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Quattordici anni. Tanti, pochi: chi lo può dire: ciao Ricciardi!

a cura di Monica Cecere. «Quattordici anni. Tanti, pochi: chi lo può dire. A me sembra una vita, commissario»

È questo l’incipit della lettera di de Giovanni al suo commissario Luigi Alfredo Ricciardi, per salutarlo. Era il lontano 2007 quando, ne Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, il mondo ha conosciuto il barone Ricciardi di Malomonte, commissario di pubblica sicurezza presso la squadra mobile della regia questura di Napoli. Autore e personaggio ne hanno fatta di strada insieme nella città partenopea: «terribile e meravigliosa, che non è e non sarà mai scenario, ma che è invece protagonista di ogni storia che cambia il colore di ogni trama e scolpisce ogni personaggio». Dopo quattordici anni e dodici libri – tradotti in varie lingue e letti in trenta paesi – traduzioni fumettistiche, teatrali e, a breve, televisive con Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi è arrivato il momento di salutare «l’uomo senza cappello», nei cui occhi c’erano «tutto il dolore del mondo e il desiderio disperato di vivere, nonostante quel dolore, di conquistare un barlume di felicità». La sua profonda umanità è il successo di questo personaggio: non un supereroe dagli straordinari poteri, ma un uomo che combatte con le sue fragilità, in cui ognuno di noi può riconoscersi.  

«Vai, amico mio. E porta con te il mio cuore»

Con questo breve, ma fin troppo chiaro post su Facebook de Giovanni ha annunciato la conclusione di un arco narrativo. Una decisione dolorosa, sia per noi lettori, che per l’autore ma non del tutto inaspettata, avendo egli dichiarato due anni fa di conoscere l’ultima pagina del suo commissario. Se da un lato c’è la volontà di chiudere la serie nel momento dell’apice del successo, dall’altro c’è anche un senso di responsabilità: «L’unico dovere che sento è verso i personaggi: noi scrittori non siamo proprietari dei personaggi, loro esistono. I miei non sono maschere, invecchiano: Ricciardi è un uomo in cammino, la sua educazione sentimentale non si arresta. Attualmente è nel 1933, con i prossimi due romanzi […] finiamo a ridosso […] delle leggi razziali e alla guerra. Ecco, Ricciardi in guerra io proprio non riesco a immaginarlo».   

Il libro va in scena

Nella presentazione ufficiale, (il 25 giugno), nel cortile di Castel Nuovo (Maschio Angioino) il libro stesso è andato in scena, e la scena è stata tutta di Ricciardi. Nella serata, condotta dalla compagnia teatrale del Pozzo e del Pendolo con la regia di Annamaria Russo, hanno accompagnato le letture dell’autore gli attori: Marianita Carfora, Salvatore Catanese, Paolo Cresta, Sonia De Rosa, Rosalba Di Girolamo, con le musiche di Enzo Grimaldi e Giacinto Piracci e la partecipazione di Marco Zurzolo. Uno spettacolo coinvolgente e appassionante di musica, teatro e letteratura che ha stretto tutti in un unico grande abbraccio.

«In questi quattordici anni, mentre voi ne vivevate poco più di tre nel vostro mondo magico e sofferente, molte cose sono accadute»

Quello di Ricciardi è un mondo magico e sofferente, che con il tempo è diventato anche il nostro. E quando un amico va via, si sente il bisogno di salutarlo, ricordando i bei momenti trascorsi insieme, con un velo di malinconia negli occhi. Ecco, questo è stato lo spirito della “Notte bianca del commissario Ricciardi” organizzata per la notte precedente l’uscita del libro da Iocisto, la prima libreria ad azionariato popolare in Italia. Un festa con letture a cura di scrittori e attori, fra cui Emanuela Cerullo, Angelo Petrella, Sergio Savastano accompagnati dal cantautore Lino Blandizzi; una sfida a Trivial per contendersi la prima copia autografata de Il pianto dell’alba, e una rilettura della storia del commissario attraverso i dodici libri per rendere omaggio al personaggio e all’autore, ma anche dare conforto alla grande famiglia degli ammiratori.

Un cicatrice su cuore 

Molte cose finiscono e altre ne cominciano. Ricciardi è divenuto qualcosa di più che un fenomeno letterario per i suoi lettori, che ripongono una speranza nelle ultime parole del suo autore: «Altre storie, altri personaggi sono venuti a trovarmi e gli voglio molto bene, […] ma nessuno ha saputo lasciare una cicatrice sul cuore come voi, commissario. […] Chissà se ci incontreremo ancora […] io resto volentieri ad aspettarvi […] e l’aria calda è cosi piena di storie».

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