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Cent’anni di solitudine in TV: sfida, compromesso o missione impossibile?

Gli eredi dello scrittore Gabriel García Márquez si sono arresi a Netflix che ha ottenuto i diritti di Cent’anni di solitudine. Il romanzo capolavoro che sarà adattato e proposto sotto forma di serie TV.

Il “realismo magico” che contraddistingue l’opera fa capolino nelle nostre librerie nel 1967, con ben 50 milioni di copie tradotte in 46 lingue.

L’autore racconta un quotidiano fantasticato ed irreale della famiglia Buendía immersi un’atmosfera estremamente realistica, dando vita ad uno squisito paradosso letterario.

La fantasia “autistica” di Márquez

Immaginate una bolla di cristallo, apparentemente inerte e isolata da quel mondo che sembra distante generazioni, dimensioni temporali, silenzi centenari.

La sua natura di trasparente immobilità nasconde il più assurdo dei mondi possibili.

Immaginate parole che si ripetono nel tempo, si ripresentano in copioni che sembrano contorcersi nelle spirali del tempo.

Immaginate dei nomi, quasi sempre gli stessi, che sono alla ricerca di personalità che li distingua, perdendosi, inesorabilmente, negli intrigati mandati generazionali.

Immaginate i tentativi sporadici di sfidare le barriere dell’isolamento, irrigidite da cent’anni di “resistenze”. Tentativi boicottati da una necessità viscerale di ritornare nel vortice “circolare” dell’immobilità.

Nessun mondo vive per sempre

Immaginate il triste e inevitabile epilogo, in cui un oblio senza soluzione, cancelli quella bolla di cristallo; la stessa che brulica di vita, fuori dal mondo, fuori dal tempo.

Immaginate la maledizione di uno zingaro che non appartiene a nessun posto; un anatema capace di far tabula rasa delle personalità complesse di tutti i personaggi; l’oblio di storie di vita con il peso del secolo che li ha preceduti.

Ora immaginate di immergervi in quella complessa e unica fonte di vita; una dimensione chiusa nel bozzolo dell’inesistenza, attraverso parole che si incastrano a pennello in una trama difficile da riproporre con linguaggi alternativi.

Una fantasia surreale con un retrogusto di verità assoluta

Gabriel Garcia Marquez descrive una fantasia surreale, a tratti asfittica, meravigliosamente unica nel suo genere;

“Il mondo (…) così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”.

Dalle pagine alla TV

Non ci provate ad immaginare una serie TV; un tentativo che abbia l’ardire di tradurre un mondo visionario che ognuno ha il potere di riproporre nel suo inconscio.

Lasciatevi catturare dall’idea “delirante” una trama propria stabilendo un sodalizio intimo con il suo Creatore, per l’appunto, uno scrittore.

Non amo arrendermi ai pregiudizi; tuttavia non oso tentare di svilire quel modo unico ed inimitabile di concepire un mondo “altro”.

Come potrebbe, una seppur abile regia, riproporre quella follia? ricreare quell’unica realtà possibile nel momento in cui ti ci immergi?

I Buendía a portata di telecomando

Una serie tv di “Cent’anni di solitudine”?

Mi siederò nella penombra del mio salone esposto ad ovest. Spegnerò il mondo, farò appassire i pensieri di troppo. Mi arrenderò all’inevitabile disappunto di chi, da lettore visionario, subirà un’inevitabile “violenza”; di immagini imposte che tenteranno di soppiantare ciò che dei Buendia sedimenta nel mio inconscio di lettrice.

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