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La poesia è il posto delle parole in piedi: slam!

a cura di Monica Cecere. «La poesia è quel posto dove finalmente le parole respirano. Dove possiamo […] sentire la potenza delle parole, la purezza. Intendo non soltanto il loro significato, sempre molteplice, ma anche la forza del loro suono e della loro forma» risponde il linguista Giuseppe Antonelli alla domanda: a cosa serve la poesia?!

«La poesia è l’intensificazione della realtà attraverso il linguaggio» – Edoardo Albinati

La poesia è tornata protagonista, dando voce a quell’urgenza di comunicare della società contemporanea. La prova è il tema della Giornata Mondiale a lei dedicata, il 21 marzo, istituita nel 1999 dall’Unesco: “la poesia autoctona e il suo ruolo nella lotta contro la marginalizzazione e l’ingiustizia”. Ha affermato Audrey Azoulay, direttore generale dell’Unesco: «Ogni forma di poesia, in quanto unica, rispecchia l’universalità dell’esperienza umana, l’aspirazione alla creatività che attraversa tutti i confini e il tempo, così come lo spazio, nella costante affermazione dell’umanità come unica famiglia».

«La poesia dà il ritmo al nostro parlare» – Edoardo Albinati

Abbandonando la Torre d’avorio, la poesia entra nel Terzo Millennio. A colpi di versi, non più solo su carta, ma recitati, cantati, urlati e performati, «l’operazione linguistica suprema», come la definiva Joseph Brodsky, si riprende le strade, le piazze, i teatri, i locali e si espande, colonizzando ospedali, carceri e persino il palcoscenico di Italia’s Got Talent con il tre volte vincitore del campionato italiano di Poetry Slam, Simone Savogin, slammer comasco giunto in finale. È la potenza dello Slam!

«Il punto dello slam non sono i punti, il punto è la poesia» – Marc Kelly Smith

Il primo Poetry Slam in assoluto è stato organizzato dal poeta americano Marc Smith in un jazz club di Chicago a metà degli Anni ’80. Formalmente è una gara tra poeti che segue regole ben precise: diversi poeti, in genere da sei a otto, gareggiano tra di loro, con performance di tre minuti ciascuno; valutati da una giuria popolare, che si rinnova a ogni manche, estraendo cinque persone dal pubblico, sotto la direzione del Master of Ceremony, il quale, prima dell’inizio della sfida, pronuncia il suo sacrifice, ovvero una poesia sulla quale il pubblico può tararsi per esprimere il proprio voto. Ma lo Slam è molto di più.

«La parola giusta, che non è la parola più bella»  – Nadia Terranova

Lo Slam unisce nella competizione intesa nel senso più stretto del termine (stando all’etimo): “tendere allo stesso scopo”; ma si diversifica in mille forme e temi. È libertà: tutti possono partecipare, esprimendo ciò che si sente e come lo si sente; è arte della performance: immagini, parole, suoni, gesti. Si può fare ricorso a tutto per comunicare il proprio messaggio. Lo Slam, inoltre, promuove un nuovo patto dialogico fra la poesia e il suo pubblico: la prima si trasforma, divenendo dinamica e coinvolgente; il secondo viene chiamato a giudicare, a scegliere, a esprimere un giudizio, superando passività e condiscendenza, in una parola: disinteresse. La voce dei poeti e l’ascolto del pubblico fondano una comunità.

Slam di casa nostra!

In Italia il movimento è arrivato nel 2001, portato dal poeta Lello Voce. Negli anni la cultura del Poetry Slam è diventata sempre più popolare, tanto da portare nel 2013 alla nascita della Lips (Lega Italiana Poetry Slam), un’associazione che unisce tutti gli nostrani, permettendo così di dare vita ai nostri campionati nazionali, in vista degli Europei e dei Mondiali. I gruppi poetici si occupano di organizzare gli Slam su tutto il territorio nazionale. Ogni regione ne ha almeno uno: la Toscana ha gli Yawp! di Pisa e i Fumofonico di Firenze; in Emilia Romagna ci sono gli Zoopalco di Bologna e i VoceVersa di Cesena. In Campania nasce nell’autunno del 2017 il Collettivo CASPAR – Campania Slam Poetry, che unisce  poeti appartenenti a tutte le province della regione Campania e la cui formazione attuale comprende: Francesca Mazzoni, Andrea Maio, Alfredo Martinelli, Eugenia Giancaspro (Benevento), Stella Iasiello, Aniello Luciano (Avellino), Maria Pia Dell’Omo, Francesca Saladino (Caserta), Claudio Lamberti, Andrea Doro (Salerno); e che si sta occupando del Campionato Regionale di Poetry Slam legato alla LIPS 2018/2019 (iniziato nell’ottobre 2018, terminerà a maggio 2019).

«La poesia dà il ritmo al nostro parlare» – Edoardo Albinati

Al Morgana Poetry Slam (gara svoltasi il 22 marzo a Benevento nel Morgana Music Club, valevole per il campionato regionale campano LIPS, che ha visto posizionarsi sul podio: Massimo Lo Pilato; Gianluca Melillo ed Emi Martignetti, esordiente assoluta in un contesto di Poetry Slam) c’eravamo anche noi e abbiamo fatto qualche domanda a una delle partecipanti: Milena Di Rubbo.

            Cos’è per te la poesia?

«La poesia è vita. Qualsiasi cosa io viva diventa poesia. Dal mio lavoro con i disabili ho tratto ispirazione per il testo Sit down wall (siediti muro), in cui parlo dei muri fisici e soprattutto di quelli ideologici, che isolano non solo i diversabili, ma anche tutti coloro che sono diversi o semplicemente meno fortunati. E concludo, coinvolgendo il pubblico, dicendo: “Ripetete dopo di me: sit down wall, sit down wall”»

            Che influenza ha avuto lo Slam suoi tuoi testi?

«Sono partita da un tipo di poesia più tradizionale, classica dal punto di vista formale e intimista da quello contenutistico. Con lo Slam sono cresciuta. La spinta a rendere i miei testi più fruibili dal punto di vista recitativo ha fatto sì non solo che ampliassi le tematiche affrontate, ma anche che le immagini divenissero protagoniste, raggiungendo una poesia più impegnata e soprattutto immaginifica»

Milena Di Rubbo

«La buona poesia serve a far star bene la gente»Guido Catalano

Nello Slam prende la parola l’umanità intera, con tutte le sue sfaccettature: dai ragazzi che urlano la propria ribellione verso una società che non riconoscono e che vogliono cambiare; alle donne che urlano slogan veterofemministi che vogliono gestire da sole, cercando il proprio Cyrano; agli uomini che non temono parole e sentimenti, affrontando un dolore che si volta e va via.

«La poesia non serve a nulla […] se non a se stessa, se non a scoprire la bellezza, il mondo, se stessi e gli altri attraverso le storie. Non ha un’utilità concreta, immediata, che può essere misurata. Ed è questo che la rende grande» – Rossella Pastorini

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