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Storie di fantasmi: la grotta di Maria Cristina nel Bosco di Capodimonte

La grotta di Maria Cristina, nascosta in una delle tante deviazioni dei vialoni del Bosco di Capodimonte, è uno di quei luoghi che assumono un’anima.

Ci sono infatti decine di leggende, storie d’amore, di fantasmi che i giovani esploratori raccontavano; dando un fascino incredibile a un luogo che di storia, in realtà, non ne aveva. In origine infatti era una delle tantissime cave di tufo che caratterizzano i valloni di Colli Aminei e Capodimonte; ma, data la sua presenza peculiare all’interno del Bosco di Capodimonte, presto cominciò a diventare protagonista di racconti ideati da audaci ragazzini in cerca di avventure.

Secondo le leggende popolari la grotta di Maria Cristina di Savoia è legata ad un episodio della vita della sfortunata moglie di Ferdinando II; madre dell’ultimo re di Napoli, Francesco II.

Quando la regina frequentava la Reggia e il Real Bosco di Capodimonte la grotta sicuramente era identica a come la conosciamo oggi; magari con qualche frana in meno.
Alcune leggende riferiscono che la regina amava ritirarsi in una misteriosa zona isolata del Bosco per trovare l’ispirazione per passare del tempo sola a pregare.

Altri, più malignamente, parlano di ritrovo degli amanti della donna,;cosa abbastanza improbabile in quanto la moglie di Ferdinando II fu molto fedele, dal carattere mite e profondamente affezionata al marito.

Ma sempre tornando a questa parte della leggenda, si narra che la regina, terminati gli incontri con i suoi amanti li uccideva; come una mantide religiosa, gettandoli dall’alto della cava e ciò spiegherebbe i cumuli di terra rilevati in corrispondenza dell’apertura.

Maria Cristina si distinse nella vita per la sua bontà. Riuscì a portare più democrazia, fermò l’esecuzione delle pene capitali; fece concedere la grazia ai condannati a morte e non si dimenticò mai dei meno fortunati.

Conosciuta come la ‘Reginella Santa’, è stata beatificata il 25 Gennaio 2014.

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