estremismi o fanatismi ridondanti.

I luoghi della consapevolezza che “sbarrano” l’ingresso al virtuale

Affinché i “luoghi della consapevolezza” siano riconosciuti nella loro “funzione” devono essere completamente “bonificati” di ogni forma di tecnologia.

Niente smartphone, computer, tv, musica ad alto volume, nessun immagine virtuale se non occhi che si incrociano e risate in compagnia.

Il “volto” delle idee

Lo spazio di condivisione deve essere “minimale”, ridotto agli elementi essenziali per agevolare le relazioni sociali e debellare una potenziale nostalgia per il virtuale.

Tavoli, sedie, cuscini, confort “fisici” che non si frappongano tra le persone che entrano in contatto.

I sorrisi e sguardi di complicità sostituiranno i “like“, ma saranno la conferma più autentica del proprio “contributo relazionale” nel mondo.

Cliccate qui per scoprire i locali che hanno aderito all’iniziativa. Armatevi del più radioso dei vostri sorrisi e lasciate a caso ogni barriera comunicativa.

Negli occhi del vostro interlocutore potrete cogliere l’autenticità del suo essere.

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