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Un maledetto lieto fine: la danza dei contrasti

“Se niente resiste al tempo, allora tanto vale smascherare la bugia del per sempre. Aneliamo tutti a un maledetto lieto fine che non ci sarà”

Agnese Altavilla è vittima della più seducente delle bugie, l’incanto di un’illusione che vede Mattia Degli Innocenzi, il ragazzo di cui è invaghita, come il cristallizzarsi di un amore impossibile.

Un feroce paradosso di una giovane donna che ama troppo, ma non seduce abbastanza, troppo pudica per la sfrontatezza di una passione che irrompe bruciando i tempi della tenerezza.

Agnese si crogiola nella speranza fino alla più amara disillusione e alla convinzione di non essere all’altezza, un’insicurezza che devierà il suo temperamento fino ad una feroce chiusura emotiva.

Un fratello troppo diverso

Un tonico inaspettato per il suo cuore inaridito è il suo fratellastro Brando, prima fortemente disprezzato, poi  fatalmente rincorso e raggiunto.

In un mondo di apparenze, imposto dalle rigide attenzioni del padre, Agnese cresce secondo le aspettative di una società borghese; dalle fattezze angeliche e un atteggiamento impeccabile, quasi algido è così diversa da Brando, spregiudicato, inaffidabile, musicista più votato alla sua band che ai suoi studi universitari.

La disinvoltura del fratellastro è la meta più ambita di Agnese che vuole riappropriarsi delle emozioni perdute, lasciarsi andare, sedurre con la sua femminilità repressa.

Ghiaccio e fuoco: un romantico contrasto

Offre a Brando del denaro affinché le insegni ad essere più disinvolta e insieme incontreranno un destino beffardo, dalle tinte di un’esplosiva ironia che serpeggia in tutto il romanzo. Ghiaccio e fuoco finiscono per fondersi in un unico e incontrollabile nuovo dis-equilibrio emotivo.

La passione divampa travolgendo ogni possibile resistenza, pervade e invade gli animi di Agnese e Brando, abbatte ogni barlume di lucidità. La storia incalza, si nutre di un ardore che cresce tra le pagine coinvolgendo il lettore, ricama, con la seducente aspettativa dell’inatteso, due personalità che si evolvono nel loro inebriante sodalizio rincorrendo quel “maledetto lieto fine”.

Quell’amore che dilania

Nessun viale alberato in direzione del più radioso dei traguardi; un amore folle, contrastato, crudele e sullo sfondo una famiglia dilaniata da rancori, distanze emotive, apparenze mantenute al costo della più estrema delle finzioni.

Bianca Marconero ci conduce con mani delicate su strade lastricate di pezzi di vetro in attesa di ferire.

Ci costringe, pagina dopo pagina, a vestire i suoi personaggi nei loro seducenti contrasti; esplora Brando nella sua caricatura “maledetta” in un mondo di rigide apparenze, lo ammansisce fino a domare il suo cuore senza eccedere nella banalità delle pieghe romanzesche.

E ce ne innamoriamo, perdutamente perché credibile e onesto nel suo incedere emotivo. Bianca decanta nel suo tempo sospeso e se ne appropria con la potenza di una mina che esplode, vittima e carnefice di un mondo che l’aveva resa glaciale.

La sua compostezza emotiva vacilla fino a crollare raggiungendo il culmine nella platealità delle scenate di gelosia. Una coppia che nasce, cresce, si ferisce e si abbandona alla passione tormentata, che non ammette alcuna distanza che quella di un istante, il tempo si rincorrersi ancora: 

Una guerra chiamata passione

Ci stiamo fissando in silenzio, in una guerra all’ultimo sguardo che per un attimo mi ha fatto perfino scordare che è senza vestiti. Me ne ricordo, però, quando muove due passi nella mia direzione: due passi sono l’esatta distanza che c’era tra noi e ora non c’è più.

Amore, odio, passione, gelosia, terrore, bugie, dolore, finzione, tutti ingredienti sapientemente combinati per lasciare il lettore il fremita attesa fino all’ultima pagina, in un atteso, maledetto lieto fine.

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