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Terapia delle bambole per Alzheimer, le suggestioni che carezzano l’anima

La terapia delle bambole risulta essere un trattamento d’elezione per le persone affette da morbo di Alzheimer; una compagna speciale che tocca il cuore e dona energia alla mente assopita.

E’ una bambola con specifiche caratteristiche, tali da promuovere, in un malato di Alzheimer, il senso di genitorialità. Quella speciale forma di empatia che ti spinge ad essere protettivo e di convogliare tutte le risorse relazionali e le capacità di accudimento. E una forma di trattamento proveniente dalla Svezia, risultata particolarmente efficace.

Un anziano affetto da Alzheimer si alimenta di ricordi e sensazioni del passato. Il suo presente, è n copione confuso, in cui diffidenza, tendenza ai pensieri persecutori si increcciano a rabbia e frustrazione. Il malessere di sentirsi deriso e non compreso conduce ad una feroce solitudine, diffidenza e impotenza.

E’ complessa la gestione della patologia, soprattutto perchè non prevede alcuna guarigione; l’unica cosa che è possibile fare è alleviare la sintomatologia e fornire loro il miglior “mondo” possibile in cui esprimersi.

Le terapie non farmacologiche consone per l’Alzheimer sono creative ed in continua evoluzione. E’ fondamentale, quando la casa in cui hanno sempre vissuto cade nell’oblio, offrire loro un luogo confortevole che, gradualmente, diventi familiare. Tutte le paure devono essere sostituite da rassicurazione affinchè si riapproprino di un quotidiano possibile.

Bambole come terapia

Le bambole utilizzate per la Doll Therapy hanno, ovviamente, caratteristiche specifiche; hanno un volto poco definito, una particolare morbidezza al tatto, gli arti allargati per essere presa facilmente in braccio. Non a caso è nota anche come Empathy Doll.

Ce ne sono di diversi tipi, in base alle caratteristiche del paziente e alle necessità che la sua patologia comporta. Ce ne sono con le fattezze di un neonato, altre in posione supina o sedute.

Sono, comunque, le protagoniste di una terapia con una metodologia specifica; prevede tempi di somministrazione, schede di valutazione, momenti o setting allestiti per generare la maggiore interazione possibile. Infatti, lo scopo della Doll Therapy non è agire con effetti a breve termine, ma fornire al paziente, le risorse necessarie per ritrovare il benessere. L’anziano viene investito di una responsabilità, gli si affida qualcuno di cui prendersi cura. Lo stesso operatore, quando la consegna, la presenta come se fosse un bambino, in modo tale che la persona possa accoglierla come una presenza reale. Sarà il suo nuovo “genitore” ad attribuirle un nome ed un ruolo.

Segue un momento di osservazione in cui saranno annotate le reazioni dell’anziano; è necessario notare c’è interazione, se la abbandona subito, se si interpongono delle difficoltà. L’operatore si limita a intervenire solo ed esclusivamente se il suo può essere un intervento positivo e tranquillizzante. A volte, se la terapia avviene in una stanza con altri pazienti presenti, possono essere le persone intorno ad attivarsi e a interessarsi, di conseguenza si valuta se pensare a un intervento di questo tipo anche per loro.

Quando poi è ora di recuperare la bambola, dopo circa un’ora, solitamente si usano le scuse classiche dell’infanzia come il sonnellino o il bagnetto, ma ci sono casi in cui è l’anziano stesso ad abbandonarla. Inizialmente si prova con quindici somministrazioni e se si valuta che abbia una ricaduta positiva la si inserisce in modo stabile nel percorso del paziente, che viene comunque sempre monitorata nei suoi progressi o cambiamenti.

La conferma che, in ogni caso, è la relazione stessa a curare …



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