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Le dipendenze da droghe e farmaci nel libro di Barbara Appiano

La scrittrice Barbara Appiano, famosa per essere prolifica nella produzione di libri intrisi di poesia (si destreggia tra prosa, poesia e saggistica mantenendo sempre alta la qualità della scrittura), che spaziano nel sociale, ambiente, etica e filosofia della scienza, ha dato vita al suo ultimo libro, il 28esimo, intitolato “Chi paga il riscatto di Cappuccetto Rosso, ostaggio dell’anonima “Boschi in quarantena” e sorvegliata dal Covid messo in libertà sulla parola“.

Barbara Appiano ambienta la sua storia nel “bosco” di Rogoredo

I protagonisti di questa ultima fatica dell’autrice sono Cappuccetto Rosso, il bosco di Rogoredo situato nell’hinterland milanese e famoso per essere il centro di spaccio più frequentato del Nord Italia, il lupo cattivo che agisce sotto le smentite spoglie della droga declinata nelle sue varie forme, eroina, cocaina e pastiglie varie.

Chi parla è la droga in prima persona

A parlare nel libro è la droga in prima persona, che terrà letteralmente in ostaggio il lettore dall’inizio alla fine della lettura. Cento pagine di saliscendi tra ironia, sarcasmo e lucidità intellettuale che per l’autrice, abile nel gioco delle parole, è sinonimo di denuncia sociale, coerente e fedele al messaggio di allarme che vuole dare attraverso una scrittura che non è condizionata, come la stessa autrice spiega.

Le parole dell’autrice Barbara Appiano

“Io sono libera e tale resterò fino all’ultimo giorno della mia esistenza, perché la libertà non è negoziabile, non essendo un prodotto di largo consumo come un’aspirapolvere o l’ultimo modello di smartphone, ma un valore o meglio un bene  universale come matrice della nostra umanità perduta che stenta a ritrovarsi”.

Barbara Appiano insieme alle droghe protagoniste con Cappuccetto Rosso di questa fuga dalla realtà, luogo in cui anche gli alberi si ribellano e rivendicano il loro jus soli di produttori di ossigeno, inserisce altro fenomeno ipnotico dilagante conosciuto  come Covid-19.

Il Covid entra così “a tampone teso” dentro la narrazione, insistendo per farsi assumere come attore protagonista di una storia dove anche gli alberi secolari e non di Rogoredo, relativi altri boschi disseminati in tutta Italia, temono di più il degrado di tale fenomeno non meno pericoloso di un incendio cosi detto boschivo.

Il libro fa parte di una nuova collana inaugurata dall’autrice dal nome molto originale “Sono un libro non sono un hot dog”, in partnership con il quotidiano online “Il Corriere dello Spettacolo“, fondato e diretto dal giornalista e scrittore Stefano Duranti Poccetti, che ne ha scritto la prefazione.

Questa la prefazione del libro di Stefano Duranti Pocetti, giornalista e direttore de “Il Corriere dello Spettacolo”.

Cappuccetto Rosso nel mondo delle dipendenze

“Con questo libro, Barbara Appiano, come al solito, dà luogo a una creativa e approfondita analisi sociale, facendolo attraverso personaggi della fantasia. In questo caso quelli che appaiono sono Cappuccetto Rosso e il Lupo, in un contesto in cui viene indagata la problematica della dipendenza da droghe, che sfocia in un’altra dipendenza, per certi versi più grave, vale a dire quella della pericolosa abitudine della perdita della libertà, che ci viene sottratta nel nome di una certa giustizia promulgata dai vertici. Ma quella giustizia è realmente una giustizia adatta per tutti?

Cappuccetto Rosso è stata presa in ostaggio, da chi? Da coloro che le vogliono togliere la libertà nel nome del progresso e del “bene comune”, cercando di plasmare i suoi puri valori, affinché la bambina possa essere assoggettata alla massa, quella massa completamente presa dall’estirpare il Covid e che per farlo trova una sola strada: quella della vaccinazione.

E non è la stessa ossessione per la vaccinazione a diventare dipendenza? Una dipendenza dai consigli del medico, che decide la strada da seguire. Insomma, noi apparteniamo prima alla medicina che a noi stessi? Prima alla medicina che a Dio? Ecco che vengono naturali tali quesiti, leggendo questo libro, che descrive perfettamente una società annientatrice dell’indole.

Esiste la tossicodipendenza e non solo dalle droghe comuni, ma anche dalle “droghe buone”

Dunque, ricapitolando: esiste la tossicodipendenza e non solo dalle droghe comuni, ma anche dalle “droghe buone”, quelle che vogliono iniettarci per il cosiddetto “bene comune”. Dicono che sono indispensabili e non importa se ci sarà qualche morto, perché quel morto sarà sacrificato in modo onorevole al “bene comune”. Ed ecco che così nasce un’altra pericolosa dipendenza, quella per la medicina, che non nasce ora coi vaccini, dopo anni di aspirine che vengono raccomandate per qualsivoglia evenienza. Questi farmaci non creano forse dipendenza e assuefazione? Certo, ma sono per il “bene comune” e dunque possono essere presi, perché no, anche con leggerezza.

Significati sociali e anche filosofici

Come al solito, i brevi testi di Barbara sono densi di significati sociali e anche filosofici e questo è molto stimolante, perché da ogni lettura è possibile estrapolare molteplici punti di vista, uscendo dalla lettura di questi volumi con tante domande, tanti ragionamenti interessanti. Ne usciamo anche con un po’ di amarezza, dato che l’autrice delinea una realtà corrotta, dove gli interessi materiali predominano sulla spiritualità e suoi valori. Gli unici modi per fuoriuscire da questo fango in cui siamo rimasti impantanati sono la scoperta di noi stessi e la credenza in Dio“.

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