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TheRivati: la band partenopea presenta il terzo album

Non c’è un cazzo da ridere è il titolo del nuovo nonché terzo album dei TheRivati, presentato al pubblico il 20 marzo scorso.

 La band partenopea ha già svelato alcuni singoli dell’album a partire dall’autunno 2018, album questo composto di 7 canzoni immerse in 12 tracce, autoprodotte con Italy Sound Lab e cantate interamente in lingua napoletana.

Il titolo dell’album come del resto i temi trattati nelle canzoni sono espressione di irriverenza e sfrontatezza, caratteristiche peculiari di questi artisti che anche all’interno di questo loro terzo progetto inseriscono argomenti forti di attualità, riferimenti espliciti a fatti di cronaca, terrorismo, immigrazione, problemi ambientali, ma anche temi che riguardano la sfera umana più privata.

 Hanno presentato questo terzo progetto musicale in concerto al Morgana Music Club a Benevento e noi siamo andati ad intervistarli. Parla Paolo Maccaro, leader e cantante del gruppo.

L’intervista

Partiamo dal nome della vostra band, TheRivati. Questo nome da cosa deriva appunto?

 Questa è una domanda tosta! Deriva dalla black music in realtà però poi ha preso tutta un’altra piega, quindi questo era solo il nome iniziale in un certo senso. Quando siamo partiti volevamo fare la black music mischiata alla cultura napoletana e alla musica italiana e allora pensavamo ad un nome derivato del blues, quindi alla fine abbiamo scelto la parola TheRivati.

Parliamo dell’ultimo album, uscito il 20 marzo. Il titolo è “Non c’è un cazzo da ridere”. Perché?

 Abbiamo fatto un album che tratta argomenti di attualità. Trattando questi argomenti e dovendo trovare un titolo, abbiamo pensato che guardando le cose che accadono tutti i giorni nel mondo, che si accumulano poi ai problemi che tutti abbiamo nella vita quotidiana, forse non c’è un cazzo da ridere! Questa è anche un po’ una provocazione ovviamente, la nostra è comunque una band in un certo senso irriverente!

Avete fatto un singolo, che ovviamente fa parte del nuovo album, che si intitola “Trent’anni”. Raccontate a coloro che si avvicinano a quest’età cosa si prova a raggiungere questa soglia tanto attesa e perché avete scelto di parlare in una canzone proprio dei trent’anni.

 Perché comunque è un’età particolare questa. Il testo è autobiografico, ma non parla solo di me, parla anche dei trentenni in generale. Guarda, a dire la verità io l’ho scritto dopo una chiacchierata con un amico che si chiama Raffaele, infatti la canzone inizia con “Raffaele se n’è andato…“, che mi parlava proprio del fatto che stava compiendo trent’anni, mentre io già li avevo, e di alcuni cambiamenti che per lui stavano avvenendo alla soglia di questa tappa.

La maggior parte dei vostri testi è scritta in napoletano, questo secondo te potrebbe essere un deterrente per certi versi, nel senso che potrebbe essere limitante, oppure lo vedi come un valore aggiunto alla tua musica?

 Questa è una domanda che mi fanno spesso quindi vuol dire che potrebbe essere visto come un problema. Anche molti campani lo avvertono come un problema ed in effetti è così se esci fuori dalla Campania. Potrebbe essere discriminante perché fuori dalla nostra regione ovviamente non si parla il napoletano e potrebbe essere difficile seguire i testi. Io comunque credo che sia bellissimo scrivere in napoletano perché è una lingua estremamente musicale ed è veramente bello e te lo dico da autore, anche se sono un po’ di parte perché lo so parlare.

A Natale è uscito il vostro singolo “Cocaina”. Come mai questo titolo?

 Noi amiamo provocare, questa è proprio una peculiarità della nostra band ed è per questo che abbiamo scelto per questo brano un titolo così forte.

Ora un’ultima domanda a te Paolo. Sei il fratello di Clementino, con cui hai fatto anche delle collaborazioni a livello musicale. Parlaci di questo rapporto.

 Con mio fratello ho un rapporto molto buono anche in ambito lavorativo. Io lavoro per lui, per esempio nel suo ultimo album, che uscirà a breve, a maggio, ho curato insieme a lui la direzione artistica, insieme a tutto lo staff. Posso dire che ci lavoro a tutto tondo. Lo sostengo e contemporaneamente faccio il mio percorso portando avanti la mia arte.

Vi confesso una cosa, il modo in cui esprimo la mia arte, utilizzando il napoletano, provocando, è una cosa che posso fare perché lavoro per mio fratello fondamentalmente e quindi con la musica io sono libero di fare quello che voglio. Metto per esempio le parolacce nel titolo dell’album, faccio una canzone che si chiama “Cocaina”, utilizziamo per promuoverci immagini sessuali o per esempio l’immagine di San Gennaro che potrebbe sembrare blasfema come cosa, ma in realtà lo facciamo con simpatia. Ci appoggiamo al marketing del Vaticano, loro utilizzano le immagini dei santini e lo facciamo anche noi!

Per concludere, quali sono le vostre date e come si svolgerà il vostro tour?

 Noi adesso stiamo promuovendo il disco quindi abbiamo organizzato una serie di date in Campania, una per ogni città. Le date sono tutte sui nostri social. Anzi seguiteci sulle nostre pagine Facebook e Instagram.

Con la certezza che sentiremo tanto parlare di questi bravissimi artisti, gli facciamo un in bocca al lupo per questo nuovo progetto.

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