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28 anni senza Giovanni Falcone. Il suo ricordo vive in noi

A cura di Marcello Rocco – “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” Così il giudice Giovanni Falcone in un’intervista a Rai3.

Oggi, 23 Maggio, ricorre il ventottesimo anniversario del suo brutale assassinio, di Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito SchifaniAntonio Montinaro e Rocco Di Cillo.

Gli straordinari risultati ottenuti da Falcone e Borsellino:  dalla creazione del Pool Antimafia alle centinaia  di arresti eccellenti

Si potrebbe scrivere tanto circa i risultati straordinari che il Giudice Falcone, insieme ai colleghi  della Procura di Palermo, in primis Paolo Borsellino, riuscì ad ottenere nella lotta alla mafia.

Dalla creazione del Pool Antimafia, voluto dal Procuratore capo, Antonino Caponnetto, che rivoluzionò il metodo investigativo nella lotta alla mafia, alle decine e decine di arresti eccellenti. Giovanni Falcone fu il primo a capire l’importanza dei collaboratori di giustizia, mutuando dall’esperienza dell’FBI tale tecnica. Fu grazie alla collaborazione di Tommaso Buscetta che si conobbe com’era strutturata la mafia, l’esistenza della cosiddetta “cupola” ed i rapporti di questa con “cosa nostra” d’oltre oceano.

Decisiva fu anche la composizione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) della quale il prof Pino Arlacchi fu redattore esecutivo. Lavoro che portò al conseguimento di decine e decine di arresti eccellenti. La DIA venne istituita nel 1991 assieme alla sua interfaccia giudiziaria, la Direzione Nazionale Antimafia, progettata da Giovanni Falcone. La DIA e la Procura Nazionale sono oggi i due pilastri del contrasto della grande criminalità in Italia e nel mondo.

Giovanni Falcone fu osteggiato non solo dalla mafia ma anche da settori  della politica, della magistratura e dei mass media

Quello che però mi preme evidenziare in questo articolo sono i tanti ostacoli e i tentavi di discredito che il magistrato dovette subire nel corso della sua attività. Ilda Boccassini, nel ricordare l’amico e collega, arrivò a dire che fu sempre “trombatissimo” prima ancora che dalla politica da una parte della magistratura (fece scalpore la sua mancata nomina prima a Procuratore di Palermo, da parte del CSM, e successivamente a Procuratore nazionale antimafia).

Il 16 Novembre 1987 segnò uno spartiacque nella lotta alla mafia. A conclusione del primo maxi processo si arrivò alla sentenza che portò a  360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe da pagare. Risultato storico che premiò il duro lavoro dei Giudici Falcone, Borsellino e di tutto il Pool Antimafia. Per questioni di sicurezza dopo gli omicidi di Beppe Montana, Commissario della squadra mobile di Palermo e del poliziotto Ninni Cassarà; i giudici Falcone e Borsellino, con le rispettive famiglie, dovettero trasferirsi presso il carcere di massima sicurezza dell’Asinara al fine di completare gli atti istruttori del maxi processo a cosa nostra. Per ringraziamento di tale sacrificio Falcone e Borsellino dovettero pagare di tasca propria le spese di “soggiorno” all’Asinara.

Nei confronti di Falcone si innescò una vera è propria “macchina del fango” tesa a distruggerlo, prima ancora che fisicamente, umanamente e professionalmente. Fu massiccio l’attacco di certa stampa, di una parte della politica e della magistratura il cui culmine fu raggiunto prima dalle lettere anonime del cosiddetto “corvo” dove si accusava Falcone di usare alcuni pentiti (Totuccio Contorno) per eliminare fisicamente alcuni mafiosi e, successivamente, con le dicerie sul fatto che l’attentato dell’Addaura, la località dove Falcone aveva preso in fitto una villetta sul mare e dove quel giorno aveva ospiti colleghi di altri Paesi, tra i quali Carla Del Ponte, magistrato svizzero esperta di riciclaggio internazionale, fosse un falso attentato.

In quel contesto giova ricordare l’episodio che vide protagonista l’allora sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che accusò Giovanni Falcone di trattenere nel cassetto prove e documenti riguardanti alcuni politici. Il 15 Ottobre 1991, dunque pochi mesi prima del suo omicidio, Falcone fu addirittura costretto a difendersi di fronte al CSM dalle accuse di Orlando rieletto poi sindaco di Palermo, cinque volte, nell’arco di trentadue anni.

Il suo ricordo vive in noi attraverso gli insegnamenti che ci ha lasciato in eredità

Le idee del Giudice Giovanni Falcone restano e continuano a camminare sulle nostre gambe. Ci sono tanti esempi che potremmo fare. Uno su tutti è rappresentato dalla “Nave della Legalità” rivolta a studenti provenienti da tutta Italia che, il 23 Maggio, dal 2002 grazie ad una sinergia tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e la Fondazione Falcone, permette di ritrovarsi, a Palermo, sotto l’Albero Falcone” per celebrare gli straordinari uomini che hanno dato la vita nelle stragi di Capaci e via d’Amelio.

Quest’anno il tema della celebrazione sarà “Il coraggio di ogni giorno” in onore di tutti gli italiani che, con coraggio, hanno fronteggiato il coronavirus

“Il coraggio di ogni giorno” è il titolo che quest’anno avrà la manifestazione dedicata a tutti gli uomini e le donne che per via del coronavirus si sono sacrificati, lavorando giorno e notte in una situazione di pericolo, per garantire il bene dell’intera collettività. La professoressa Maria Falcone, sorella del Magistrato, ha così spiegato lo spirito delle celebrazioni di quest’anno: “In questa drammatica emergenza si è scelto di celebrare il coraggio degli italiani che si sono messi al servizio del Paese in uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Medici, infermieri, esponenti delle forze dell’ordine, insegnanti, militari, volontari della Protezione civile, farmacisti, commercianti, rider, impiegati dei supermercati. Donne e uomini che hanno reso straordinario il loro ordinario impegno mostrando un’etica del dovere che richiama uno dei più grandi insegnamenti che ci ha lasciato Giovanni Falcone ”. 

La manifestazione sarà prevalentemente virtuale per via del covid-19

Oltre i diversi momenti televisivi promossi dalla RAI, vista l’impossibilità di svolgere cortei e raduni per via del covid-19, quest’anno gli appuntamenti legati al 23 Maggio saranno prevalentemente virtuali. Infatti sarà possibile seguire tutti gli aggiornamenti sulle varie piattaforme social attraverso gli hashtag: #23Maggio2020, #PalermoChiamaItalia, #FondazioneFalcone e #ilcoraggiodiognigiorno. Per ulteriori informazioni e dettagli sul programma è possibile consultare le pagine www.miur.gov.it e www.fondazionefalcone.it. Sui due siti saranno progressivamente caricati materiali, foto, schede.

“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza”.

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