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Anima: 21 Grammi di immortalità, compresi di colpe e rimorsi

Che l’Anima abbia un peso è indiscutibile; lo si sente quasi insostenibile quando la si mette in gioco; 21 grammi appena per colpe, rimorsi, emozioni …

Erano gli inizi del secolo scorso, un medico statunitense, Duncan MacDougall, avvertiva una presenza indecifrabile; lieve come una piuma, pesante come una colpa.

Era l’anima, la cui presenza si intratteneva tra fede e teoria; tuttavia pesava e nessuno sapeva quanto.

Duncan ipotizzava che, quando il corpo libero della vita terrena si alleggerisca anche del peso dell’anima, finalmente libera di lasciare la sua “gabbia” di carne” e di raggiungere posti finora preclusi.

Lo studio ebbe inizio con 6 soggetti ricoverati in ospedale, affetti da patologie che non concedevano alcuna speranza di sopravvivenza.

Il medico pesò ognuno di loro durante la degenza e poco prima del trapasso, adagiando i loro letti su bilance precisissime, con un margine d’errore di 5,6 grammi. I pazienti erano ammalati di tubercolosi, una patologia con un unico, inevitabile esito.

Il Discover Magazine, nel 2015, riportava dettagliatamente tutte le fasi preliminari di raccolta dei dati:

MacDougall Ha registrato non solo l’ora esatta del decesso di ciascun paziente, ma anche il tempo totale trascorso sul letto, nonché eventuali variazioni di peso avvenute nei pressi del momento del decesso. Calcolò persino le perdite di fluidi corporei come il sudore e l’urina o i gas come l’ossigeno e l’azoto“.

Gli esiti, tuttavia, non furono univoci, ma quelli un paziente in particolare, si dimostrarono eclatanti; 21,3 grammi in meno al momento della morte.

Non soddisfatto delle procedure e dei risultati, MacDougall effettuò le medesime misurazioni su un gruppo di “controllo” composto da 15 cani; provò che gli animali non possiedono un’anima perchè il loro peso rimase invariato dopo la loro morte.

Dopo un periodo di circa 6 anni le teorie e gli esperimenti del medico furono palesati al resto del mondo con una pubblicazione su American Medicine e sul New York Times; l’articolo non passò insservato e lasciò interdetti tutti coloro che, tuttavia, non potevano confermare o attaccare la teoria.

“L’anima pesa 21 grammi, o tre quarti di un’oncia”

21 grammi di notorietà

Riferendosi ad un caso in particolare, MacDougall dichiarò al Times:

Quando la vita cessò la scala della bilancia cadde improvvisamente, come se qualcosa si fosse immediatamente sollevato dal corpo“.

Non tutti volevano affrontare un argomento così impegnativo che costringeva, in ogni caso, a confrontarsi con ineluttabilità della vita terrena.

21 grammi e più di dubbi e contestazioni

La comunità scientifica contestava la scarso rigore dei protocolli adottati da
MacDougall; in particolare, il suo collega Augustus P. Clarke attribuiva il peso mancante ad un mero processo naturale dovuto alla sudorazione del corpo post mortem e dal calo della temperatura sanguigna.

MacDougall avvalorava la sua tesi con un caso specifico: un paziente di grossa corporatura fisica e dal temperamento pigro, il quale, dopo un minuto circa, perse esattamente 21 grammi.

Il medico concluse che l’anima

di un uomo flemmatico, lento nel pensiero e nell’azione … rimane sospesa nel corpo dopo la morte, durante il minuto che passa prima che arrivi la coscienza della sua libertà“.

A tratti macabro, ma stupefacente riuscire a pesare l’anima, quell’infinito confine di colpe, rimorsi, emozioni e spessore morale che sembra pesare più di un corpo che, paradossalmente, è un semplice “contenitore” in carne e ossa.

Altro particolare conclusione che ci lascia lo studioso è che il volto dei moribondi si irradi di una luce eterea, immortalata su fotogrammi e nella memoria di MacDougall.

Quasi un assioma quello del peso dell’anima che, in ogni caso, non è scivolato nel dimenticatoio.

21 grammi, nel 2003, divenne il titolo di un’apprezzata pellicola del regista Alejandro González Iñárritu.

Qualche grammo non basta a dare un peso all’anima, anche quando si riduce ad un mero e sterile suppellettile.

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