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Domenica delle palme: il significato della palma e dell’ulivo

Nel Cristianesimo, la domenica delle palme è la domenica che precede la Pasqua e che dà inizio alla settimana santa.

In questa settimana si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Risurrezione.
Nella Domenica delle Palme la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava e lo onorava agitando rami di palma.
Nel Vangelo di Giovanni si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma, simbolo di trionfo, acclamazione.


L’episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la “festa delle Capanne”, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba .

La palma prima di Cristo

La sacralità della palma risale a prima dell’avvento del Cristianesimo. Nella mitologia greca la palma è una pianta solare, in quanto essa è sacra ad Apollo: si racconta che Latona, giunta a Delo, partorì il dio della luce appoggiandosi ai tronchi di due palme. Nella mitologica fondazione di Roma, la palma è legata al sogno premonitore di Rea Silva che vide due palme di smisurata grandezza ergersi fino al cielo, presagio della nascita di Romolo e Remo.


Dagli antichi sacerdoti la palma era adorata come manifestazione del divino, in quanto la sua forma richiama i raggi del sole: non a caso nei misteri della dea Iside, il capo dei neofiti veniva circondato da palme bianche, come i raggi scintillanti del sole. La tradizione egizia è ricca di bassorilievi raffiguranti il dio Thot intento a contare gli anni sulle foglie di palma, in quanto a ogni lunazione essa produce una nuova foglia. Hathor, la dea egiziana del cielo, era considerata la “signora della palma da dattero”: in alcune pitture rurali scorgiamo la dea distribuire il cibo dell’immortalità dal centro dell’albero celeste.

Nella tradizione greco-romana, viene associata alla vittoria: i gladiatori romani venivano premiati con un ramo di palma e di alloro. Per la sua capacità di slanciarsi verso il cielo, la palma era considerata un elemento di collegamento tra il terreno e il divino. Questo albero è anche il simbolo dell’unione di maschile e femminile: il tronco richiama il fallo, mentre le foglie e i suoi frutti sono la femminilità.

Secondo la liturgia attuale

I fedeli sono chiamati a riunirsi in un luogo lontano dalla chiesa, dove il sacerdote procede alla benedizione dei rami di palma (o di ulivo), i quali, dopo la lettura di un brano evangelico, saranno loro consegnati; segue la processione fin dentro la chiesa. Una volta terminata la Messa, i rametti appena benedetti vengono portati a casa dai fedeli, che li conserveranno fino all’anno successivo.

In molte regioni d’Italia, l’usanza vuole inoltre che ogni capofamiglia li utilizzi per benedire la tavola imbandita nel giorno della Pasqua. Altre usanze prevedono di intrecciare piccole e grandi confezioni con le parti tenere delle grandi foglie di palma, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.

Le palme diventano il simbolo di Cristo che vince la morte, della vittoria sul peccato e del trionfo della pace.



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