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Cioccolata, un’antica leggenda che giunge fino ai nostri palati

Le piante del cacao, in tutte le sue varietà, sembrano essere accomunate da una caratteristica lampante, la sua bontà.

In realtà esistono circa 14.000 specie catalogate che convergono in tre “ceppi” principali: Forastero, Trinitario e Criollo.

Ha una diffusione spontanea in un contesto climatico che ne favorisce la crescita e fruttificazione.

La mappa del cacao

Asia, Africa e centro/sud America si impongono come protagoniste assolute della produzione di cacao, distribuito in tutto il resto del mondo.

Con il tempo, quando le qualità del cacao sono state ampiamente diffuse, le piantagioni sono state replicate altrove, ove il clima lo consente.

Alcune varietà genetiche hanno attecchito in altri contesti territoriali grazie alle caratteristiche di robustezza e facile riproduzione del frutto; altre, particolarmente delicate, restano una produzione “elitaria” e ricercata.

Agli albori del cacao

Le popolazioni che, storicamente, sono legate alle origini del cacao restano gli Olmechi, Toltechi, Maya e Aztechi che avevano individuato in questa pianta preziosa un potenziale, oltre che nutritivo, anche economico; veniva, infatti, utilizzata come moneta di scambio.

Divenne, gradualmente, un protagonista indiscusso della collettività, come parte integrante di cerimoniali e occasioni sociali, soprattutto tra i ceti sociali privilegiati.

Il cibo degli dei

Il cioccolato origina dai semi della pianta del cacao e riconosce un’etimologia latina, Theobroma e delle radici remote nel tempo.

La versione più affascinante resta, comunque, quella legata al popolo Maya che attribuivano al cacao un potenziale a cui poteva accedere solo una fetta di etnia più elitaria.

Cibo degli dei”, difatti, risulta essere la traduzione letteraria della sua denominazione latina.

Una pregiata moneta di scambio utilizzata per rifondere le ricchezze dell’imperatore.

I Maya utilizzavano il cacao miscelato con acqua calda giustificando il nome della pianta che giunge fino ai nostri giorni data dall’unione tra chacau (caldo) e haa (acqua).

Il dio cacao dal sangue blu

Ancora gli dei locali come protagonisti presso gli Atzechi che si impegnarono in una coltivazione rispettosa e certosina; il cacao, era, in quel caso, associato alla loro dea della fertilità, Xochiquetzal ed impiegato per assicurare l’attenzione bonaria della divinità.

Popolo profondamente rispettoso della genuinità primitiva della pianta che, tuttavia, veniva snaturato nelle Americhe con aggiunta di aromi particolarmente forti: pepe, vaniglia e peperoncino. Le bevande, destinate al commercio, venivano, inoltre “arricchite” di addensanti, farine e sostanze minerali allo scopo di ottenere il xocoatl.

Una leggenda al gusto di cacao

Altra curiosità leggendaria legata al cacao mette, comunque, in risalto il potenziale “economico” del prodotto e le sue qualità afrodisiache.

Si narra che l´imperatore Montechuzoma, avesse racimolato un miliardo di valore in semi di cacao. Oltre a confermare e imporre il suo potere economico, il cacao, era fondamentale per assicurarsi un’impareggiabile prestazione nel suo harem.

O il cacao o la vita!

Come è noto, nelle meste cronache dei movimenti di colonizzazione, le forze europee si imposero sulle popolazioni indigene depredandoli della loro ricchezza “spontanea”.

Dal 1550 d.c. i semi di cacao iniziarono ad essere importati al costo delle vite di quei pionieri del gusto.

Si narra che non sia stato uno scambio equo, né pacifico e che le popolazioni locali abbiano subito il sopruso del potere avido dei mercenari europei.  

Questo rimando storico, tristemente noto tuttavia legato a sfumature leggendarie, stride con la bontà d’animo del cacao, divenuto oggetto di contesa e pagato col sangue.

Una fiaba a lieto fine

La versione ufficiale, largamente condivisa, invece, diviene il vessillo di un’Europa generosa, solidale e arguta.

Un popolo colonizzatore che assorbe “energia” da terre meno evolute e ne rende potenziale di evoluzione sociale, progresso, commercio, benessere, equa distribuzione dei diritti e giustizia.

Non oso mettere in discussione tale meravigliosa epopea, ma la storia ci insegna che il potere sui più deboli tende a divenire sopruso laddove il denaro è a portata di mano.

Quel che sopravvive del cacao

Qualunque siano state le modalità di diffusione di questa pregiata pianta, vi è un’unica certezza.

Prioritaria, risultò essere la sua replica in altri territori favorevoli, ove, comunque, fosse disponibile manodopera ad un costo contenuto ed una condizione climatica adeguata.

Il prezzo resta caro: il sacrificio delle svariate declinazioni genetiche che sono risultate difficilmente riproducibili e con dispendi di energia e denaro più elevati.

Il recupero dei gusti antichi

Molte specie hanno incontrato l’oblio di dinamiche di commercializzazione che non ne hanno favorito la diffusione.

Attualmente, in un contingente storico-culturale in cui emerge un’esigenza di recupero della qualità a discapito della quantità, è stato promosso l’impegno diffuso di ricercare gli antenati del cacao perduti nel tempo.

Da bevanda a barretta

Utilizzato presso i suoi pionieri, il cacao era consumato come bevanda; attualmente è noto in una varietà, quasi infinita, di forme e consistenze.

Un seme che ricorda la forma della mandorla contenuti in grossi frutti ovoidali dalla buccia differente in base alle specie. Il colore variabile indicherebbe lo stato di maturazione, le condizioni di esposizione e la varietà.

I semi estratti, dopo una serie di passaggi si essiccano al sole, raccolti in sacchi di iuta e portati nel laboratorio di produzione del cioccolato.

Da bevanda a prodotto solido, il cacao assume sempre di più le caratteristiche più congeniali al trasporto e al commercio; perde, così, gradualmente la sua genuina connotazione “pura” nell’assunzione.

Oggi una verità inconfutabile che neanche i Maya oserebbero contestare:

A Pasqua siamo tutti più buoni, soprattutto se ricoperti di cioccolato.

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