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Suono, primo codice comunicativo dell’uomo con il mondo

A cura di Giovanna Di Donato – Che legame che c’è tra l’uomo e la musica? L’esperienza sonora suscita emozioni  diventando un erogatore che veicola il flusso delle  energie emozionali; rientrerà nelle prime memorie sonore apprese già nella vita intrauterina, susciteranno in seguito reazioni emotive, cognitive, corporeo-motorie in ognuno di noi. Siamo impronta sonora, tracce immortali del nostro passaggio su questa terra.

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Il suono come principio di vita

In passato si pensava che il feto non fosse in grado di utilizzare i propri organi di senso e che questi potessero funzionare solo dopo la nascita.

Il feto era visto come un essere psichicamente indifferenziato, incapace di vivere esperienze sensoriali proprie. Grazie agli studi sulla vita fetale ed al processo evolutivo della tecnologia, questa idea fu sostituita con un’altra idea, che certifica la fase uterina come un mondo ricco di esperienze e possibilità. L’utero è un luogo sonoro nel quale progressivamente il feto matura la capacità di udire, interagire e anche di rispondere. I primi organi di senso che il feto sviluppa sono il tatto e l’udito. Alla 32° settimana la percezione sensoriale è completa. Attraverso la parete addominale e uterina il feto sente le carezze dei genitori e i movimenti della mamma. Tra l’ottava e la decima settimana si forma l’apparato uditivo. L’ambiente uterino diviene così per il feto, un luogo ricco di suoni provenienti dall’interno e dall’esterno e funziona come una cassa di risonanza.

Cosa ascolta il feto?

Il feto ode suoni interni ed esterni dell’utero materno. Ma ciò che ascolta di più è la mamma, che per lui è proprio un suono, mediante cui il bambino può fare esperienza diretta. Tra i suoni emerge il battito cardiaco materno che viene percepito dal feto a 72 decibel,valore che acquista notevole significato se si pensa che il traffico cittadino viene percepito normalmente a 70 decibel. Dopo la nascita il bambino segnala di sentirsi rassicurato dai suoni ritmici che gli ricordano il battito cardiaco materno. Altri suoni uditi dal feto sono:

  • Il respiro della madre nelle sue continue variazioni;
  • Flusso del sangue materno;
  • Suoni causati dall’alimentazione, digestione, evacuazione.

Il suono principale è rappresentato dalla voce materna che si colloca a metà tra un suono interno ed uno esterno, dal di dentro e dal di fuori.

Viene percepita sia come suono esogeno che come suono endogeno. La voce materna arriva più deformata rispetto alle altre voci e questo la rende ancora più riconoscibile al feto, che ne percepisce i tratti prosodici, l’altezza, l’intensità e il ritmo.

Il liquido amniotico filtra i suoni e li trasforma in vibrazione. Il futuro nascituro può stabilire una primordiale forma di comunicazione con la madre ed il padre. Questo legame strutturato in gravidanza assumerà un aspetto di continuità che il bambino ritroverà dopo la nascita. Il bambino comincerà ad associare l’emozione agli stimoli sonori, la voce materna si può considerare come una forma di contatto emozionale, una specie di abbraccio non corporeo. Le ninna nanne sono vere e proprie forme di cullamento vocale. La modalità cantilenante tipica della madre che dialoga con il proprio piccolo, in cui in maniera inconsapevole viene rallentato il ritmo, le pause sono maggiori, le ripetizioni e le sottolineature più marcate, il tono più dolce. Attraverso la musicalità di tale espressione il feto ed il neonato inizia a conoscersi e a sentirsi “sentito”.

Iso identità sonora

Ognuno di noi è contraddistinto da specifiche caratteristiche e peculiarità sonore, insomma è come se le persone portassero con sé una vera e propria “impronta sonora”, questo è quanto conferma Benenzon una delle massime autorità mondiale nel campo della musicoterapia. Si individuano 5 tipi di identità sonora: universale, gestaltica, culturale, complementare e gruppale. L’ISO Universale: fa parte di tutti gli esseri umani, aldilà del contesto storico culturale e sociale.  È costituito dal battito cardiaco materno dai rumori intestinali,  dal movimento del liquido amniotico,  dal suono del respiro, dal ritmo del camminare e dal flusso sanguigno.

L’ISO Gestaltico: ha inizio con la comparsa dell’embrione e il suo divenire in feto nel periodo in cui comincia il processo di percezione multisensoriale dove melodie, voce della madre e del padre, rumori dell’ambiente in cui i genitori vivono daranno vita all’esperienza sonora, che il feto assorbirà e sarà differente da individuo a individuo.

L’ISO Culturale: è l’insieme delle informazioni sonoro-musicali che il bambino recepisce dal momento della nascita come frammenti melodici es. : ninna nanne, voci dei genitori,dei parenti etc., ovviamente anche questi diversi da persona a persona secondo il contesto culturale, sociale e ambientale.

L’ISO Complementare: ovvero l’insieme di piccole modifiche attuate ogni giorno sotto l’effetto di circostanze ambientali e dinamiche, es. suoni esterni dal setting di musicoterapia possono influenzare reazioni e comportamenti diversi dell’utente, durante l’attivazione con gli strumenti musicali.

L’ISO Gruppale: questa identità compare successivamente e si collega allo schema sociale nel quale l’individuo si trova. L’iso di gruppo è scandito da una logica determinata di forme, posizioni degli utenti nello spazio del setting di musicoterapia, dei ritmi e sequenze che  gli stessi producono e lo caratterizzano.

L’Identità sonora si struttura di conseguenza a tutte le esperienze sonore e multisensoriali che il feto sperimenta nella fase della gestazione alla nascita, e così per tutta la vita.

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