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L’acquedotto Carolino: calcoli matematici al servizio della bellezza

Per alimentare i giochi d’acqua della Reggia e, più in generale, per soddisfare le esigenze del Palazzo e della città, Carlo di Borbone promosse la costruzione di un nuovo acquedotto; che da lui prese il nome di Acquedotto Carolino. Incaricò del progetto Luigi Vanvitelli, chiedendogli di realizzare una grandiosa impresa di ingegneria idraulica; che già all’ epoca destò l’attenzione di tutta l’Europa ed è ancora considerata una delle più importanti opere realizzate dai Borbone.

Acquedotto Carolino: un’imponente struttura in tufo

L’Acquedotto Carolino è una imponente struttura in tufo con tre ordini di archi a tutto sesto; che si innalza per un’altezza di 60 metri ed una lunghezza di circa 500 metri. L’intero tracciato dell’acquedotto si snoda per lo più interrato per una lunghezza di 38 km, con alcuni ponti-canale. Fra questi, oltre all’Acquedotto Carolino, che attraversa la Valle di Maddaloni (CE); i più importanti sono il Ponte Carlo III di Moiano (BN), che attraversa il fiume Isclero, e il Ponte della Valle di Durazzano (BN).

16 anni di lavori e i migliori studiosi e matematici

L’opera ha richiesto 16 anni di lavori e il supporto dei più stimati studiosi e matematici del regno di Napoli (primo fra tutti Luigi Vanvitelli); destando, per l’intero tempo di realizzazione, l’attenzione da parte dell’Europa intera; tanto da essere riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo.

Per anni il ponte più lungo d’Europa

Al momento della costruzione fu il ponte più lungo d’Europa. La qualità dell’opera vanvitelliana è testimoniata anche dalla sua resistenza ai tre violenti terremoti che hanno colpito l’area negli ultimi due secoli; senza intaccare l’impalcatura del viadotto. Alla base del ponte vi è un monumento-ossario, inaugurato il 1º ottobre 1899. Il monumento contiene resti dei soldati morti nella battaglia del Volturno.

Con 529 metri di lunghezza e 55.80 di altezza, e con tre ordini di arcate, i ponti costituiscono il segmento più spettacolare, suggestivo; e universalmente conosciuto di questo capolavoro di ingegneria idraulica. I calcoli del Vanvitelli e dei suoi collaboratori e l’abilità delle maestranze avevano consentito di superare le difficoltà tecniche; in particolare quella di riuscire a dare alla condotta, che doveva trasportare 700 litri di acqua al secondo, una pendenza media di solo mezzo millimetro per metro percorso; questo in quanto le sorgenti del Fizzo si trovano ad una quota di metri 254 s.l.m. e la cascata del Palazzo Reale a 203.50.

Questa grandiosa opera di ingegneria idraulica fu inserita dall’UNESCO nel 1997 tra i beni da tutelare nella Lista del Patrimonio Mondiale; sulla base dei criteri (i), (ii), (iii) e (iv). Rappresenta, infatti, un capolavoro dell’ingegno umano oltre che una delle più importanti opere pubbliche realizzate dai Borbone. In origine la sua realizzazione nasce dall’esigenza di rifornire d’acqua la città che sarebbe stata edificata intorno alla Reggia; e potenziare le risorse idriche della città di Napoli, fino ad allora servita dal seicentesco canale del Carmignano. Il condotto rappresentava una moderna infrastruttura lungo la quale sorgevano giardini e tenute reali.

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