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La storia di Mario: tornato dalla Spagna ha cominciato a pulire le spiagge del Golfo di Salerno

A cura di Marcello Rocco

Per Stylise Magazine oggi vi raccontiamo la storia del ventinovenne Mario Panzarella, laureato in giurisprudenza, originario di Buccino paesino dalla storia millenaria dell’Area del Cratere Sele-Tanagro, che tornato dalla Spagna, appena iniziato lockdown in Italia, ha cominciato a pulire le spiagge del salernitano quando i DPCM emanati dal Governo nazionale e le ordinanze della Regione Campania glielo hanno permesso.

Mario si è trovato da una parte a contemplare la bellezza, senza eguali, del Golfo di Salerno e dall’altra lo scempio causato dall’inciviltà dei soliti zotici che, senza remora alcuna e potendo contare su una sicura impunità visto l’assenza dei controlli da parte delle Autorità preposte, sversano sulle nostre spiagge rifiuti di ogni genere a partire dai dannosissimi e antigienici mozziconi di sigaretta.

L’intervista a Mario Panzarella

Mario come è nata questa idea ma soprattutto quanto è stato difficile passare dalla teoria, che appartiene ai tanti, alla pratica che contraddistingue i pochi?

Tutto è scaturito dall’unione di due esigenze. La prima emotiva, fisica e viscerale, di un ritorno al mare e dell’immaginario che è capace d’evocare.
In secondo luogo, specialmente dopo due mesi passati in casa, avevo bisogno di fare attività fisica, prendere il sole e respirare iodio marino. Tutte cose molto raccomandate per il nostro sistema immunitario.

Così ho pensato che in considerazione delle disposizioni vigenti in Campania per la pandemia, fosse possibile unire l’utile al dilettevole e fare un’attività motoria “compatibile con l’utilizzo della mascherina”. Individuale si, ma finalizzata e propositiva alla pulizia del nostro tratto marino. 
Ho voluto mettere in pratica alcuni di quei buoni propositi che un po’ tutti agitiamo sui social, ma che poi, difettano di applicazione.

In quest’epoca ogni nostra azione è “Comunicazione”, si sono ribaltate le cose. Capita di vedere che prima si pensa a comunicare e poi, forse, si fa. Credo che abbiamo un urgente bisogno di tornare alla realtà di fare i fatti. Fare per poi comunicare, preoccupandosi poi, della divulgazione. 

Mario come mai ti trovavi in Spagna e quali insegnamenti porti in Italia a seguito di questa esperienza?

Sono stato nella Spagna meridionale per un master di cooperazione internazionale presso l’Universidad de Murcia.

Essendomi ambientato bene, terminata questa esperienza formativa, ho deciso di fare un tirocinio presso l’organizzazione non governativa ACCEM che aveva come mission la tutela giuridica dei migranti richiedenti asilo.

Dopo essere stato due anni in Spagna mi sono trasferito a Bruxelles dove, per un anno, ho lavorato presso l’organizzazione internazionale YEU che si occupa di scambi internazionali e dell'”educazione non formale”.

Queste esperienze e i legami instaurati hanno rafforzato in me una cultura di matrice politica ed ecologista. Basti pensare che in Spagna c’è un sistema di spiagge libere. In pratica non esistono le concessioni e questo aspetto fa si che i comuni investano sugli spazi e gli impianti pubblici con annessi controlli finalizzati alla salvaguardia e la valorizzazione del Bene Comune

Come valuti il fatto che appena finito il “lockdown”, il 4 Maggio, sono immediatamente ricominciati gli sversamenti illeciti? Abbiamo ancora in mente le sconcertanti immagini della spaventosa macchia nera nei pressi della foce del fiume Agnena sul mare del litorale Domitio, a confine tra Castel Volturno e Mondragone.

Spero di sbagliarmi, ma credo che vedremo altre scene così. 
Stiamo entrando in un terreno sconosciuto, il passaggio dai delfini nei porti agli sversamenti illegali è stato repentino. Considerando che quest’emergenza sanitaria è ancora in corso, ed è lungi ancora dall’essere risolta, già lo vediamo, c’è una parte del mondo imprenditoriale di questo Paese che preme per meno controlli, incentivi a pioggia e detassazioni. Senza voler entrare nel merito di queste richieste, mi chiedo solo una cosa: qualcuno ha pensato di vincolare questi aiuti al rispetto delle normative ambientali?

Nella teoria esistono una serie di leggi ambientali che proibiscono alcune attività, ma nella pratica queste attività si compiono impunemente e non vorrei che con la scusa del ritorno alla crescita, e alle pressioni anche sociali che seguiranno, si chiudano gli occhi sui temi fondamentali per l’esistenza stessa dell’uomo sul pianeta. 
Auspico, inoltre, maggiori controlli di polizia. Durante il lockdown sentivo quotidianamente passare un elicottero sulla mia testa, anche 5-6 volte al giorno, alla ricerca di passeggiatori solitari sul lungomare. Sarebbe bello vedere una simile solerzia anche con i criminali ambientali che da decenni avvelenano queste terre.

Non credo ci sia bisogno di avere statistiche alla mano per affermare che molte della patologie tumorali e croniche che affliggono la popolazione, derivino in gran parte dalla contaminazione sistematica dell’ecosistema.

