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Ciao Alitalia! Il tramonto di una storia italiana

Oltre settant’anni di lavoro, di stile, di design, di made in Italy che tutto il mondo ci ha invidiato…certamente anche di amarezze, delusioni e imperfezioni; ma fa parte del gioco. Un gioco di squadra, una squadra italiana di valori, che ci ha accomunato nel bene e nel male, facendoci sentire parte della stessa bandiera. Quella tricolore che imperava sulle grandi ali degli aerei o sui loro fianchi, sinuosi come quelli di una donna sensuale.

Il New York Times, nei mitici anni ’90 diceva che Alitalia si distingueva “per i suoi interni di tendenza e per le uniformi di design a firma di Giorgio Armani; più che per i servizi e la puntualità.”  A suo modo, un complimento.

Alitalia ristabilisce un’immagine di lusso con quelle divise Armani comprensive di blazer verde oliva e camicie alabastro; che sembra accompagnare l’opulenza della Milano da Bere agli ultimi fuochi.

In parallelo all’affermarsi delle compagnie low-cost, Alitalia, nonostante i già evidenti problemi gestionali, rimane per contro fedele alla sua estetica ricercata tutta italiana. Nel 2016, infatti, c’è ancora spazio per un ultimo colpo di coda; le divise retro-chic di Alberta Ferretti con cui la nuova proprietà Etihad prova a rilanciare, senza fortuna, l’immagine della compagnia.  

Una storia italiana dal 1947

Era il maggio di 74 anni fa quando iniziava la storia “gloriosa” dell’Alitalia. Un decollo targato Alitalia-Aereolinee Italiane Internazionali che porta la data del 5 maggio 1947; con il primo volo nazionale Torino-Roma-Catania, seguito due mesi dopo dal primo volo internazionale da Roma a Oslo con 38 passeggeri a bordo. Tre anni dopo arrivano le prime hostess, con le divise delle sorelle Fontana, entrano in linea i quadrimotori DC4 e si introducono pasti caldi. Dieci anni dopo l’Alitalia cresce, diventa Alitalia-Linee Aeree Italiane, una compagnia con 3.000 dipendenti e 37 aerei; che scala la classifica internazionale dal 20esimo al 12esimo posto. Di lì è un crescendo che la porta nel 1960 a diventare la compagnia ufficiale delle olimpiadi di Roma; e a trasportare per la prima volta oltre un milione di passeggeri; nel 1969-70 arriva l’iconica “A” tricolore sugli aerei al posto della “Freccia Alata”.

E’ proprio negli anni Novanta però che arrivano le prime difficoltà, complice la liberalizzazione del trasporto aereo. Una serie di scelte sbagliate fa lievitare le perdite. Nel 2008, per evitare la vendita ad Air France-Klm, viene creata una cordata di imprenditori italiani, i cosiddetti ‘Capitani coraggiosi’; ma l’avventura di Alitalia Cai non dura molto. Nel 2015 ci riprova Etihad, ma nemmeno il ricco investimento da 1,7 miliardi riesce ad evitare l’amministrazione straordinaria; che scatta il 2 maggio 2017 e arriva ai giorni nostri.

Allora ciao Alitalia; con te abbiamo viaggiato, scoperto, sognato, anche un po’sofferto. Ma sei stata comunque parte di noi. Della nostra storia di italiani. Con tutte le fragilità e le debolezze che ci rappresentano. Ma anche con tutta la bellezza, il lusso e la classe impareggiabili che abbiamo.

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