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Intervista StyLise ad Alberto Cioni, autore del romanzo “Uno”

Alberto Cioni si racconta a StyLise

In un’interessante intervista, lo scrittore Alberto Cioni ci presenta sé stesso ed il suo primo romanzo. Conosciamolo insieme!

“Sono nato a Empoli, in provincia di Firenze. Nel 2001, presso l’Università di Lettere e Filosofia di Firenze, mi sono laureato in letteratura italiana con una tesi dal titolo Arturo Loria e il Mondo, uno studio sulla nascita del giornale letterario «Il Mondo», fondato a Firenze nel 1945 da Arturo Loria, Eugenio Montale e Alessandro Bonsanti. Durante i miei anni universitari ho vissuto per lunghi periodi tra la Toscana e la Gran Bretagna: a Edimburgo, dove ho frequentato l’Università seguendo i corsi di letteratura italiana, in seguito mi sono trasferito a Londra.

La collaborazione di Cioni con la BBC di Londra

Nel febbraio del 2001 ho collaborato con la BBC di Londra a una trasmissione televisiva di lingua italiana dal titolo Italian Journey, come redattore di testi e di dialoghi. Si trattava di un programma sulla promozione e sulla conoscenza della lingua italiana in Inghilterra, che era ambientato in alcune città italiane tra cui Viareggio e Bologna. Avevo seguito in Toscana per qualche giorno la troupe britannica durante il loro reportage/documentario, poi in fase di montaggio un loro responsabile mi ha proposto, in quanto ero uno studente universitario di letteratura italiana, se fossi interessato alla redazione dei testi e dei dialoghi presso la sede londinese BBC White City. E così mi sono trasferito a Londra, dove avevo già vissuto, per collaborare a questo programma per la televisione.

Il ritorno presso le case editrici di Firenze come redattore

  Negli anni seguenti ho lavorato per delle case editrici di Firenze come redattore e correttore di bozze, tra cui EdM ed Edizioni Polistampa. Per E-ducation.it / Scala Group ho partecipato come redattore al progetto Le antologie della poesia straniera, pubblicati come supplemento insieme al quotidiano «la Repubblica», mentre nel 2004 ho trascritto le memorie e curato la parte iconografica del libro autobiografico di Giuliana Rossi (la moglie fiorentina dell’attore Carmelo Bene) dal titolo I miei anni con Carmelo Bene, pubblicato da EdM l’anno successivo.

    Dopo i miei lavori nell’editoria ho svolto delle collaborazioni come tecnico-giornalista con Radio Radicale, poi con dei quotidiani fiorentini tra cui «Il Nuovo Corriere di Firenze» e il «Corriere Fiorentino/Corriere della Sera».

Dall ‘esperienza nel mondo del giornalismo a “Uno”

Durante la mia esperienza nel giornalismo, che si è conclusa nel 2015, mi sono dedicato sempre più alla letteratura, scrivendo un breve romanzo, senza riuscire a pubblicarlo. Successivamente ho scritto un nuovo romanzo dal titolo Uno, che è stato pubblicato nel maggio del 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma.

Tra i miei interessi principali, un ruolo determinante lo ha lettura, in particolare i romanzi classici e contemporanei, italiani e stranieri, biografie di scrittori e di poeti, testi di filosofia e saggistica varia.

Le altre passioni

Oltre alla lettura e alla scrittura, mi piace molto anche il cinema. Una passione per i film che mi ha introdotto, sin dagli anni universitari, all’interno del cinema, lavorando occasionalmente come comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche etc., ambientate in Toscana, tra cui il film Hannibal di Ridley Scott, The face of an angel di M. Winterbottom dove interpreto uno dei numerosi giornalisti, Inferno di Ron Howard, e altre partecipazioni a film e serie televisive italiane/internazionali, e alcuni spot pubblicitari per la Rai.

Un’altra mia passione è il calcio, soprattutto la seria A italiana.

Mi piace molto anche l’arte contemporanea, tanto da dedicarmi negli ultimi anni alla redazione di alcuni libri d’artista, e collaborando all’organizzazione di mostre e di eventi d’arte”.

