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Emily Dickinson, un viaggio nel passato ed il mistero della morte

Chi di voi non ha mai letto almeno un frammento delle opere di Emily Dickinson? La poetessa moriva 135 anni fa, ancora per cause incerte. Le sue opere si snodano tra scene di vita quotidiana e i grandi temi esistenziali (amore, morte, eternità).

Emily  nacque ad Amherst, nel Massachusetts. Era la seconda di tre fratelli: William Austin e la minore Lavinia. Suo nonno fu uno dei fondatori dell’Amherst College e suo padre, un avvocato, diventò un deputato del Congresso americano, dove rappresentò lo stato del Massachusetts per un mandato.  


“Se leggo un libro e questo rende il mio intero corpo così freddo che nessun fuoco potrà mai scaldarlo, so che è poesia.” E. Dickinson

Emily tra scetticismo e spiritualità

Anche se Emily Dickinson era scettica nei confronti della religione, nutriva però un forte interesse per la sfera spirituale. Questa contraddizione tra il dubbio e la ricerca appassionata della “verità” fu alla base della sua intensità poetica. 

Nella ricercata solitudine nella quale Emily pian piano si ritraeva, trovava posto un fedele e amatissimo amico: Carlo, il cane che il padre le regalò per i suoi diciannove anni. Emily amava gli animali, e Carlo divenne un amico prezioso, compagno di giochi e di lunghe passeggiate per i boschi, scrigno di tutti i suoi segreti a noi preclusi, dopo la morte del quale, la Dickinson si ritirerà ancor di più nel proprio isolamento.

Fu un viaggio a Washington nel lontano 1855 a sconvolgere l’esistenza di Emily. Qui incontrò il reverendo Charles Whadsworth, di cui la ragazza si innamorò platonicamente, tanto da diventare il fulcro delle sue prime poesie d’amore. Al ritorno l’autrice iniziò a soffrire patologicamente di agorafobia e di una probabile epilessia, che la portò a rinchiudersi nelle proprie stanze della magione di famiglia e non volerne quasi mai uscire – come rifiutò di fare persino nel giorno della morte dei suoi genitori. 

emily
Dal film “A quiet Passion”

La solitudine e la ricerca della felicità

Emily Dickinson considerava la solitudine e la contemplazione come il vero sentiero per la felicità. La riservatezza l’accompagnò sino alla morte, giunta dopo una serie di lutti e una seconda delusione d’amore dovuta al trapasso di Otis Lord, giudice vicino alla famiglia Dickinson che la donna avrebbe voluto sposare. La sua reclusione iniziò nel 1864, quando aveva circa 30 anni. Finì il giorno della sua morte, all’età di 55 anni. Scelse, così, di vestire sempre di bianco e di non oltrepassare mai quella linea che andava oltre lo spazio della sua stanza. Venne sepolta nel cimitero della città. Durante la sua vita furono pubblicate solo una dozzina delle sue 1800 poesie; dopo la sua morte, la sorella bruciò la maggior parte della sua corrispondenza, ma non i suoi 40 quaderni e i fogli.

Tanto è vero che solo poche poesie vennero pubblicate quando Emily Dickinson era ancora in vita. La maggior parte sono state pubblicate tutte postume, senza un consenso e anonime.

La malattia e la morte

Non si conoscono molto bene le cause che portarono Emily alla morte. Per sentito dire si potrebbe pensare a disturbi psicologici o in generale mentali.

Altri pensarono che fosse affetta da Epilessia e proprio questa malattia portò la donna a chiudersi in casa.

La sua ossessione per la morte e la ferrea decisione di non lasciare la camera ha fatto pensare a molti che soffrisse di forme d’ansia sciale collegate ad agorafobia.

Le ansie potrebbero anche avere legami con i difficili rapporti familiari sorti dopo la morte del padre. Emily rimane infatti a vivere insieme alla madre progressivamente resa invalida da una serie di disturbi cronici. Inoltre, il grande affetto che lega Emily a Susan (moglie del fratello) la porta a partecipare alla sua sofferenza per il tradimento di Austen, per nulla discreto. Il rapporto co Susan era così forte che fu la stessa disegnare l’abito indossato da Emily nella bara e a curare ogni particolare della sepoltura.

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