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Gianni Versace: eclettico e unico, ci lasciava 24 anni fa

Creatività che si fa leggenda. Forse con queste poche parole possiamo renderci conto di cosa è stata per l’Italia e per il mondo la figura di Gianni Versace. Andato via troppo presto. Fine interprete di un gusto eccentrico e stravagante, ha reso come pochi il Made in Italy una garanzia a livello mondiale; un glamour dionisiaco il suo, in bilico tra barocco, rock e pop.

La mattina del 15 luglio 1997 lo stilista Gianni Versace fu ucciso davanti alla sua casa di Miami Beach, in Florida, mentre rientrava da una passeggiata. A sparare fu Andrew Cunanan, un serial killer che nei tre mesi precedenti aveva ammazzato altre quattro persone, e che era conosciuto per stringere legami con ricchi uomini anziani, sfruttandoli per soldi.

A quanto si sa, però, Cunanan e Versace non si conoscevano, e non si seppe mai se dietro alla morte dello stilista ci fu qualcosa di più di una sfortunata coincidenza: anche perché Cunnan si suicidò una settimana dopo. L’omicidio di Versace ebbe un grande impatto negli Stati Uniti e soprattutto in Italia.

Le radici di Gianni

Versace nacque a Reggio Calabria nel 1946, e fin da piccolo visse dentro alle cose di moda per via di sua madre, che aveva una bottega da sarta nel centro della città. All’inizio degli anni Settanta si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare per alcune aziende di moda e nel giro di qualche anno arrivò a presentare la prima collezione con il suo nome sopra. In quel periodo la moda era ancora una cosa che riguardava gente molto ricca.

Versace sapeva che la frontiera della moda era un’altra, e prevedeva lo sconfinamento e la sovrapposizione con la cultura popolare.

Si portò dietro le cose con le quali aveva convissuto fin da bambino: «Quando nasci in un posto come la Calabria, e tutto intorno c’è la bellezza, delle terme romane, dei monumenti greci, non puoi fare a meno di essere influenzato dalla classicità».

Nelle sue collezioni mise simbologie etrusche, elementi della Grecia antica e il Barocco italiano, ma li mischiò con la musica punk, con la street art, con materiali come plastica e metallo, e invenzioni solo sue, appariscenti e apparentemente poco raffinate, come le cinghie di pelle.

Grande appassionato di arte, in particolar modo del periodo neoclassico. Avido collezionista di sculture, vasi antichi e opere d’arte di tutti i tipi e di tutti i periodi storici (Picasso, Degas, De Chirico o Lichtenstein). Ammira moltissimo anche Patty Pravo: una volta, per poterla vedere da vicino dopo un concerto, scavalca un cancello altissimo rischiando di rompersi tutte le vertebre. Il suo vero punto di riferimento, però, è sempre stata la famiglia, molto affezionato ai fratelli Santo e in particolar modo a Donatella. Gianni adora la sorellina e la plasma come fosse una bambola. È sua ad esempio l’idea di tingerle i capelli di biondo platino.

Il desiderio di allargare il bacino di fruitori dell’alta moda: l’intuizione del coinvolgimento delle star

L’aspetto più evidente in cui si tradusse il suo sforzo di allargare il bacino di fruitori dell’alta moda, fu il coinvolgimento di celebrità che fino ad allora non avevano avuto un ruolo diretto in quel mondo, da Madonna a Bon Jovi a Sting.

A Versace si deve anche l’utilizzo di supermodelle strapagate, le cosiddette top model. In una sfilata nel 1991 fece uscire insieme Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista e Christy Turlington a braccetto mentre cantavano “Freedom” di George Michael. Era già avanti.

Con molte delle celebrità con le quali collaborò, Versace diventò molto amico: da Woody Allen alla principessa Diana a Mike Tyson, che bazzicavano spesso nelle sue case a Manhattan o sul lago di Como. Il suo nome diventò sinonimo di divertimento, del godersi la vita, del sesso, dell’intrattenimento e della celebrità.

Dal 1982 alla sua morte, Versace fu fidanzato con il modello Antonio D’Amico, che cominciò a lavorare come stilista per l’azienda che Gianni Versace aveva fondato nel 1978 insieme alla sorella Donatella e al fratello Santo, e che in breve tempo era diventata una delle più importanti del settore.

Il mondo della moda non sarebbe lo stesso senza la Medusa. E questo lo sappiamo tutti. Così come nel profondo sappiamo che Gianni sarà sempre il nostro fratello, amico, connazionale eccelso a cui hanno strappato la vita. Ingiustamente. E ci mancherà. Sempre.

REGGIO È IL REGNO DOVE È COMINCIATA LA FAVOLA DELLA MIA VITA: LA SARTORIA DI MIA MADRE, LA BOUTIQUE D’ALTA MODA. IL LUOGO DOVE, DA PICCOLO, COMINCIAI AD APPREZZARE L’ILIADE, L’ODISSEA, L’ENEIDE, DOVE HO COMINCIATO A RESPIRARE L’ARTE DELLA MAGNA GRECIA. 

GIANNI VERSACE

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