Alberto, la tua vita è sempre stata legata al mondo della lettura e della scrittura, in generale dell’arte. Tra le tue esperienze, in particolare all’estero, qual è stata la più formativa in veste di scrittore?

La passione per la lettura è stata un’abitudine crescente, discontinua e non sempre cristallizzata a una precisa età. Nella mia infanzia ad esempio leggevo soprattutto i libri illustrati per bambini, una curiosità nei confronti della lettura che si è indebolita nel corso dell’adolescenza, per ritornare in modo dominante negli anni universitari. Mentre la scrittura, che nasce anche come riflesso della lettura, è stata per lungo tempo una passione e consuetudine privata, con bozze di romanzi, racconti, poesie etc., scritti che inizialmente non pensavo di rendere pubblici. Per quanto riguarda le mie esperienze all’estero, queste hanno invece inciso maggiormente sulla formazione della mia vita personale e professionale.

Quanto è stato presente nella tua vita il legame con la tua terra, la Toscana?

Un legame abbastanza normale, al di là degli affetti familiari e di amicizie, in generale non così significativo e profondo come può capitare a molte persone nei confronti della loro terra di origine.

A quale autore italiano del presente o del passato ti senti più vicino?

Tra gli scrittori del passato le mie preferenze vanno alle opere di G. Leopardi, e tra i contemporanei a quelle di P. P. Pasolini. Direi però che ci sono stati più autori, dove ognuno di essi con i loro libri ha lasciato il segno, e ho amato altrettanto le opere di Italo Calvino, Petrarca, Gadda, Dino Campana, G. Vasari, A. Arbasino, i classici latini, etc., recentemente mi sono piaciuti molto i libri di A. Scurati.

Parliamo di come nasce il tuo primo romanzo, Uno, che è stato pubblicato nel maggio del 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma.

Diversi anni fa avevo scritto un breve romanzo sulle avventure di una banda di bambini, sulla falsariga de I ragazzi della via Pál di F. Molnár, ma nessuna casa editrice lo aveva pubblicato. Così ho deciso di cambiare, cercavo altre trame, e ho iniziato a scrivere una storia su un viaggio iniziatico di un giovane con ambizioni letterarie e artistiche all’interno di diverse realtà. Così è nato questo romanzo di formazione dal titolo Uno, pubblicato nel maggio del 2020 da Ensemble di Roma. Il libro è narrato in prima persona dal protagonista, Pietro Neveni, il quale attraversa varie fasi della sua vita, dall’iniziale descrizione della sua esistenza trascorsa tra le ristrettezze della sua città natale, fino al trasferimento a Milano dove si iscrive all’Università senza quasi mai frequentarla, e dove in seguito nella città trova un lavoro come assistente bibliotecario. La storia prosegue con l’incontro di Pietro con un nuovo amico che cambierà il suo destino, François, un ragazzo parigino che studia all’Accademia di Belle Arti di Milano, che lo incoraggia e lo ospita nella sua dimora di Parigi, alla ricerca della sua ispirazione letteraria, città nella quale è ambientato gran parte del romanzo, e dove Pietro consolida le sue ambizioni di scrittore.

Comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche: ripeteresti queste esperienze nel mondo del cinema?

Sì le rifarei. Fino a pochi anni fa ho fatto questi lavori occasionali nel cinema, a volte un giorno, qualche volta diversi giorni durante la settimana. I tempi in cui sei occupato dipendono dai ruoli che puoi avere. Si tratta comunque di un’attività che ho sempre svolto per diletto e con curiosità, una passione per il cinema che mi ha permesso di veder nascere i film dal dentro, vedere da vicino come lavorano i grandi registi e dei bravissimi attori.

Le tue grandi passioni, oltre alla scrittura, sono il calcio e l’arte, in particolare l’organizzazione di mostre. Cosa ti senti di consigliare ad un giovane che vuole avvicinarsi a questi mondi?

Per quanto riguarda l’arte contemporanea, credo che oltre ad avere, dove richiesti, certi requisiti professionali, naturalmente ci vuole passione, curiosità e amore nei confronti dell’arte, della cultura e della creatività, qualità a mio avviso spesso più importanti rispetto al possedere dei titoli di studio.

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