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Maria Luisa D’Onofrio a 31 anni è la preside più giovane d’Italia

Intervista a cura di Marcello Rocco.

 “Mi sento vicina alle nuove generazioni e spero di riuscire ad essere un esempio positivo.”

Per www.stylise.it abbiamo deciso di raccontarvi la storia di Maria Luisa D’Onofrio da poco divenuta la più giovane dirigente scolastica d’Italia.

La dott.ssa D’Onofrio, originaria di Gesualdo (AV), paesino del profondo Sud, dopo essersi laureata in Scienze della Formazione primaria presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e aver rivestito per 7 anni il ruolo d’insegnante, il 2 Settembre, ha partecipato al concorso bandito dal Miur per dirigente scolastico.

Vinto il concorso è stata assegnata all’Istituto Comprensivo 2° Nord di Sassuolo, in provincia di Modena, dove la sua giovane età ha destato non poco stupore sia tra gli alunni che nel corpo docente.

Una bella storia di riscatto di un’intera generazione che, ancora una volta, ha dimostrato di essere molto di più rispetto a come viene descritta e agli stereotipi con i quali i ventenni ed i trentenni vengono etichettati: “Bamboccioni, choosy e sfigati.”

Lei proviene da Gesualdo, piccolo Comune della provincia di Avellino, cosa si sente di dire ed eventualmente consigliare a tanti giovani, suoi coetanei, che in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno faticano a trovare lavoro?

“Sono a conoscenza del mismatch tra domanda e offerta di lavoro che attraversa il nostro Paese. Le cause di tale divario rappresentano un ostacolo per molti giovani che tardano a trovare una collocazione. Il consiglio che sento di dare è quello di credere sempre nelle proprie capacità e di investire quanto più’ possibile nella formazione professionale. Mi sento vicina alle giovani generazioni e spero di riuscire ad essere un esempio positivo.”

E’ capitato spesso di vedere Ministri della Repubblica ed esponenti di primo piano della politica nazionale definire la Sua una generazione di “bamboccioni”, “choosy” e “sfigati”. Come risponderebbe a costoro?

“Non è motivante per i giovani in cerca di lavoro e di un’affermazione professionale, sentirsi offesi dalla politica. Sarebbe opportuno creare maggiori  spazi tra giovani e vertici politici da vivere come luoghi di dialogo e di sostegno soprattutto in un momento storico come quello che le giovani generazioni italiane stanno attraversando.”

Cosa si prova ad essere la più giovane Preside d’Italia e qual è stato il primo approccio con gli studenti ed i professori sassolesi?

“Forti emozioni. Un approccio positivo, mi sono sentita accolta dal corpo decente che da subito ha mostrato rispetto per il ruolo che ricopro. Gli studenti incuriositi di conoscermi, hanno apprezzato tanto le visite che quotidianamente cerco di fare nelle loro aule.”

In questi 7 anni di esperienza come docente ha visto crescere o diminuire gli episodi di bullismo, cyberbullismo ed intolleranza tra i banchi di scuola?

“Questo è un fenomeno in crescita. Nelle mie scuole si lavora quotidianamente per arginarlo. Ritengo fondamentale l’azione della scuola per sensibilizzare studenti e famiglie verso una tematica così complessa.”

Avrà sicuramente seguito il caso della professoressa schernita dai propri studenti, in un liceo del salernitano, i quali hanno poi anche diffuso in rete dei video diventati virali. Qual è la sua formula per affrontare l’emergenza sociale causata dai fenomeni di cui parlavamo poc’anzi e dall’uso distorto degli smartphone e dei social network da parte delle nuove generazioni?

“Si, ho seguito l’episodio.  Purtroppo i rischi di un uso distorto degli smartphone sono alti ed è per questo che le agenzie educative per eccellenza, la scuola e la famiglia, debbano lavorare in sinergia per riuscire a stabilire relazioni autentiche con gli studenti e un grado di consapevolezza che porti loro a cogliere le opportunità formative che gli strumenti tecnologici possano portare.”

Cosa si sente di dire alle ragazze e ai ragazzi italiani che hanno voglia di proseguire il loro percorso di studi ma che sempre più spesso vengono scoraggiati da adulti che gli dicono che “in Italia si va avanti solo per raccomandazione” e che il “titolo di studio non serve a niente”?

“Questo è un luogo comune che deve essere arginato. Ogni ragazzo è portatore di capacità che meritano di essere valorizzate attraverso lo studio. Io non mi sono abbattuta di fronte a coloro che  hanno cercato di spaventarmi con tali dicerie.”

Grazie e in bocca al lupo per tutto.

“Prego. Viva il lupo.”

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