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Un amore proibito: nel 1901 il primo matrimonio tra due donne

Un inganno per celebrare il diritto all’amore, un ‘bugia’ dal sapore di atto eroico e temerario; due donne che si uniscono in matrimonio sotto mentite spoglie.

Eroine che scelgono un amore da “mistificare” agli occhi del mondo e di Dio, consapevoli di non tradire nessuno perché un sentimento non ha razza, sesso o età, ma solo intensità e autenticità, a prescindere dalle convinzioni e dai costumi.

Correva l’anno 1901, un mondo che a noi arriva in bianco e nero, con tutte le rigidità delle norme sociali e morali.

Un amore che sfida e vince

Rigidità che sopravvivono tuttora, ma con ‘terminologie’ rivisitate; oggi le chiamiamo ‘resistenze‘ di chi nel prevedibile trova rassicurazione, di chi al cambiamento oppone la staticità purché controllabile.

Quel lontano giorno, di oltre un secolo, due donne che si amavano sopra ogni cosa, si ‘mascherano’ da coppia tradizionale e raggiungono l’altare.

In Galizia, sotto le mentite spoglie dello sposo, si celava, in realtà una donna che giurava amore eterno ad un’altra donna.

Un affronto, il primo nella storia del cattolicesimo, che fu repentinamente smascherato.

Per sfuggire alla legge e all’inevitabile annullamento del matrimonio, la coppia fuggì a Buenos Aires.

Marcela Gracia Ibeas e Elisa Sánchez Loriga – “Mario”, nella formula matrimoniale – riuscirono, così, a proteggere il loro vincolo d’amore.

Una modernità illusoria

Oggi le sfide per le coppie omosessuali sono, comunque, difficili da affrontare; dopo oltre un secolo le discriminazioni e gli ostacoli scoraggiano chiunque voglia far valere diritti indiscutibili.

Sopravvive, comunque, una motivazione di un’intensità tale da superare ogni difficoltà: l’amore vince ogni resistenza, apre ogni lucchetto, non teme sentenze.

Al festival di Berlino, Isabel Coixet ha presentato un’apprezzata pellicola che racconta la coraggiosa e tormentata storia tra Marcela ed Elisa.

Dal 7 giugno, su Netflix sarà trasmesso il film con la regia di Caterina De Filippo.

Arriveranno, sui nostri schermi, le immagini intense dell’incontro fatale tra due donne, tra le mura di un convento di suore all’inizio del Novecento.

Un’evoluzione possibile

Quattordici anni fa, il governo Zapatero ha legalizzato i matrimoni omosessuali in Spagna; un passo fondamentale che si spera faccia da apripista a movimenti di apertura nel resto del territorio europeo.

In realtà non sarà una legge a facilitare uno “stravolgimento” culturale e sociale che ancora sembra essere lontano.

Il naturale evolvere del pensiero e la libera espressione del sentimento appare ancora un affronto per chi vede qualsiasi cambiamento come un pericoloso ribaltamento degli equilibri.

Un film sull’amore che vuole far riflettere

La storia amore di Marcela ed Elisa, nonostante il clamore suscitato agli inizi del ‘900, non era particolarmente nota, come spiega la De Filippo:

“(…) quando l’ho scoperta dieci anni fa grazie al racconto dello studioso Narciso De Gabriel, che ha trascorso molti anni della propria vita ad investigarla, e mi ha affascinato fin da subito. Oggi è molto più nota grazie al lavoro delle associazioni LGBQT, che la utilizzano come un esempio per le loro battaglie, ma ciò non toglie che secondo me andava raccontata, anche per lo sforzo e tutto questo tempo che ci è voluto a realizzare il film”.

Le protagonisce di un amore così “osceno” subirono il supplizio morale riservato alle streghe durante l’oscurantismo, come testimoniato da lettere private, foto e anche gli articoli dei giornali dell’epoca.

La regista ha sfidato le rigidità morali tristemente attuali proponendo un amore saffico non privo dell’ardore della sessualità.

Sfumature delicate ed intense si alternano sapientemente per raccontare una storia antica e sempre attuale, come, forse, solo una regia al femminile poteva raccontare.

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