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Carlo Verdone: il nuovo libro, ‘La carezza della memoria’

Edito da Bompiani, il nuovo libro ha visto le prime pagine durante il lockdown del marzo 2020, per esser completato nel dicembre dello stesso anno”; scrive Verdone. Carlo non voleva che quei lunghi mesi andassero “persi”, così ha incanalato la sua vena artistica nelle pagine di un libro, che racconta non solo il passato; ma anche il presente e le speranze nel futuro.

“Tutto ha preso l’avvio da un grosso scatolone sigillato dal mio compianto segretario Ivo Di Persio nel 2013, sul quale aveva scritto ‘foto, lettere e documenti da riordinare’. Nella solitudine di una giornata di clausura per la pandemia ho deciso di aprire quel grosso cartone. Ricordo la pesantezza e la difficoltà che avevo nel muovermi a causa delle mie anche senza cartilagini; tant’è che prima di appoggiarlo mi sono bloccato per il dolore e lo scatolone è caduto rompendosi. Davanti a me foto vecchie, recenti, a colori, in bianco e nero, polaroid, lettere, piccoli oggetti, disegni, agende”

“Ogni oggetto, ogni foto, ogni elemento aveva una storia da raccontare”

“Ogni oggetto, ogni foto, ogni elemento aveva una storia da raccontare, un momento della mia vita che avevo in parte rimosso. E così proprio quel giorno decisi che il libro sarebbe stato il ritornare nel ricordo di quello che vedevo sparso in terra. Mi sono emozionato a scriverlo perché entravo nel labirinto della memoria. Spero che qualche pagina possa farvi compagnia come una carezza. Ho raccontato di me. Ma qualche emozione forse riguarderà anche voi, ne sono certo” conclude.

Un po’ di Carlo

Carlo Verdone è nato a Roma il 17 novembre 1950 da Rossana Schiavina e dal critico cinematografico Mario Verdone, che ha contribuito in primis ad avvicinare il figlio al mondo del cinema; condividendo con lui la sua passione. Dopo la maturità classica e il diploma in regia al Centro Sperimentale di cinematografia di Roma, Verdone si è laureato con il massimo dei voti in Lettere Moderne; con una tesi interdisciplinare in Letteratura e cinema muto italiano. Durante gli anni ’70 si cimenta nella regia con piccoli cortometraggi; sperimentazioni dedite a illustrare la cultura artistica di quegli anni, con particolare attenzione all’underground cinematografico americano.

Come ogni regista in erba, la gavetta che lo attende lo vede ricoprire diversi ruoli; soprattutto come assistente ed è in quest’occasione che collabora talvolta anche con Franco Zeffirelli. La sua prima esperienza come attore, invece, è dovuta ad un caso di fortuna o sfortuna, quando si ritrova costretto a sostituire alcuni attori malati per uno spettacolo del Gruppo Teatro Arte, diretto da suo fratello. È qui che le sue grandi doti mattatoriali e il suo trasformismo emergono per la prima volta; e non bisogna attendere molto prima che si affermino in TV.

Caratteri e macchiette che entrano anche nel suo primo film, Un sacco bello (1980), venuto alla luce dopo l’incontro con il maestro Sergio Leone; da cui Carlo apprende tecnicamente come girare su un set. Intanto, continua a cooperare con personaggi di rilievo del cinema italiano, come il grande Alberto Sordi; al quale, nonostante l’approccio stilistico diverso, è spesso associato come erede e con cui ha avuto uno scambio lavorativo; Verdone è stato diretto da Sordi in In viaggio con papà(1982), mentre quest’ultimo è stato diretto dal suo più giovane collega in Troppo forte(1986).

L’ultimo decennio del XX secolo lo vede dirigersi verso film più umoristici; una commedia che diverte sì, ma che lascia l’amaro in bocca, gettando sotto gli occhi degli italiani l’inadeguatezza della società in cui vivono; uno sguardo cinico a chi viene isolato, allo strambo, al nevrotico.
Con un nome ormai affermato pienamente, Carlo Verdone apre il terzo millennio con una carrellata di commedie a cadenza biennale, che interagiscono con altri generi

Carlo Verdone potrebbe essere definito, oltre che regista e attore, anche ritrattista del nostro tempo; capace con la sua sottile ironia di farci sorridere dei nostri stessi difetti; che esorcizziamo nei suoi film grazie anche a quei comportamenti eccessivi dei suoi personaggi che ci fanno pensare: “anche io sono un po’ così, ma lui è esagerato”.

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