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Una suocera di traverso in un letto a tre piazze, le tre testimonianze

Una suocera può occupare posti che non vorreste concederle. Può mettersi di traverso o motrarsi come la migliore delle alleate; ma non è questo il caso …

Lei si chiama, Marta (un vago riferimento alla fortunata striscia a fumetti creata da Reg Smythe), lui, Vincenzo.

Si sono “scontrati” sui social, in un acceso dibattito sul feminismo; lei, accanita sostenitrice, lui vittima di un’ex particolarmente “focosa”, di cui conserva un ricordino a 32 denti sul fianco destro.

I toni, dapprima ostili, si ammorbidiscono di fronte ad un invito a cena che spiazza lei. Una favola moderna fatta di messaggi notturni, telefonate interminabili, selfie sempre più “complici”, progetti.

Pochi giorni per evadere dai social e “materializzarsi” di fronte ad un calice di vino sardo. Solo sorrisi e qualche scaramuccia a causa della gelosia di lei che inveiva, silenziosamente, contro quel morso indelebile nei ricordi di lui.

Un passato burrascoso con le donne della sua vita, a partire da sua madre, troppo presente, troppo premurosa, troppo “mamma”; Vincenzo si innamora dello sguardo rassicurante e sicuro di Marta.

Lei, disinvolta e passionale, si era realizzata approfondendo una passione infantile, il disegno che l’aveva indirizzata verso una scuola di alta formazione di design, dopo la laurea in architettura.

Una coppia solida, un fidanzamento lampo, un matrimonio curato nei minimi particolari … dalla madre di lui.

Un campanellino d’allarme per Marta, orfana di madre appena adolescente, alla ricerca inconscia di un riferimento femminile. L’aveva lasciata fare, beandosi di un’apparente, iniziale, complicità.

La SUOCERA, parola d’ordine per “conflitto”, almeno nell’immaginario comune, ma non per Marta; si era innamorata di Vincenzo, figlio di una madre troppo presente.

12 mesi di fedi al dito, 12 mesi di triangolazioni smascherate, poi, con un boato che ha assordato fino alla settima generazione; con la prima gravidanza vengono fuori le insicurezze di una “grande madre” che non vuole essere spodestata.

Inizia a serpeggiare un’animosità latente, un sottile antagonismo tra le donne che prende una direzione dolorosa con un biglietto, in seconda classe, di sola andata: conflitto!

Marta, al suo terzo anniversario di matrimonio:

Mia suocera mi fa pesare di non essere cresciuta sotto una direzione materna; dice che, per questo, non sarò mai una buona madre. Lei sa come ferirmi e lo fa ogni volta che intravede un’insicurezza. Vincenzo è troppo debole per prendere posizioni e mi lascia soffrire perchè è troppo “figlio” e poco “marito”.

Vincenzo è taciturno, poco amante della compagnia; i suoi contatti sociali si limitano a qualche sporadica cena casalinga con amici di vecchia data. Soddisfatto del clima matrimoniale, completamente inconsapevole, o forse poco attento all’insofferenza di Marta.

Nel giorno della festa della donna, Vincenzo racconta:

Mia madre adora i profumi, ne possiede un centinaio, tutti esposti in una vetrinetta in bagno. Eppure il suo odore lo riconosco come fossi un segugio; annuncia la sua presenza e mi svela i luoghi che ha lasciato da qualche minuto. Sono abituato, sin da bambino, a regalarle un flacone nuovo e lo faccio ad ogni occasione. Oggi le ho preso una confezione che ne contiene 8, tutti con fragranze primaverili.

Vincenzo, cosa hai regalato a tua moglie?” lo incalzo io, anticipando la risposta nella mia mente.

Marta? In realtà mi è sfuggito! In ogni caso lei è parsimoniosa, preferisce investire su nostro figlio. Non apprezza le spese superflue e io, per non darle noia, non le regalo nulla!

Se è così attenta alle spese, immagino che si risenta anche per i soldi spesi per la suocera, non è così?” Lo sfido io, nella speranza di far emergere una consapevolezza che sembra lontana.

La mamma è la mamma!

Lungi da me l’intenzione di consolidare un pericoloso stereotipo, largamente diffuso; quello della suocera che assume le sembianze di un’arpia con grembiule e matterello o intenta in un costante braccio di ferro con la nuora.

Mi limito a raccontare una storia, raccontata dai protagonisti, nella speranza che sia compensata da altri vissuti, decisamente più “armonici”.

Comunque, passo la parola ad Adelaide, per gli amici Ida, la suocera esperta in manicaretti e “taglio e cucito”:

Marta non sa accontentare mio figlio, fissata come è per la cucina sana. E che si mangia? Cibi di cui non so neanche pronunciare il nome. “Quella” non ha avuto una madre che le ha insegnato a cucinare! Povero Vincenzo mio, per lui ci voleva una donna come me…

Un corollario alquanto ovvio, quando sposi un uomo sei, quanto meno, fidanzata anche con sua madre e puoi sperare che i suoi “fantasmi inconsci” si alleino con voi.

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