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La storia di Carmela, giovane infermiera campana che, con coraggio, è rimasta in Lombardia a compiere il proprio dovere

A cura di Marcello Rocco – Quella che vogliamo raccontarvi oggi, in esclusiva per “Stylise Magazine”, è la storia di Carmela Amato, giovane infermiera campana che ha deciso di rimanere in provincia di Milano a compiere il proprio dovere mentre tanti altri, in maniera irresponsabile ed egoista, sono letteralmente scappati dalla Lombardia favorendo, così, il diffondersi del “coronavirus – covid-19”.

Tra le categorie maggiormente esposte, in quanto in prima linea, ci sono senza ombra di dubbio le Forze dell’Ordine e, soprattutto, il personale medico sanitario che, in queste settimane, stanno facendo turni massacranti per garantire il diritto alla salute e la sicurezza degli italiani.

Quella di Carmela è una storia come tante, piena di sacrifici ed amarezze, che si contraddistingue per la sua grande dignità. Dopo essersi laureata in scienze infermieristiche nel Novembre del 2016 all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, presso la sede di Benevento, per la giovane irpina comincia la classica trafila dell’invio dei curriculum e dei concorsi in giro per l’Italia. Il 5 Maggio 2019, dopo il superamento dell’agognato concorso, Carmela parte per la Lombardia presso l’ASST Rhodense (ospedale di Rho).

Oggi a questa giovane donna, al pari di tanti altri suoi colleghi, il nostro Paese chiede uno sforzo senza eguali. Lo stesso Paese che fino a ieri ha ignorato e disatteso, nel peggiore dei modi, i sogni e le speranze di intere generazioni di professionisti. Giovani che dopo essersi impegnati, con abnegazione e passione, negli ambiti più svariati, sono stati abbandonati a loro stessi.

Prima che il coronavirus entrasse a far parte della tua e delle nostre vite com’era vivere in Lombardia? Al tuo arrivo come ti ha accolto la cittadina di Rho?

In verità ero abbastanza spaventata all’idea di dover lasciare la mia terra per trasferirmi al Nord da sola. Ma al mio arrivo qui a Rho sono stata accolta benissimo, soprattutto a lavoro. I miei colleghi sono delle persone splendide. Rho è una cittadina molto tranquilla, prima dell’arrivo del coronavirus si conduceva una vita normale, oltre al lavoro, nel tempo libero, passeggiate al parco, aperitivi, uscite con gli amici. Insomma cose “normali”.

Parlaci di come stai vivendo questa emergenza sanitaria che per le proporzioni che ha assunto è paragonabile ad un vero e proprio scenario di guerra.

Non mi aspettavo un’emergenza di questa portata. Ha colto di sorpresa tutti noi. Non eravamo pronti. Io vivo da sola, non ti nego che la paura è tanta (perché anche noi abbiamo paura) ed essendo in prima linea, tra le corsie, i rischi sono alti. Adesso si vive in una condizione psicologicamente pesante. Ma tra colleghi cerchiamo di darci forza gli uni con gli altri. Anche un semplice messaggio per non farti sentire sola aiuta tantissimo e ti da la giusta carica per continuare a lavorare nonostante le difficoltà e le paure.

Con l’acuirsi dell’epidemia come sono cambiati i tuoi turni e di conseguenza il tuo stile di vita?

I miei turni, per adesso, non sono cambiati molto. Ma indubbiamente i carichi di lavoro aumentano perché le cose evolvono rapidamente giorno per giorno. Per quanto riguarda il mio stile di vita beh, la mia giornata è: casa-lavoro, lavoro-casa. Quando sono a casa cerco, in qualche modo, di non pensare continuamente alla grave situazione che stiamo vivendo anche se è molto difficile

Qual è, in linea generale, la situazione presso ASST Rhodense (ospedale di Rho) nel quale lavori?

Ormai il pronto soccorso dell’ospedale è quasi tutto dedicato alla lotta contro il virus. I numeri, quindi, non sembrano certo diminuire. La situazione è preoccupante

Vivere tutto questo, lontano dai tuoi affetti, quanto ti costa?

Puoi immaginare che mi costa tantissimo. Tornare a casa dal lavoro e stare da sola, vivendo tutto ciò senza la mia famiglia al mio fianco mi rattrista molto. Il mio pensiero è sempre rivolto a loro e a quando potrò rivederli e riabbracciarli di nuovo.  Spero che, al più presto, riusciremo a venirne fuori da questa situazione così da poter tornare giù e stare con i miei cari.

Se potessi lanciare un appello al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Sanità Roberto Speranza cosa gli diresti?

Gli direi che adesso la priorità deve essere data a chi cura e assiste. Si apprende che attualmente su oltre 2.300 professionisti positivi a COVID-19 oltre l’80% sono medici e infermieri. Secondo una direttiva, per l’operatore sanitario che è venuto a contatto con un sospetto o confermato caso di COVID-19 non è necessario eseguire il tampone e se asintomatico non interrompe il lavoro e usa scrupolosamente i dispositivi di protezione individuali. Il problema è che i dispositivi adeguati scarseggiano o addirittura sono inesistenti. Bisogna, quindi, intervenire subito, oggi, non domani perché ogni ora persa è una battaglia persa contro il COVID-19!

Mi auguro, inoltre, che gli infermieri non vengano dimenticati quando questa battaglia sarà finita.

Ci conosciamo da una vita e per tale motivo non possiamo che terminare questa intervista dedicando un pensiero alla tua famiglia che, nel Comune di Serino (AV), vive con ancor più apprensione la lontananza da te per via della scelta che hai fatto di aiutare il prossimo. Se ti va parlagli come se fossero qui di fronte a te.

Vi voglio un bene immenso. Mi mancate tanto e non vedo l’ora di riabbracciarvi tutti.

E non posso non concludere con un messaggio per tutti: RESTATE A CASA, AIUTATECI A CONTENERE IL CONTAGIO, INSIEME DOBBIAMO VINCERE!

Viva l’Italia. Forza Campania. Ciao Serino!

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