A cosa attribuisci il fatto che in Italia, a differenza del resto d’Europa, non riesce ad affermarsi una coscienza ambientalista collettiva che poi possa trovare una rappresentanza attraverso un partito politico di natura chiaramente ecologista?


Domanda interessante. Innanzitutto intendo chiarire che per me i temi ambientali non sono di “sinistra” o di “destra”, essi dovrebbero essere sentiti dall’intero arco parlamentare. 
Sarò un po’ retrò: una volta era la politica a dettare la linea, anche operando sul piano di trasformazione della società, anche essendo impopolare.
Oggi i partiti politici sono perlopiù ventriloqui dei sondaggi e delle inchieste di opinione. Un partito “verde” in Italia al momento non è la priorità, poiché quello spazio politico non rende. 
La coscienza ambientalista collettiva mentre è matura in Germania, in Belgio, Olanda e altri paesi, in Italia è ancora acerba. Spetta all’informazione e ai movimenti coalizzarsi, e far entrare anche l’Italia nel circuito di un’internazionale ambientalista che non si limiti all’ambientalismo come “moda”, ma che entri dentro le questioni economiche e sociali del problema. Ci sarà da riconvertire enormi parti delle nostre economie, non tanto in Europa dove la così vituperata UE ha comunque operato verso una conversione “verde”, ma in quei paesi cosiddetti “in via di sviluppo” dove hanno sede le iniquità e le lordure di un sistema capitalista che costruisce il suo benessere sul malessere altrui. 
L’Italia potrebbe giovarsi di una coscienza ambientalista rinnovata che tenga conto del quadro di complessità del sistema. 

Purtroppo tra i mali del nostro secolo ci sono i cosiddetti “haters”, odiatori di professione, che sul web attaccano tutti coloro che provano a cambiare in meglio le cose. Nella tua attuale esperienza hai avuto a che fare con qualcuno di loro e se si quale pensi possa essere la migliore risposta da potergli dare?


Non mi sono imbattuto in veri e propri haters, ma più che altro in alcune persone che mi chiedevano “chi me lo facesse fare”, o “ma ti pagano?”. Pochi a dire la verità. La soddisfazione era vederli fumare, spegnere la sigaretta e tenerla in tasca, mentre mi guardavano pulire. A conferma del fatto che  “Nun è overo nun è sempe ‘o stesso. Tutt’e juorne po’ cagnà.” (Non è vero, non è sempre lo stesso. Tutti i giorni può cambiare) (ndr citazione di Pino Daniele dalla canzone “Terra mia”).

Qual è l’obiettivo che ti poni per questa campagna di sensibilizzazione sociale di cui ti sei reso protagonista?

In primis vorrei che questa iniziativa da individuale diventi collettiva. In questi giorni ho formalizzato l’iscrizione all’associazione ECOMONDO con sede a Salerno.
Conosco da anni il Presidente Michele Landi e il vicepresidente Gaetano Siano, amici e compagni validi e seri.
Dal primo momento che ho rimesso piede in città avevo pensato a riprendere le fila dell’impegno sociale e penso che la sfida debba attraversare anche la politica, partendo dal locale per costruire una piattaforma nazionale. 
Credo che associazioni, organizzazioni, liberi cittadini e movimenti debbano consorziarsi, cooperare, chiedere alle Istituzioni sempre più impegno su questi temi. Il rilancio di un’economia verde potrebbe essere anche una valida fonte occupazionale, basta abbandonare il modello “estrattivista” che ha fatto della natura un tavolo imbandito da dove tutti prendevano a mani basse, senza che nessuno pagasse mai il conto.


Greta Thunberg ci ha dimostrato, ancora una volta, che anche un singolo può fare la differenza se realmente crede in quello che sta facendo. Quale messaggio senti di voler trasmettere a chi leggerà questa intervista e conoscerà la tua storia?

Credo che questa emergenza sanitaria ci abbia solo avvertito sulle possibili conseguenze di un cambio climatico imminente, e sugli effetti a lungo termine di un ambiente contaminato sulle nostre vite. Il virus ha rivelato l’assoluta urgenza di un cambio radicale delle nostre abitudini e dei sistemi di produzione.

Come singoli cittadini, cambiando le nostre abitudini, possiamo fare molto, il valore simbolico di una presa di coscienza collettiva è enorme. L’ambiente non è qualcosa separato da noi. Stare in un ambiente insalubre porta il nostro organismo ad essere più attaccabile da qualsiasi agente patogeno.

La mia speranza è che questa semplice storia di banale raccoglitore di scarti, possa fare in modo che ci iniziassimo a porre delle domande. La vita, per quanto ci è dato sapere, è una. Essere ambientalisti significa prendere atto di un problema e di impegnarsi per risolverlo. Sta a noi decidere se vogliamo spendere questa vita in un piccolo paradiso terrestre fatto di mare, relazioni soddisfacenti, cibo salubre, aria pulita, ecc.; o in un inferno di plastica, acciaio, carbone, fumi tossici, di cibo senza sapore e di relazioni virtuali standardizzate.

Ogni giorno può cambiare, perché prima di aspettare le rivoluzioni “degli altri”, possiamo far partire quella che attraversa noi stessi. 

Grazie e buon lavoro.

Grazie a te Marcello e alla redazione di stylise.it per aver contribuito a dare voce a questa battaglia per salvare il mondo.

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