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Bar chiuso a Gesualdo (Av) per mancata esposizione di un cartello. Il titolare: “Ci vorrebbe più umanità”

Alle 7 del mattino i carabinieri, senza nessun avventore all’interno, chiudono un bar per la mancata esposizione del cartello che indica il numero massimo di persone ammesse. Questo è quello che è avvenuto a Gesualdo (Av) nella piazza principale.
“Nulla contro i carabinieri, ma davvero forse si è perso il buon senso. Abbiamo visto in tv scene di ogni tipo senza che nessuno sia intervenuto. Qui parliamo di un piccolo bar che, dopo settimane di chiusura, approfittando della zona gialla, decide di aprire in un mattino freddo e gelido;  già per questo tanti commercianti andrebbero ringraziati -afferma il titolare del bar Neviera Angelo Flammia. –

Ci si fa il segno della croce sperando che si possano recuperare almeno le spese. Al contrario i primi clienti sono proprio i carabinieri. Che invece di chiedere di apporre il cartello, che fanno? Sottopongono il locale alla chiusura per cinque giorni per la mancata esposizione dello stesso e contestano il non rispetto della distanza di sicurezza; cosa al quanto improbabile visto che a quell’ora nel bar non c’era assolutamente nessuno”.

Il locale era in fase di apertura, per questo non era stato ancora affisso il cartello

Il proprietario tra l’altro afferma che il cartello è vero che non c’era; ma per il semplice fatto che il bar era ancora in fase di riapertura e che sarebbe stato affisso appena accesso il forno con i cornetti, la macchina con il caffè e le varie incombenze che si fanno al mattino presto all’apertura di un’attività.
Si è interessato della vicenda anche il presidente della Confimprenditori Gerardo Santoli che si è detto sorpreso dell’accaduto:

Si rischia sempre che a pagare le conseguenze siano i più deboli

“ Certo i carabinieri hanno fatto il loro lavoro; del resto le forze dell’ordine vanno ringraziate per quanto stanno facendo in questi giorni di pandemia. Ma non possiamo non capire lo sfogo del commerciante a cui va la nostra solidarietà. Si rischia sempre che a pagare le conseguenze siano i più deboli . Da parte nostra come associazione ci rendiamo disponibili a sostenere le spese legali che eventualmente il barista dovrà affrontare. E’ ovvio che  questo approccio porterà alla chiusura definitiva di molte attività; bisogna anche rendersi conto dello stato d’animo di tanti piccoli imprenditori e lavoratori duramente provati dai lunghi mesi di chiusura o di aperture a singhiozzo. La sostanza deve valere sempre più della forma – conclude Santoli.-  Non si può  prevedere la chiusura di un’attività per un cartello, se la norma prescrive questo, va assolutamente cambiata. Altrimenti è la fine”.

Panoramica di Gesualdo

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